L’antico Ospitaletto, rifugio di pellegrini e indigenti

In via Roma (già via dell’Asilo infantile), al n° 6, oggi si vede un bell’edificio dalla dignitosa facciata. In questa foto Bassi del 1880 circa, l’edificio appare malridotto e probabilmente in ristrutturazione (considerando l’ammasso di ciottoli addossati al frontale). Sul grande portone, adorno di due rosoni, vi è uno stemma, probabilmente in cotto, formato da due mani sovrapposte ormai senza dita che escono da eleganti polsini di pizzo, con intorno festoni e cornucopie. I correggesi hanno sempre amato denominarlo l’Usdalet, cioè l’Ospitaletto o Ospedaletto di san Francesco.

Lo storiografo correggese Francesco Caffarri (come riportato in “Correggio Produce” 1992) asserisce che questa costruzione esistesse già nel 1440, adibita a Ospizio in sostituzione di quello già esistente e soppresso presso il monastero di sant’Antonio di Vienna, fuori le mura oltre Porta Reggio. Ma il primo documento che attesta l’uso della casa a Ospitaletto è un rogito risalente al 1537, in cui il possidente Giovan Battista Righetti ‘nomina erede la Compagnia di san Giuseppe e dispone che la sua casa posta in Correggio sia data a godere, senza nessuna mercede, a persone miserabili’. Nel 1652 la casa si trovava in cattivo stato e fu occupata prima da un presidio spagnolo, in seguito da altre soldatesche. Nel 1722 la Confraternita di san Giuseppe cedette spontaneamente tutti i beni ai Padri delle Scuole Pie che dovevano venire in Correggio per fondare un Collegio dove insegnare grammatica, lettere, filosofia e teologia morale. Ma poi la gestione dell’Ospitaletto passò di mano in mano a vari enti. Nel 1796 con l’istituzione della Repubblica Cispadana, il Comune assunse l’amministrazione delle Opere Pie e l’Usdalet rimase l’Ospizio dei pellegrini. Nel 1835 il Duca Francesco IV provvide a far restaurare la costruzione, adibendola a Ospizio degli indigenti. Il Comune emise, quindi, un’ordinanza che vietava a girovaghi e accattoni di pernottare sotto i portici della città, e istituì nell’edificio un Dormitorio pubblico dove i viandanti squattrinati potevano trovare un pagliericcio gratuito e una coperta, ma per una sola notte. Al mattino gli Urbani (polizia controllata dal Duca), con metodi sbrigativi, davano il via andare ai poveracci che ricevevano un centesimo e due pezzi di pane per il ‘viatico’. Nei primi del Novecento l’edificio alloggiò anche poveri della città e vecchi senza famiglia, sia uomini che donne, e fu denominato l’Usdalet di vecc (piccolo ospizio per gli anziani).

Franca Righi in ‘Cose di Correggio 2021-2022’, avendo abitato nell’edificio negli anni Cinquanta-Sessanta quando divenne abitazione per famiglie, riporta un’interessante testimonianza: ‘Il portone d’entrata era alto e massiccio. Persone di ogni età entravano e uscivano, tutti poveri: poveri deboli e mansueti, altri poveri e ubriachi, bestemmiatori, violenti. Le numerose famiglie che vi abitavano vivevano ognuna stretta nel proprio appartamento: una stanza, due stanze spesso separate l’una dall’altra, anche il solaio era occupato. Il piano terra aveva solo due appartamenti, di cui uno era per il custode. L’ingresso era un ampio atrio semibuio che portava a un cortile in sasso, con un pozzo in cui si attingeva l’acqua. Aperto sul fondo, il cortile immetteva in un altro che fungeva da ‘bugadèra’, una lavanderia collettiva dove ogni famiglia, a turno, andava a fare il bucato nel grande paiolo. Un ampio scalone conduceva ai piani. Su ogni piano, appeso al muro c’era un crocifisso ligneo di proporzioni umane’.

Il signor Luciano Lusetti si ricorda di un episodio violento, avvenuto nella struttura, che fece molto scalpore: vi abitavano un personaggio conosciuto col soprannome di ‘sceriffo’ e un altro, ex metronotte, chiamato ‘tre litri’. Lo sceriffo uccise il metronotte, poi si suicidò alla stazione.

Incrocio fra l’odierno corso Mazzini (ex Vittorio Emanuele) e via Roma (ex Asilo infantile) dove, in fondo a destra al n° 6, sorge l’Ospedaletto. Ed. Scaltriti, anni Quaranta del Novecento.

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