Lambrusco: il tentato scippo non passerà

news marzo 2016

Lambrusco: il tentato scippo non passerà

Un’ipotesi UE vorrebbe liberalizzare il nome del vitigno

Nel quadro dei nuovi regolamenti comunitari, alcuni membri della Commissione Agricola dell’Unione Europea hanno paventato l’ipotesi di liberalizzare la produzione di vini, come il Lambrusco, la cui denominazione non è espressamente legata al territorio ma al tipo di vitigno.

In questo periodo, il settore vitivinicolo sta vivendo un periodo di forti cambiamenti comunitari, tra i quali la nuova programmazione della PAC (Politica Agricola Comune) e del PSR (Programma di Sviluppo Rurale) e il passaggio dal sistema dei diritti (quote) di impianto al nuovo sistema di autorizzazioni regionali.
Oltre a ciò, la Commissione Europea ha intrapreso un processo di modifica di tutti i regolamenti applicativi che normano il settore.

Tra le novità proposte, quella che ci riguarda più da vicino, prevederebbe la libera produzione di vini non contraddistinti da Denominazioni di Origine Protetta, come per esempio la maggior parte del Lambrusco prodotto sul nostro territorio.
Infatti, fatto salvo le DOP come Sorbara, Santa Croce, Castelvetro e Montericco, le altre denominazioni, come Lambrusco, Vermentino, in parte anche il Sangiovese, pur essendo storicamente ed esclusivamente allevate nella zona dell’Emilia non possiedono un riferimento geografico diretto.
La liberalizzazione permetterebbe perciò ad altri paesi europei di produrli, mantenendone la denominazione.
Se la proposta dovesse passare, causerebbe gravissimi danni economici insieme alla perdita di un’identità culturale per il Lambrusco, un prodotto sul quale i produttori locali hanno costantemente investito negli ultimi 45 anni, fino a rendere questa denominazione il 50% delle DOP dell’Emilia Romagna.
Dietro questo tentativo di “scippo” del nome Lambrusco ci sono Spagna e Portogallo, insieme ad altri paesi produttori di grandi quantità di vini rossi, i quali non riescono a valorizzare la propria produzione e fornire redditività ai produttori. I loro vini infatti, non essendo in possesso di alcuna denominazione, finisco con il mescolarsi assieme ad altri milioni di ettolitri nella categoria dei “vini da tavola”.

Leggi l’articolo completo su Primo Piano di Marzo 2016

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