Latenza e quarantena: note dal mondo vegetale

Parlando oggi di misure volte a limitare la diffusione dei contagi, viene immediatamente da pensare ad una nota situazione parallela con il mondo vegetale. In viticoltura, ormai da vent’anni a questa parte, gli agricoltori hanno dovuto imparare a convivere con un dannoso fitoplasma il cui meccanismo di trasmissione, così come le misure per il suo contenimento, ricalcano perfettamente quanto sta accadendo in questi giorni ad ognuno di noi.

La Flavescenza dorata deve il nome della malattia alla colorazione caratteristica che assumono le foglie colpite nelle varietà di uva a bacca bianca, che è appunto giallo-dorata, mentre in quelle a bacca rossa, le nostre tipiche del territorio del Lambrusco, la colorazione sintomatica è purpurea. I danni provocati sono ingenti e gravissimi perché interessano innanzitutto i grappoli, che disseccano: le foglie assumono una consistenza cartacea ed arrotolano i bordi verso il basso, portandole ad assumere una forma triangolare. I tralci infettati diventano gommosi, non lignificano e tendono a ripiegarsi verso il basso rendendo i sintomi della malattia inequivocabili. Il grave danno provocato dalla Flavescenza alle piante consiste nel loro grave deperimento provocato alle stesse, a scapito di quantità e qualità delle produzioni, e nella morte delle piante colpite, che generalmente avviene nel giro di 3 o 4 anni da quando la malattia si manifesta.

Il vero problema di questa malattia consiste nelle elevate probabilità di trasmissione da una pianta all’altra a mezzo di insetti cosiddetti vettori,  in particolar modo lo Scaphoideus titanus, una piccola cicala che vive esclusivamente a spese della vite e che, succhiando la linfa fra una pianta e l’altra dello stesso vigneto o fra vigneti limitrofi, trasporta e diffonde la malattia. A questo punto risultano evidenti le numerose analogie con la situazione sociale di questi giorni.

Le soluzioni di difesa da mettere in atto contro la Flavescenza dorata sono sostanzialmente due:

eliminare le piante infette, che corrisponde a mettere in quarantena i soggetti che potrebbero contagiarne altri (in questo caso non essendo soggetti guaribili le piante vanno estirpate)

effettuare trattamenti insetticidi contro i vettori responsabili della diffusione della malattia fra le piante, che corrispondere a limitare al massimo gli spostamenti fra soggetti che potrebbero diffondere il contagio.

La gravità del fenomeno della Flavescenza dorata, evidenziata per la prima volta in Francia nel 1955 ed in Italia nel 1963, è esplosa nel nostro paese in tempi molto più recenti, tanto da rendere necessario un decreto ministeriale di lotta obbligatoria, varato il 31 maggio del 2000, che impone una legge per la difesa da questo grave pericolo per i vigneti: tale decreto parla esplicitamente di quarantena. La legge, dal punto di vista applicativo, ha individuato aree e misure comportamentali specifiche da adottare nelle varie condizioni, come per esempio:

obbligo di estirpazione delle piante con sintomi sospetti anche in assenza di analisi di conferma (si potrebbe dire in assenza di tampone);

obbligo di effettuare almeno un trattamento l’anno contro l’insetto vettore nelle aziende convenzionali e due nelle aziende biologiche, per abbassare il più possibile le probabilità di contagio.

Un ulteriore aspetto particolarmente preoccupante legato a questa malattia è costituito dal “periodo di latenza”, vale a dire di condizioni di pianta infetta che, tuttavia, non avendo ancora manifestati i sintomi, viene considerata sana e continua ad essere un potenziale inoculo per nuovi contagi; il paragone con i casi asintomatici del COVID-19 è presto fatto. Alla fine di questa complessa descrizione sarebbe bello poter concludere con un lieto fine: purtroppo però, dopo un periodo di 20 anni, i viticoltori correggesi hanno dovuto imparato a convivere con la malattia ed il suo vettore, visto che al momento non esistono ancora soluzioni in grado di debellare totalmente il fenomeno. Speriamo di non dovere attendere altrettanto per risolvere il nodo del Coronavirus.

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