Lambrusco: meglio di così non poteva andare

Sei mesi fa nessuno avrebbe osato sperare in una vendemmia così eccelsa e generosa per la viticoltura correggese. Quello che stupisce di un’annata che potrebbe essere definita semplicemente eccelsa non è tanto la qualità dei grappoli, la perfezione della maturazione e l’elevato grado zuccherino: quello che stupisce sono le quantità.
Produzioni non ingenti, sempre inferiori a quelle medie caratteristiche del nostro territorio, ma sicuramente abbondantemente al di sopra di ogni più rosea aspettativa ed in linea con le rese massime ammesse dai disciplinari di produzione per i vini DOP ed IGP (rispettivamente “Denominazione Origine Protetta” e “Indicazione Geografica Tipica”).
Viene da chiedersi: “cosa sarebbe successo se non fosse arrivata la brina?”.

Non dimentichiamo in effetti che ad inizio aprile, nel periodo fra il 5 e l’8, i vigneti correggesi, quando già le gemme erano schiuse e la vegetazione iniziava ad inverdire i tralci, hanno patito le sorti di quattro notti consecutive con temperature al di sotto dello zero centigrado.
Un freddo che, notte dopo notte, si è rilevato sempre più pungente: a Fazzano, dov’è situata la stazione di rilevazione Arpa-Meteo della Regione Emilia Romagna, la minima più grave è stata quella della notte dell’8 aprile, quando il termometro si è spinto fino a -3,2° C.
Gli effetti di quelle gelate sono apparsi da subito fortemente preoccupanti e non lasciavano margine per sperare in una produzione quantitativamente normale, tanto che i prezzi della materia prima ancora nella disponibilità delle cantine si sono rafforzati e l’interesse nei confronti sia del Lambrusco che del Rossissimo si è intensificato.

Fino al giorno della vendemmia nessuno avrebbe osato stimare il reale quantitativo di uva che sarebbe stato prodotto; anche se i grappoli erano ben visibili, il timore dei viticoltori era un basso peso specifico. Questo perché mai in passato ad una brinata del genere era seguita una risposta così positiva. È per questo che la 2021 è una vendemmia da incorniciare.

Viticoltori custodi del territorio

Dopo un avvio di stagione gravemente preoccupante, alla resa dei conti in viticoltura le cose sono andate meglio del previsto ed il settore non può certo lamentarsi (in frutticoltura, per esempio, causa la gelata primaverile la produzione di pere non ha raggiunto il 20% di quella normalmente attesa).

Fra i filari il calo di produzione medio rispetto alla norma è stato variabile fra un 15 ed un 30% per l’Ancellotta e fra un 10 e 15% nei Lambruschi.

Un risultato che ha pienamente soddisfatto i produttori, che temevano sicuramente molto di peggio e che possono prepararsi ad una nuova annata nella migliore delle condizioni. Produzioni non abbondanti ed equilibrate lasciano sperare in produzioni altrettanto stabili per il prossimo anno, ma soprattutto prezzi di mercato del vino più sostenuti, minori giacenze nelle cantine e conseguente aumento della domanda.
In queste condizioni il viticoltore può sperare in un incremento della remunerazione del proprio prodotto. Maggiori utili che i viticoltori potranno reinvestire nelle loro aziende a beneficio di tutto un territorio dei quali sono i principali custodi.

I consumatori possono stare tranquilli, visto che l’atteso incremento del prezzo delle uve non comporterà un aumento del prezzo al consumo di pari percentuale. Senza dimenticare che il Lambrusco viene ancora venduto ad un prezzo troppo basso rispetto a quello che vale.

Claudio Corradi

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