Lambrusco, un brindisi ci sta

La vendemmia 2018, un’annata positiva

L’annata vitivinicola di quest’anno doveva essere da record. Dopo la grave brinata dello scorso anno, ed un inverno finalmente nella norma, le premesse c’erano tutte. L’esordio della stagione viticola correggese faceva prevedere un’annata di produzione eccezionale, se non altro a giudicare dalla distesa di grappolini che prima della fioritura erano talmente numerosi, grandi ed eleganti da nascondere addirittura le foglie.
Poi le cose, dal punto di vista della quantità della produzione, sono andate diversamente, a causa di condizioni stagionali difficili per la coltura. Le insidie di un’incalzante piovosità primaverile e gli sbalzi di temperatura hanno interferito sull’entità dell’allegagione, che ha avuto le sue ripercussioni sull’entità della produzione. Nulla di compromesso ovviamente, ma le iniziali prospettive così rosee in termini ponderali sono state presto ridimensionate a favore di un innalzamento del livello qualitativo che altrimenti, con grande probabilità, non avrebbe raggiunto i livelli che si sono potuti apprezzare nella vendemmia ormai conclusa. Mai come quest’anno è stato difficile fare previsioni azzeccate circa l’entità e la qualità delle uve, ma il risultato raggiunto è stato migliore di quanto ci si potesse aspettare prima dell’inizio della raccolta, in relazione alla marcata acinellatura, dell’Ancellotta in particolare, che consiste in una disomogeneità dello sviluppo degli acini, che di conseguenza ha reso i grappoli più spargoli. Chicchi più radi ovviamente significa grappoli meno consistenti e più leggeri, ma al tempo stesse uve più sane e migliore qualità della maturazione. I viticoltori correggesi possono essere soddisfatti.

UN MERCATO PARTICOLARE

Con le ottimistiche premesse della primavera viticola correggese non si sono fatte attendere le strategie commerciali degli acquirenti dei nostri vini che, facendosi scudo di una prevista sovraproduzione, hanno immediatamente innescato speculazioni al ribasso dei prezzi. E questo ancor prima che il prodotto della vendemmia precedente fosse completamente venduto, ma soprattutto con lo spirito di chi spera in una possibile rivincita rispetto al rincaro dei prezzi delle uve della vendemmia 2017. Non va in effetti dimenticato che la vendemmia 2017 è stata la più scarsa degli ultimi 10 anni, a causa delle brinate primaverili. Questo sia a Correggio che su tutto il territorio provinciale. L’ammanco produttivo della vendemmia 2017 rispetto a quella dell’annata precedente è stato del 27% ed in conseguenza della scarsità di prodotto disponibile, in virtù della classica legge della domanda e dell’offerta, stando ai bilanci fino ad oggi annunciati dalle cantine sociali del territorio, le nostre uve hanno beneficiato di un incremento di remunerazione media in termini variabili fra il 60 ed il 70%. Le uve della vendemmia 2017 saranno pagate ai produttori secondo una scala di valori mediamente compresa fra 50 ed i 60 euro al quintale. Ovviamente le singole varietà potranno spuntare prezzi superiori od inferiori alla media a seconda della tipologia di prodotto che andrà a generare. Nel mentre continua il favorevole momento di mercato della varietà Ancellotta, che origina il ricercatissimo “Rossissimo” e che è una particolarità tutta reggiana, che già sta lasciando sperare nel fatto che i prezzi possano tenere a dispetto dei tentativi di speculazione, ma soprattutto in funzione della mancanza di eccedenze. Eccedenze perfettamente sotto controllo anche in funzione del fatto che la scarsa produzione dalla passata stagione ha permesso alle nostre cantine di ridurre le scorte di magazzino ai minimi storici.

IL PRIMATO CORREGGESE

Livelli qualitativi eccellenti e rese produttive nella norma. Correggio mantiene saldo il primato di primo comune viticolo della provincia sia in termini di superficie coltivata che di vino prodotto. I dati ufficiali sull’entità della produzione saranno disponibili a giorni ma non dovrebbero discostarsi di molto dalla media delle produzioni degli ultimi 10 anni. Per i tre centri di pigiatura che insistono sul territorio correggese, e che fanno capo ad Emilia Wine e Riunite & Civ, la produzione media registrata nelle vendemmia che vanno dal 2008 al 2017 è di 381.000 quintali di uva pigiati ogni anno. Il dato, pur non tenendo conto di eventuali importazioni di uva da comuni limitrofi, è da ritenere verosimile perché allo stesso modo non tiene conto delle esportazioni in altre cantine dal territorio correggese. Tant’è che la produzione media per ettaro, che risulta dal rapporto fra quintali di uva pigiati e la superficie viticola comunale, è di 200 quintali. L’annata meno produttiva per il nostro territorio è stata quella della vendemmia 2017 mentre la più abbondante quella del 2016 immediatamente precedente. Correggio con i suoi 1.900 ettari di vigneto coltiva il 22% della superficie viticola provinciale e vinifica il 25% delle uve reggiane.

PREZZI STABILI PER IL CONSUMATORE

Il fatto che il valore delle uve conferite alle cantine sociali del nostro territorio (in provincia di Reggio il 95 % delle uve vengono lavorate da cantine cooperative) possa essere così variabile in funzione dell’annata non deve preoccupare il consumatore. Un divario di valori così ampio non potrà mai essere applicato alla bottiglia per due sostanziali motivi: in primo luogo il mercato non lo accetterebbe e penalizzerebbe quel prodotto, secondariamente il costo di una bottiglia non è determinato solo dal valore del vino ma da tutto il contorno che serve a confezionarla e venderla. Giusto per fare un esempio, prendendo spunto dal fatto che lo scorso anno il valore delle uve è mediamente aumentato del 65%, si potrebbe dovrebbe osservare che su di una bottiglia del valore di 3 euro questo aumento comporterebbe un rincaro del solo 10%. Rincaro che per la sua esiguità diventa difficile da percepire sullo scaffale anche perché molto spesso viene assorbito, in toto od in parte, dall’imbottigliatore che difficilmente riesca a non farsene carico rispetto alla propria clientela.

LA QUALITÀ INNANZITUTTO

Quando si parla di prodotti agroalimentari non si può transigere sulla qualità. Qualità che deve essere intesa sia come salubrità ed igiene che come eccellenza organolettica, in particolar modo quando si parla di un prodotto tipico che è anche forte espressione del territorio, peraltro il più venduto dalla grande distribuzione e conosciuto ed esportato nel mondo. Il Lambruschi e l’Ancellotta sono uve che, per la loro tecnica di vinidicazione, si avvantaggiano particolarmente, e più di altri vini, della vendemmia meccanica. Un’operazione che nel Correggese si è affermata a partire dalla metà degli anni ’70 e che oggi ha raggiunto livelli di diffusione quasi assoluti. A Correggio il 90% delle uve viene vendemmiato meccanicamente ed i vantaggi a questo conseguenti non sono tanto di tipo economici, organizzativi o di sicurezza, ma soprattutto legati alla qualità del prodotto. La vendemmia meccanica, che oggi ha raggiunto livelli di eccellenza straordinari, permette innanzitutto di vendemmiare le uve in tempi brevi lasciando così all’intero vigneto la possibilità di raggiungere le condizioni di maturazione ideali. Condizioni impossibili da raggiungere con una raccolta manuale che inizia con uve acerbe e termina con uve sovra-maturate. Un secondo ulteriore vantaggio qualitativo delle macchine è rappresentato dall’immediato conferimento del prodotto raccolto in cantina oltre che dalla sempre più diffusa separazione già in campo degli acini dai raspi, foglie e porzioni legnose.

Claudio Corradi

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