La Zecca, enoteca dove si coniano nuovi piaceri

La trovate a Correggio, naturalmente

L’8 Dicembre Correggio ha riscoperto un angolo del proprio borgo. All’imbrunire, ha ufficialmente aperto i battenti l’enoteca “La Zecca – coniamo piaceri”, nuovo punto d’incontro per gli amanti del vino e dintorni. Piazza Garibaldi accoglie i primi tanti “visitatori”, i calici sono alzati, la storia può ufficialmente iniziare.

Al timone di questa attività troviamo quattro correggesi DOC, Marco “Sico” Sicomori, Marco “Zocca” Zoccali, Alberto “Asio” Asioli e Andrea Spaggiari. Sono amici miei, lo dico subito per un dovere di onestà verso chi legge. Partono dal nulla o quasi, solo con tanta voglia di sfogare una passione e di condividerla con chi come dicono loro «avrà la pazienza e il desiderio di fidarsi dei consigli che saranno in grado di dispensare».

Mi reco alla Zecca, al civico numero 5 della piazza, in orario di chiusura, mi siedo al bancone e aspetto che “Sico” e “Zocca” finiscano di servire gli ultimi clienti in sala. Nel frattempo, mentre mi annoto qualche domanda, ammiro il soffitto a cassettoni della sala d’ingresso, gli arredi e soprattutto le tante bottiglie gelosamente posizionate sulla parete opposta a dove sono seduto.

“Sico” si avvicina e dopo avermi illustrato i vini alla “mescita” del mese (ovvero disponibili al calice) mi ubriaca di dettagli. Chiedo soccorso a “Zocca”, che, capendo la situazione, si mette all’affettatrice e poco dopo mi investe con un tour di profumi a base di salumi e formaggi, scrupolosamente selezionati durante le loro fughe culinarie pre-apertura.

Riavvolgo insieme a loro il nastro di questa nuova avventura e ne nasce una bella chiacchierata.

“Sico” mi spiega che l’idea di aprire un nuovo locale è nata a Zocca per completare il “format” Spiriti Allegri, investendo in un’attività che presentasse un modo nuovo di sperimentare il gusto unico di Spirits selezionati da abbinare o degustare lisci. La scintilla non scatta. Tutto rimane dormiente per qualche mese, ma ad un certo punto arriva la contro-proposta. Dice “Sico”: «Puntiamo sul vino e su una offerta gastronomica che seppur limitata sia di alta fascia». I due si immaginano un locale dove poter assaggiare e comprare del buon vino, ma che sia soprattutto luogo di diffusione della “cultura del vino” per chi lo ama e per chi vorrebbe imparare a conoscerlo meglio. Non ci sono ripensamenti questa volta.

D’altro canto “Sico” è sommelier dal 2016 e “Zocca” è nato e cresciuto… a pane e salame.

 

Credo che la passione per il vino “Sico” la debba almeno in parte a papà Lorenzo e mamma Tiziana, che lo portarono in visita alla splendida cantina di Petra a Suvereto, in Toscana, un’estate di molti anni fa. In teoria il viaggio fu organizzato per ammirarne la bellezza architettonica… ma si sa che le vie del Signore sono infinite. La sensazione di stupore provata durante quella visita ha tracciato un segno indelebile nella memoria del giovane sommelier.

“Zocca”, dal canto suo, incarna perfettamente chi non riesce a stare fermo senza “trimpellare” qualcosa. Ama stare in mezzo alla gente e non ha certo timore di scottarsi le dita per aprirsi nuove strade. Proprio i salumi hanno caratterizzato la sua prima esperienza lavorativa ed ora, a distanza di anni, si trova ad aggiungere un nuovo mattoncino a quella casa che contiene tutte le esperienze ce ha raccolto con l’umiltà e la bontà che lo contraddistinguono.

Tuttavia, la squadra non è ancora la completo: Asio, anche lui fresco sommelier, e Andrea accettano presto la proposta di entrare in società condividendo le aspettative e le speranze alla base del progetto.

Ora bisogna pensare al nome e alla location. Con sfrontatezza mi rispondono «nulla di più scontato» e poi sorridono. «La Zecca nasce proprio nell’edificio dove in epoca Rinascimentale venivano coniate le monete del Principato dei Signori di Correggio. Non potevamo scegliere un nome diverso da quello e proprio il verbo coniare, a nostro parere, ben si sposa con l’idea pulsante del nostro locale». Anche il logo, ideato da NicolòFerroFerretti, gioca su questo fattore. Un calice pieno ed inclinato al centro di una cornice che ricorda il tampone utilizzato per imprimere il decoro su una moneta.

Gli chiedo se avessero preso in considerazione altre location oltre “le antiche mura” ma la risposta è altrettanto secca. «Correggio e solo Correggio, perché casa non si abbandona, mai».

Mi riportano poi alla mission della Zecca. «Vorremmo riuscire a far conoscere alla gente ciò che piace a noi (in materia di vino), per arrivare a dire: fidatevi, vi consigliamo noi». Proseguendo, mi spiegano che il filo conduttore della loro offerta è il ritorno al sapore naturale del vino. «Ci spinge il desiderio di presentare prodotti che abbiano subito pochi processi di modifica dell’essenza primordiale del vitigno originario». Troverete quindi con facilità le diciture Nature, Pas Dosè, Brut e così via.

Ho ormai annerito quasi tutte le domande, ma ho preservato le più “difficili” per la fine. Guardandoli negli occhi e con un sorriso sul volto, gli chiedo come sia lavorare con un amico. Si mettono a ridere e mi dicono: «una volta parlavamo di ragazze e sport, ora solo di lavoro. Battute a parte fin da subito ci siamo detti: dobbiamo dirci le cose per come le pensiamo veramente».

Infine, gli chiedo se in questi mesi di preparazione e dopo i mille stravolgimenti di vita da superare abbiano mai sentito la paura di non farcela. “Sico” mi dice: «la paura di sbagliare la sentiamo e la pressione pure, ma tutto va di pari passo con la decisione di mettersi in gioco. L’amaro in bocca per quello che non eravamo riusciti a fare fin qui non lo si teneva più».

Notte è fatta. “Zocca” tenta di offrirmi l’ultima fetta di culatello «così vai a letto sereno», mi dice. Cedo miserabilmente e, con quel gusto dolce ancora nel palato, oltrepasso la soglia e mi rigiro a guardare ancora una volta il logo LA ZECCA inciso sulla parete e conio un pensiero: la mia generazione è spesso descritta come la “terza generazione”, ovvero quella che sperpera le fatiche di chi sulle fatiche ha vissuto. Lascio a voi ogni ulteriore considerazione, io, ecco, il mio pensiero me lo sono già fatto.

In bocca al lupo ragazzi, dal vostro amico, giornalista allo sbaraglio, per una notte.

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