L’Amazzonia di Salgado, il tesoro della natura

Questa mostra vuole ricreare l’ambiente della foresta amazzonica, che ho vissuto, documentato e fotografato per sette anni, dando la possibilità al visitatore di immedesimarsi ed immergersi sia nella sua vegetazione rigogliosa sia nella quotidianità delle popolazioni native”. Queste le parole di Sebastião Salgado, fotografo brasiliano nato nel 1944 a Minas Gerais, noto in tutto il mondo. Dagli anni ‘90, insieme alla moglie, ha lavorato al ripristino di parte della foresta atlantica del Brasile, nella Valle del Rio Doce. Nel 1998 la coppia è riuscita a trasformare questo territorio in una riserva naturale e ha fondato l’Instituto Terra, impegnato in attività di riforestazione, conservazione ed educazione ambientale.

La mostra di Milano, con oltre duecento fotografie, si sviluppa attorno a due temi: gli scatti di ambientazione paesaggistica e quelli alle popolazioni indigene. Il primo gruppo è rappresentato dalle sezioni “Panoramica della foresta”, in cui si presenta al visitatore l’Amazzonia vista dall’alto: le tempeste tropicali, le montagne e i fiumi volanti, una delle caratteristiche più straordinarie ed allo stesso tempo meno conosciute del territorio; la foresta, un tempo definita “Inferno Verde”, ora proposta agli occhi dello spettatore come uno straordinario tesoro della natura, e le isole nel fiume, l’arcipelago che emerge dalle acque del Rio Negro. Il secondo gruppo di immagini della mostra Amazônia è dedicato alle diverse popolazioni indigene, immortalate da Salgado nei suoi numerosi viaggi: dagli Awá-Guajá, che contano solo quattrocentocinquanta membri e sono considerati la tribù più minacciata del pianeta, agli Yawanawá, che hanno ripreso il controllo delle proprie terre e della diffusione della loro cultura, per reagire alla minaccia incombente di scomparsa della loro etnia, fino ai Korubo, una delle tribù con meno contatti esterni; proprio la spedizione di Salgado nel 2017 è stata la prima occasione in cui un team di documentaristi e giornalisti ha trascorso del tempo con loro.

La visita è accompagnata da una traccia audio composta appositamente per l’allestimento della mostra Amazônia da Jean-Michel Jarre, ispirata ai suoni autentici della foresta. Imperdibile.

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