L’aria di Bose e il prestigio del suo priore

Enzo Bianchi a Correggio, un’occasione preziosa per tutti

Mi sembra impossibile, recandomi oggi al monastero ecumenico di Bose, sulla suggestiva collina morenica fra Biella e Ivrea, riandare alle mie prime volte da quelle parti. Quando l’atmosfera che vi si respirava era pionieristica, ci si recava a dormire presto, nei letti a castello, dopo aver spento la propria lampada a gas, e la narrazione delle origini della comunità era ricondotta dai monaci preposti ai fermenti sessantottini almeno quanto a quelli conciliari.

E un giovane ma già autorevole Enzo Bianchi, fondatore e priore da sempre, faceva le prove per il suo prossimo libro, regalando a una dozzina (!) di ospiti giunti là non si sa come per lo più dal reggiano e dal modenese un articolato corso sui Meghillot, i cinque testi biblici letti durante le principali feste sinagogali, che sarebbe diventato a breve un best seller, Lontano da chi? Lontano da dove?

Qualche anno fa, in un’intervista per Settimana, Enzo ha risposto così a una mia domanda sul futuro del cristianesimo: «Personalmente vedo un grande futuro per il cristianesimo, al di là del semplice fatto statistico.

Soprattutto se esso riuscirà a farsi percepire come via essenzialmente umana, come esperienza di umanizzazione, e non come una realtà estranea al cammino che compie l’uomo».
Ma allora era il ’77, e i monaci, in tutto, erano poco più di una decina; la cappellina ricavata alla bell’e meglio da un anfratto di una corte contadina, in cui si condivideva con loro la preghiera, poteva contenere, al massimo, una trentina di persone.
Il concilio si era concluso relativamente da poco, e a Bose, indubbiamente, se ne respirava per intero l’aria, con le letture bibliche, dei Padri del deserto e dei grandi monaci del primo millennio sparse a piene mani… Come si suol dire, molta acqua è passata sotto i ponti, ma l’autorevolezza di Enzo è cresciuta di parecchio, fino a qualificarlo come un punto di riferimento sicuro per una riflessione sui grandi temi, religiosi e sociali, tanto per i credenti quanto per i (cosiddetti) non credenti.
Ecco perché aver la possibilità di incontrarlo per una chiacchierata a tutto campo qui a Correggio, credo sia davvero un’occasione preziosa, da non perdere.

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