Lassù camminano appesi ad un filo

Il bel mese tutto a Correggio del Circo Zoè

Durante il mese di aprile, il nostro comune ha avuto l’onore di ospitare la compagnia di circo d’autore Circo Zoé. Sotto lo chapiteau installato nell’area sportiva di Via Fazzano, gli artisti hanno messo in scena quattro spettacoli: Deserance, Naufragata, Born to be circus e la prima assoluta dello spettacolo anima_L., per un totale di tredici repliche. La compagnia ha inoltre allietato la giornata del 25 aprile, intrattenendo spettatori di tutte le età con esibizioni itineranti.
In un presente in cui la sensazione di vivere in equilibrio precario risultata a tratti opprimente, in cui scontri più o meno violenti con il prossimo sono all’ordine del giorno e ognuno sembra sempre più concentrato sul sé, vedere artisti esibirsi con naturalezza in evoluzioni in cui è proprio l’obiettivo la ricerca di equilibrio, in cui il successo del singolo dipende dalla sincronia con i compagni e dalla fiducia nell’altro, ha per me sempre un ché di magico e incredibilmente confortante. Quest’anno la sensazione di meraviglia ed ammirazione provata durante i loro spettacoli si è rinnovata, pur rimanendo a suo modo la stessa provata quando vidi per la prima volta Born to be circus: quei corpi che si sfiorano, si intrecciano, si agganciano sorreggendosi l’uno all’altro mi hanno lasciata di nuovo a bocca aperta e, allo stesso tempo, le loro evoluzioni mi sono parse, proprio come allora, un’incredibile lezione di vita. Per riuscire in un’impresa del genere non occorre solo essere performer abilissimi, ma anche persone capaci di costruire “traiettorie” che si reggano sul disegno di un futuro condiviso e sulla fiducia incondizionata nel compagno che ti affianca e ti sorregge.
Il percorso dei protagonisti del Circo Zoé va nella stessa direzione già da un bel po’, dato che durante la sua permanenza nella nostra Correggio, la compagnia ha compiuto dieci anni di vita. Chiara Sicoli, co-fondatrice della compagnia insieme a Simone Benedetti e Diego Zanoli, mi spiega che questo sogno circense si è avviato, in realtà, ancor prima, nel 2010. Chiara e Simone hanno frequentato insieme la scuola di Circo Vertigo dal 2006 al 2008, specializzandosi in cerchio aereo e filo molle. In seguito Simone ha continuato la sua formazione come equilibrista e Chiara il suo percorso di ricerca sul movimento, diplomandosi presso il Teatro Nuovo di Torino in danza contemporanea. Ad un certo punto le loro strade si sono incrociate con quella di Diego, musicista «e ha iniziato così a prendere forma l’idea di creare una compagnia di circo contemporaneo, che diede i suoi primi frutti creativi nel 2011; poi, nel 2014, si stabilizza nell’attuale formazione con lo spettacolo Naufragata, che vede quattrocento repliche e fa il giro del mondo con tournée internazionali».
Nel 2017 la compagnia, ormai ben consolidata e che comprende 14 artisti tra musicisti ed acrobati, decide di lanciarsi nell’avventura dello chapiteau: «Il primo spettacolo, chiamato proprio Born to be Circus, vuole essere un omaggio al circo dove la spettacolarità del gesto è accompagnata dalla musica, nel tentativo di rendere lo chapiteau un luogo di spettacolo accogliente e poetico». L’impresa riesce benissimo: lo spettacolo, applaudito da migliaia di spettatori in tutta Europa, regala allo spettatore la sensazione di entrare a far parte di un clima di festosa serenità, in cui corpi e musica scrivono rime coinvolgenti senza utilizzare le parole.

Durante gli spettacoli, guardando gli artisti esibirsi, personalmente non ho potuto fare a meno di chiedermi se ci sia un segreto per dare vita ad un’alchimia di intenti e di gesti così perfetta e duratura. «Su questo tema credo si potrebbe scrivere un libro» mi risponde Chiara. «Arrivare a dieci anni di attività di compagnia in un contesto dove l’artistico, la vita privata ed il lavoro sono profondamente intrecciati, comporta che ognuno trovi delle strategie per riuscire a superare le divergenze. Ovviamente tutti viviamo soddisfazioni e drammi, incluse le separazioni sentimentali, e purtroppo non ci sono manuali di sopravvivenza… Certo, l’essere in grado di accettare i compromessi necessari per garantire la serenità collettiva è fondamentale!»
Forse è proprio questa la parola magica, quella che pare essere uscita dal vocabolario del mondo ma non da quello degli artisti del Circo Zoè: compromesso. Perché tra teatro fisico, circo “non acrobatico” e musica sembrano avere trovato una soluzione in grado di includere tanti talenti diversi! E così, allo stesso tempo, chiunque vada a vedere un loro spettacolo troverà la miccia in grado di accendere le sue passioni.
Credo che l’orgoglio di aver potuto godere della permanenza del Circo Zoé per un intero mese accomuni i tanti correggesi che hanno assistito ai loro spettacoli. Come forse altri di voi sono curiosa di sapere come mai sia toccato proprio al nostro Paese l’onore di essere eletto come palcoscenico della nuova creazione artistica di Chiara. «La scelta di presentare Anima_l a Correggio è il frutto di una collaborazione con il Teatro Asioli che dura dal 2016, quando per la prima volta Circo Zoé ha adattato lo spettacolo Naufragata al teatro. Da allora si è instaurata una relazione di fiducia e stima reciproca, che ha portato a immaginare qui la realizzazione dell’evento legato al decennale della compagnia. Con i correggesi poi si è instaurato un rapporto molto particolare: le amicizie sviluppate durante la nostra permanenza ci hanno permesso non solo di passare dei bei momenti, ma anche di poter avere un riscontro immediato delle nostre proposte artistiche. Avendo la possibilità di porre domande agli spettatori, la compagnia ha così potuto condividere questo percorso con un pubblico attento e sensibile al linguaggio del circo contemporaneo».
Gli artisti del Circo Zoé scrivono che la loro arte, come la vita, si genera dal cambiamento, dal movimento perpetuo… Io allora mi auguro che la voglia di camminare per proseguire il loro viaggio li riporti presto qui, cosicché possiamo ritrovarli in parte diversi ma in fondo uguali a quelli che “hanno levato le tende” con i primi di maggio, lasciandoci certo un po’ orfani ma «con i bastimenti carichi d’immaginazione e di poesia».

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