L’annata in campagna: non tutta rose e fiori

Ma l’assessore Alessio Mammi rassicura: la Regione c’è!

Per il nostro territorio l’annata agraria sta volgendo al temine ed è pertanto giunto il momento dei bilanci. È per questo che abbiamo chiesto all’assessore all’Agricoltura, Agroalimentare, Caccia e Pesca della Regione Emilia – Romagna, il reggiano Alessio Mammi, di fare alcune riflessioni sui principali comparti che caratterizzano il nostro settore primario.

Lambrusco

A Reggio la superficie vitata è aumentata in modo costante negli ultimi dieci anni: dai 7.413 ettari del 2013, siamo passati a 8.536 ettari messi a vite, coltivati da 2.340 aziende agricole del territorio. Una ricchezza economica, sociale ed ambientale di grande valore perché garantisce reddito e posti di lavoro, oltre che la cura e la manutenzione del terreno agricolo. Come Regione supportiamo la produzione vitivinicola con circa venticinque milioni di euro all’anno, in particolare su tre interventi: la ristrutturazione e riconversione dei vigneti (dodici milioni di euro), gli investimenti nelle cantine (sette milioni di euro) e la promozione dei vini verso mercati extra UE (sei milioni di euro). Ormai da mesi nel nostro Paese si sono registrate contrazioni nei consumi, alla luce dell’inflazione e degli effetti economici internazionali: questi hanno portato ad una flessione negli acquisti di un prodotto non considerato “primario” nel paniere alimentare. Oltre alle risorse regionali già citate, serve un intervento di supporto nazionale che dia respiro alle imprese e ne garantisca il reddito. Il Lambrusco continua ad avere grandi potenzialità, tant’è che la Regione sta spingendo sulla promozione verso i cosiddetti paesi terzi: in particolare stiamo lavorando come sistema regionale per mantenere ed incrementare mercati importanti come Canada, Stati Uniti e Giappone. Con il Canada ci sono rapporti commerciali consolidati; abbiamo fatto tre importanti missioni di sistema negli USA, in particolare sulla costa newyorkese. Nel mese di novembre faremo un’importante missione di sistema in Giappone, guidata dal nostro presidente Stefano Bonaccini, che vedrà protagonista ancora una volta il nostro sistema agroalimentare.

Pere

Anche il 2023 è stato un anno davvero complicato per la frutticoltura dell’Emilia-Romagna: le pere in particolare, a causa degli effetti delle gelate tardive di fine aprile, hanno avuto cali produttivi fino al 90%. Da mesi stiamo chiedendo al Governo di riconoscere gli indennizzi alle imprese, cosi com’è avvenuto per le annate 2020 e 2021: in quei casi abbiamo ricevuto dai Governi precedenti più di cento milioni di euro, necessari a supportare il reddito delle imprese agricole colpite dai danni. È indubbio che tutto il sistema frutticolo stia attraversando una fase strutturale difficile, dovuta in primis agli effetti dei cambiamenti climatici, come gelate, grandinate, trombe d’aria e fitopatie. L’alluvione del maggio scorso ha causato a sua volta danni rilevanti. Nel frattempo stiamo mettendo in piedi una strategia regionale che rafforzi al massimo la protezione meccanica negli impianti frutticoli. Abbiamo investito di recente altri cinque milioni di euro in bandi dedicati ai sistemi meccanici di protezione e antibrina per l’ortofrutta. Abbiamo poi garantito maggiori risorse del bilancio regionale per gli agrifidi e le coperture assicurative. La Regione Emilia-Romagna crede nel rilancio della Pera IGP come asset di interesse strategico territoriale. Per questa ragione, insieme al Centro Servizi Ortofrutticolo e alle organizzazioni dei produttori coinvolte, abbiamo deciso di dare vita due anni fa a UNAPera, la prima associazione di organizzazioni di produttori in Europa: conta venticinque imprese regionali, tredici organizzazioni di produttori e altri dodici soggetti d’impresa. La Regione ha sostenuto il progetto, attivando quasi tre milioni di euro di contributi.

Peste suina

Sulla diffusione della peste suina africana in Italia, come Regione abbiamo una posizione chiara: serve urgentemente una strategia nazionale condivisa, concreta ed adeguatamente finanziata che contempli il prelievo dei cinghiali, la posa delle reti per isolare i capi nelle aree di Parma e Piacenza vicine alla zona rossa, il potenziamento della biosicurezza negli allevamenti, la tutela dell’export per i salumi DOP e IGP. Il Governo deve dimostrare più concretezza e decisione a livello nazionale nel tutelare il nostro export alimentare, evitando scenari peggiorativi e utilizzando i fondi che la Regione ha messo a disposizione da molto tempo. Sin dal primo ritrovamento, nel gennaio 2022, ho scritto più volte ai Governi ponendo l’attenzione su tutti questi aspetti. La Regione nel frattempo ha messo a disposizione tre milioni e mezzo di euro per la prevenzione dei danni da fauna selvatica, più altri otto milioni per il rafforzamento della biosicurezza nelle aziende suinicole attraverso fondi regionali e Programma di Sviluppo Rurale. Inoltre abbiamo affidato due milioni di euro nei mesi scorsi al Commissario per la prevenzione della peste suina, indirizzati alla posa di reti di protezione nelle zone di confine tra Piacenza e Parma; risorse che la struttura commissariale ha ancora in un cassetto. Siamo molto preoccupati perché questo ritardo crea le condizioni per scenari molto pesanti sul piano sociale ed economico. Poi c’è l’export, soprattutto verso il mercato nordamericano: occorre salvaguardarlo in ogni modo. Abbiamo bisogno che si proceda con più concretezza e decisione: a Roma devono rendersi conto che è a rischio l’intera filiera zootecnica dei suini e la produzione di tutti i nostri salumi, eccellenze che arrivano sulle tavole di tutto il mondo; valgono milioni di euro e migliaia di posti di lavoro. A causa della chiusura di alcuni mercati calcoliamo già perdite per venti milioni al mese sull’economia nazionale per le mancate esportazioni.

Parmigiano Reggiano

La Regione ha sostenuto le aziende agricole della filiera del latte conferito per la produzione di Parmigiano Reggiano, investendo in provincia di Reggio Emilia più di tre milioni di euro: si tratta di un asset strategico della nostra economia regionale. Il Parmigiano Reggiano detiene un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’attività economica e sociale nelle zone rurali, come ad esempio quelle appenniniche. Trattandosi poi di un prodotto di grandissima qualità, garantisce valore al reddito degli agricoltori che producono il latte, irrobustendo tutta la filiera. Il prezzo del Parmigiano Reggiano in questi anni ha scongiurato la volatilità del mercato: un aspetto non secondario per dare maggiori garanzie ai produttori.  Il comparto produttivo di tutte le nostre DOP e IGP è caratterizzato dalla qualità e dalla reputazione delle denominazioni registrate, ma anche dalla tracciabilità delle produzioni e dall’aderenza ad un disciplinare che stabilisce le modalità di produzione. In Emilia – Romagna i prodotti a denominazione d’origine e a indicazione geografica valgono tre miliardi e mezzo di euro: non rappresentano soltanto un comparto economicamente rilevante, ma testimoniano la qualità, la reputazione e la cultura di questa parte della nostra economia regionale. Per questa ragione continuiamo a percorrere con determinazione la strada della promozione sui mercati europei ed extraeuropei, anche attraverso le missioni di sistema che hanno visto protagonista l’Emilia – Romagna.

Cambiamenti Climatici

Da quando faccio l’assessore all’agricoltura, ogni sei mesi mi trovo ad affrontare un problema serio o una crisi prodotta dai cambiamenti climatici: gli effetti sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Continuiamo ad investire nella ricerca sul campo per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, come agenti patogeni e fitopatie delle piante. I progetti avviati mostrano che questa è la strada giusta. La Regione Emilia – Romagna investe più del 5% delle risorse dello Sviluppo Rurale in ricerca e conoscenza. La nostra agricoltura, per rimanere competitiva e generare reddito, ha bisogno di aumentare la propria intelligenza ad ettaro” e quindi lavorare sulla ricerca e l’innovazione, per tenere insieme sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Per questa ragione la ricerca varietale, il contrasto delle fitopatie, la ricerca sui portinnesti nella frutticoltura,
i test sugli insediamenti produttivi di specie arboree, l’attività in ambito sementiero, biologico e idrico diventano sfide da vincere ogni giorno e che si traducono – quando riescono – in produttività, reddito e posti di lavoro.

Nuove esigenze nell’irrigazione e nuove bonifiche

La siccità è un fenomeno in crescita, che colpisce tutta l’Europa mediterranea. Siccità e alluvione sono le due facce della stessa medaglia. La situazione nel nostro Paese è critica, soprattutto nelle regioni del Nord che insistono sull’asta di bacino del Po, in grave sofferenza. È dovuta anche a un combinato disposto molto negativo che vede il calo del 40% delle precipitazioni negli ultimi vent’anni e l’aumento delle temperature. L’irrigazione di precisione è una delle frontiere che università, centri di ricerca e imprese stanno intraprendendo, una delle soluzioni per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Dovremmo produrre utilizzando meglio le risorse naturali, una sfida difficile ma non impossibile.
L’Emilia – Romagna si trova ad affrontare un vero e proprio piano Marshall sugli investimenti irrigui, più di settecento milioni di euro di risorse che i Consorzi di Bonifica stanno già utilizzando per manutenzioni, piani di ammodernamento delle strutture irrigue, nuovi sistemi idrici, risorse per moderare il rischio di alluvioni in zona montana. Si tratta di cifre senza precedenti, che miglioreranno in maniera radicale il sistema irriguo regionale; serve un’accelerazione dal punto di vista della semplificazione amministrativa per realizzare queste opere. Non c’è più tempo da perdere.
Poi c’è il tema dell’invaso dell’Enza. È dei prossimi giorni la firma della convenzione tra l’Autorità di Bacino del Po e le Bonifiche di Reggio Emilia e Parma per dare avvio alla progettazione dell’invaso. Un progetto strategico, senza il quale non saremo in grado di soddisfare il deficit idrico. Ci sono molteplici aspetti da tenere in considerazione, dal fabbisogno idrico per i vari usi, agli aspetti di carattere geologico, ambientale e tecnico. Si tratta di un percorso non banale, ma sono convinto che le Bonifiche saranno all’altezza, lo dimostrano sul campo ogni giorno. Come Regione, le supporteremo certamente.

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