Il lavoro in fabbrica, questo sconosciuto

Daniele Zini, delegato sindacale, sui licenziamenti in Rexnord

L’8 giugno scorso la Rexnord Flattop Europe, multinazionale americana del settore gomma-plastica, ha annunciato 15 licenziamenti nello stabilimento di Via Carpi a Correggio.

Da allora sono risultati vani i tentativi della RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) e della CGIL di intavolare una trattativa con l’azienda per valutare eventuali scelte alternative al licenziamento dei lavoratori.

Daniele Zini, impiegato ormai storico dell’azienda, delegato sindacale (… e fedele abbonato a “Primo Piano”) è uno dei protagonisti della vertenza che ha portato a diversi scioperi nella sede correggese di Rexnord.

Daniele, avete capito le ragioni di questi improvvisi licenziamenti? Mercato difficile, trasferimento in altre sedi europee, cosa?

«La notizia dei licenziamenti ha colto tutti di sorpresa, considerato che l’azienda, nell’ultimo semestre, aveva sempre scongiurato e rassicurato la Rsu su eventuali cambiamenti o modifiche organizzative.

Le ragioni che Rexnord ha portato come motivazione sono sostanzialmente tre:

  • razionalizzazione e riduzione degli articoli presenti a catalogo, unito ad una selezione dei clienti gestiti direttamente, con conseguente diminuzione delle attività connesse;
  • processo di centralizzazione nello stabilimento consociato in Olanda di alcune funzioni aziendali che saranno soppresse o accorpate;
  • mancato raggiungimento del budget di vendite assegnatole dalla casa madre del gruppo».

Siete preoccupati per il futuro di un’azienda che ha solide radici a Correggio?

«Sì, decisamente preoccupati. Perché non vi è ad oggi ancora un chiaro piano sull’organizzazione dello stabilimento. Nei due mesi di trattativa sulla procedura di licenziamento, la direzione si è sottratta a qualsiasi confronto o analisi. Unico obiettivo dichiarato è che lo stabilimento di Correggio resterà un polo produttivo, con alcune attività residue funzionali alla produzione, mentre saranno centralizzate sia funzioni di gestione che la ricerca e sviluppo».

Giulio Fantuzzi

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