La vita a spicchi di Nicolò Bertocco

l'ALA correggese nella storica Teramo in serie B

Nicoló Bertocco nasce a Correggio 26 anni fa, ultimo di quattro figli. Nel tempo libero ama leggere, giocare alla play station, uscire con gli amici e cucinare. La cucina gli ricorda un po’ il basket, una passione a cui dedicare cura quotidiana per continuare a migliorarsi. Ha abitato il borgo fino all’età di 18 anni, poi ha iniziato a girare l’Italia in nome del basket. Torna sempre volentieri a Correggio, per un giro nel suo quartiere, in centro storico, al parco urbano.

Ha cominciato a giocare all’età di 5 anni alla Pallacanestro Correggio. Durante le Giovanili è passato alla Pallacanestro Reggiana, per poi disputare l’ultimo anno nel campionato C2 a Correggio. Un rientro a casa che non ha rappresentato un traguardo ma un trampolino di lancio. Una volta terminate le Giovanili ha giocato un anno in B a Lugo, poi a Matera in A2, a Ortona in B, a Montecchio in C, e ancora una volta in B con Scandiano, Ruvo di Puglia, e Ozzano. Quest’anno giocherà nelle fila della storica Teramo, in serie B.

Da dove provenga l’amore per la palla a spicchi è chiaro: «mi è stata trasmesso in famiglia, i miei fratelli e mio padre giocavano tutti e in giardino non si faceva altro. Sono cresciuto consumando le magliette di Allen Iverson e Kobe Bryant. Il basket per me è sempre stato divertimento e passione. Nel tempo è diventato un lavoro ma non ha perso il suo lato ludico, è diventato professione senza che me ne accorgessi. Penso che il basket, come altri sport, possa avere dei momenti molto intensi e appaganti ma rimane una parte della vita, non deve contenerla tutta».

Continua: «Ho avuto un solo momento in cui ho pensato di smettere ma grazie al supporto della mia famiglia e dei miei amici non ho mollato. Ho sempre avuto un forte spirito agonistico e quel momento di cedimento ne è stata solo un’ulteriore prova».

La vittoria più bella per Nicolò è senz’altro stata quella in gara 5 dell’anno scorso che è valsa la salvezza di Ozzano. Alla domanda se prima di entrare in campo ha dei rituali ci risponde: «certo, come tanti ho la mia ritualità, ma come tanti altri non la svelerò (ride)».

In merito al periodo Covid: «Durante la pandemia, viste le numerose defezioni in squadra, ho avuto la possibilità di avere volumi di gioco molto più importanti e questo mi ha permesso di crescere come giocatore. La chiusura dei palazzetti è stata spiacevole per la mancanza di tifosi, che mi hanno sempre dato molta carica. Ho finito la stagione come miglior realizzatore della serie B, è stata una bella soddisfazione e un punto da cui ripartire».

Quest’anno alle Olimpiadi i ragazzi dell’Italbasket sono stati eccezionali. Hanno fatto una grande impresa per il movimento. Riflette: «in Italia si parla spesso di calcio (di cui sono anche tifoso quindi non me ne posso lamentare), ma tanti altri sport come il basket, nuoto, pallavolo, rugby e atletica stanno prendendo sempre più piede. Credo che nessuno sport meriti di emergere sugli altri. Ciascuno offre la possibilità di sviluppare determinate caratteristiche individuali o di squadra e la cosa più bella è che ognuno è libero di impiegarle come meglio crede».

Ringraziamo Nicolò e gli auguriamo tanti tanti canestri. Conclude con un saluto ai lettori: «preferisco i fatti alle parole, per quanto mi riguarda è sempre il campo a parlare. Ma una cosa voglio dirvela: date sempre il meglio di voi stessi, non dimenticandovi mai di divertirvi».

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