L’assistenza tra vecchie e nuove fragilità

Il vicesindaco spiega i progetti del Comune

In quello che è senza dubbio un periodo di grande disagio per tutti, diventa necessario tutelare chi è più in difficoltà, non solo accogliendo le richieste di chi ha bisogno, ma anche andando attivamente a verificare quali siano le categorie di persone più fragili. È un compito molto delicato, che richiede grande partecipazione, presenza sul territorio e un attento ascolto. A questi interventi si dedicano una grande quantità di operatori socio-assistenziali e volontari: molti di questi hanno dovuto rivedere tutte le pratiche tipiche del proprio lavoro nel corso delle ultime settimane; molti altri, basti pensare alle reti di volontariato, si sono attivati a favore di chi aveva più bisogno. Lo sforzo è senza precedenti, e richiede una partecipazione attiva. È questo che ha sottolineato Gianmarco Marzocchini, Vicesindaco di Correggio con delega a Welfare e Coesione Sociale. A lui abbiamo rivolto alcune domande, per capire quali servizi siano stati attivati per le persone più in difficoltà, quali siano queste categorie da tutelare maggiormente e, in particolare, quale ruolo rivestano i servizi sociali in questo difficile momento storico.

 

Stiamo attraversando un periodo storico che richiede una grande mobilitazione, a tutti i livelli. Quali servizi sono stati attivati fino ad ora per aiutare le persone più fragili?
«Il primo è quello de “La spesa a casa”. È un servizio per le persone anziane, sole o non autosufficienti. Ma non solo: si rivolge infatti anche a coloro che a causa dell’isolamento forzato, proprio o della parentela, devono stare in quarantena e non hanno reti che le supportino. Quello della spesa a casa è un progetto distrettuale, che riguarda non solo Correggio ma l’Unione dei Comuni circostanti. In cinque settimane di attivazione sono state effettuate 172 spese in tutto il distretto. Le persone chiamano il servizio sociale, il quale a sua volta si rivolge all’Asp, che prende nota del nominativo ed entro due giorni si occupa di consegnare la spesa a casa. Si è attivato un gruppo ben nutrito di volontari che si occupa di andare a comprare i prodotti alla Coop, con cui Asp ha una convenzione, riconsegnando poi la spesa ad un operatore di Asp che si occupa della consegna a domicilio».

 

E per quanto riguarda gli altri progetti?
«Abbiamo quello de “La farmacia a casa”: questo avviene con un filo diretto con la Farmacia Comunale e della consegna si occupano Croce Rossa o Auser. Un altro servizio che è stato attivato su Correggio è quello del “Telefono d’Argento”. Si tratta di un punto di ascolto cui le persone più fragili possono rivolgersi al telefono; solitamente questo è in funzione durante i mesi estivi, ma proprio grazie ad un grande contributo di volontari di Avo siamo riusciti ad attivarlo tutte le mattina, dal lunedì a venerdì. Anche riguardo a questo servizio, sono arrivate molte richieste».

 

Le richieste per accedere ai vari servizi da chi arrivano? Quali sono le categorie più fragili e da tutelare?
«Sicuramente la priorità sono gli anziani soli. Che siano malati o no, spesso hanno una grande fragilità nel muoversi o nel compiere gesti quotidiani, anche perché non possono uscire di casa. Un’altra categoria da monitorare è quella delle famiglie con i disabili a carico. Con la chiusura dei centri diurni, ci sono nuovi equilibri da trovare».

Che ruolo riveste l’assistenza domiciliare nella ricerca di questo nuovo equilibrio?
«Il servizio domiciliare è stato allertato riguardo a tutte quelle situazioni che sembravano più difficili o che avevano qualche bisogno in più. In seguito sono stati attivati specifici servizi a domicilio».

 

E per quanto riguarda i servizi sociali?
«Tutto il servizio sociale, non potendo ricevere il pubblico, ha fatto molte chiamate a casa. È in atto un vero e proprio processo di monitoraggio a distanza. Possiamo dire che questo sia anche un modo per rendere il servizio pubblico più “prossimo” e vicino all’utenza. Gli stessi operatori del servizio sociale hanno dovuto riorganizzarsi notevolmente: il cambiamento più grosso è stato senza dubbio quello di non poter più ricevere il pubblico in ufficio, ma di seguire le persone prese in carico a distanza».

 

Un altro aspetto su cui si è molto discusso è quello dei buoni alimentari. Qual è la situazione su Correggio?
«La richiesta dei buoni alimentari è un indice del disagio economico di certe persone e nuclei familiari. Abbiamo avuto una richiesta molto elevata: a Correggio sono arrivate 389 domande; di queste, 231 sono state ammesse. Il valore economico supera i 60mila euro».

Sembra di capire che gran parte dei progetti facciano affidamento alle reti di volontariato. Chi si è attivato?
«Sono andate avanti quasi tutte le attività di volontariato del nostro territorio. Croce Rossa, Auser, Protezione Civile, Caritas e anche reti informali di volontari che si sono costituiti per fare la spesa. Abbiamo anche tanti ragazzi giovani, specialmente in Caritas. I classici volontari avevano un’età anche superiore ai sessantacinque anni, e per questo motivo è stata colta l’occasione per attivare un gran numero di ragazzi».

 

Un’ultima riflessione: questa pandemia sta rivoluzionando le abitudini di tutti gli operatori e accentuando le fragilità di chi già aveva dei disagi. Fra i tanti cambiamenti messi in atto, ce ne sono alcuni da mantenere anche dopo l’emergenza?
«Secondo me abbiamo davanti una sfida molto significativa. Si tratta di passare dall’assistenza alla cura. Non aspettare, bensì agire. Questo significa intendere i servizi sociali in molti più sensi, mettendo al primo posto la vicinanza, la confidenza, la prossimità alle persone. Sono paradigmi importanti, che non devono essere dimenticati in tutti i servizi fondamentali alla persone. Per quanto riguarda il socio-assistenziale, ritengo che abbiamo davanti un’occasione veramente da cogliere. Un’opportunità per rivedere la filosofia e lo stile che stanno dietro a ciò che facciamo».

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