L’agricoltura emiliana, esempio da seguire

Quella del progetto di “Lotta Integrata” fu una grande intuizione della Regione Emilia Romagna, che oggi è diventata un modello obbligatorio a livello europeo. Una intensa attività di ricerca e divulgazione che dall’inizio degli anni ‘70 ad oggi ha rivoluzionato la tecnica di difesa fitosanitaria in agricoltura.

Il principio ispiratore partiva da un presupposto: la difesa chimica introdotta in agricoltura dal secondo dopoguerra, pur avendo risolto una enormità di problemi legati alle produzioni agrarie ed al miglioramento dei risultati produttivi, sia in termini di quantità che di qualità (intesa anche come conservabilità), meritava un momento di riflessione. Si intravedeva il rischio che, avanti di quel passo, con la sola difesa chimica si innescasse un meccanismo secondo il quale più si trattava più si sarebbe dovuto trattare.

Queste ragioni spinsero 50 anni fa la regione Emilia Romagna ad investire in un progetto colossale, conquistando traguardi che in questo ambito oggi fanno scuola nel mondo. Tecnici, ricercatori e docenti universitari tutti impegnati in un unico obiettivo: rivoluzionare l’approccio con la difesa fitosanitaria in agricoltura.
Un taglio netto con il passato, conquistato passo dopo passo e con grande modestia, partendo dalla ritrovata valorizzazione di metodi agronomici, fisici e biologici oltre che degli insetti utili.
Una strategia di difesa capace di integrare fra loro armi di contrasto molto varie, con un unico obiettivo finale: salvaguardare la produzione di qualità.

Fu introdotto il rivoluzionario principio della soglia di intervento, secondo il quale l’utilizzo dei mezzi chimici veniva limitato ai soli casi di effettiva necessità che venivano valutati in funzione di parametri economici: l’utilizzo di prodotti chimici (esclusivamente quelli selettivi della fauna utile e di minimo impatto ambientale) venne reso possibile solo se il costo dell’intervento fosse stato inferiore all’entità dell’eventuale danno che il non intervento avrebbe potuto arrecare.

Facile immaginare la mole di lavoro per mettere a punto, coltura per coltura, avversità per avversità, una serie di parametri così complessi e di grande responsabilità. Responsabilità soprattutto nello svolgere, secondo i piani regionali, una capillare opera di informazione e convincimento da parte dei tecnici nelle aziende, che si trovavano di fronte ad un mondo completamente nuovo e che peraltro hanno saputo accogliere e supportare l’operazione molto meglio di quanto ci si potesse aspettare.

Nel quinquennio  1985-1990 erano 184 i tecnici formati dalla Regione che si fecero carico di monitorare, su tutto il territorio regionale, con visite settimanali, 19.000 ettari di colture frutti-viticole. Una svolta epocale che nelle campagne strappò il primato della divulgazione delle corrette strategie di difesa dalle mani delle multinazionali della chimica, che fino a quel momento erano il più immediato riferimento per gli agricoltori, consegnandolo nelle mani di tecnici neutrali e senza interessi di parte che come tali divennero addirittura più autorevoli e punto di riferimento anche per le multinazionali stesse.

Il lieto fine di questa che potrebbe sembrare una favola speciale è che dal 1 gennaio 2014 la lotta integrata è obbligatoria per tutti gli agricoltori italiani ed europei. La parte più “romantica” si può leggere fra le righe della normativa di riferimento, Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento Europeo, che riproduce alla lettera quanto operato per volontà della nostra regione dal 1973 ad oggi.

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