La robotica secondo Lorenzo Sabattini

La robotica secondo Lorenzo Sabattini.

Si sa che Correggio è patria di cantanti, scrittori, politici ed artisti, ma si dimentica che lo è anche di inventori e ingegneri. Il giovane ingegnere Lorenzo Sabattini opera in un team premiato come most active technical commitee (cioè “il comitato tecnico più attivo”) dalla Robotic and Automation Society della IEEE (l’associazione internazionale di scienziati professionisti che promuove la ricerca tecnologica). Per capire meglio che cos’è la robotica abbiamo chiesto a Lorenzo di cosa si occupa il suo team e di come lui sia arrivato fin qui.

«Sono nato a Correggio nel 1983 e ho fatto tutto il mio percorso scolastico a Correggio.
Anche per l’università non mi sono allontanato molto: mi sono iscritto a Ingegneria Meccatronica di Unimore (Università di Modena e Reggio) che ha sede a Reggio Emilia, conseguendo la laurea specialistica nel 2007 con una tesi nell’ambito della robotica. Subito dopo la laurea mi è stata offerta la possibilità di rimanere a lavorare nello stesso laboratorio in cui ho svolto la tesi (l’Automation, Robotics and System Control), prima come assegnista e poi per il dottorato di ricerca (con esperienza all’Università del Maryland). E, praticamente, non ne sono più uscito!»

Un curriculum tipico dei giovani ricercatori: un mestiere affascinante… e precario. Infatti tuttora vivi rincorrendo gli assegni di ricerca pur lavorando a tempo pieno all’Università di Modena e Reggio. Di che cosa ti occupi?
«Il mio campo di ricerca è quello del controllo di “sistemi multi-robot”, cioè gruppi di robot (quindi, oggetti che sono in grado di muoversi, di percepire l’ambiente, e di interagire con quello che hanno intorno) che devono collaborare tra loro per risolvere problemi complessi. Un esempio tipico è quello del trasporto di oggetti ingombranti o pesanti, che può essere effettuato da più robot che trasportano lo stesso oggetto; o quello dei robot che devono coordinare i propri movimenti all’interno di un magazzino. Come posso controllare ogni singola macchina, che ha necessariamente una visione limitata, individuale del contesto in cui agisce, facendo sì che il gruppo di robot nel suo complesso sia in grado di ottenere un risultato integrato? Inoltre, i robot non sono bravi a risolvere problemi in presenza di imprevisti, e quando è necessaria una buona capacità di astrazione e comprensione è indispensabile l’intervento umano. Per questo bisogna avere una compresenza e collaborazione tra uomo e macchina, semplificando la programmazione e la comunicazione per adattarle al livello di competenza dell’utente. Stiamo persino lavorando alla capacità del sistema di riconoscere il carico cognitivo e lo stress dell’utente, in modo da semplificare il compito di interazione tra uomo e macchina».

Adesso ci puoi parlare del premio che hai ricevuto e dell’importanza che ha per te e per il tuo gruppo?
«Nel 2014 ho fondato, insieme a tre colleghi (uno francese, uno australiano, e una statunitense) il comitato tecnico dedicato ai sistemi multi-robot (il sito internet è multirobotsystems.org) che raccoglie, ad oggi, 392 membri provenienti da tutti i continenti. L’obiettivo: essere punto di incontro (a titolo completamente gratuito) per tutti i ricercatori interessati ai sistemi multi-robot, e di promuovere confronti, eventi e attività. Per esempio, recentemente abbiamo organizzato una conferenza internazionale a Los Angeles, il primo International Symposium on Multi-Robot and Multi-Agent Systems (MRS2017), che si è svolto in dicembre. Nel 2016 abbiamo invece organizzato a Singapore una summer school per studenti di dottorato e che ha visto più di 70 partecipanti da tutto il mondo. Ogni anno la Robotics and Automation Society premia il comitato tecnico più attivo: quest’anno il premio tocca a noi, ed è un’importante vetrina internazionale».

Ti chiedo se hai progetti per il futuro, su cosa stai lavorando o su cosa lavorerai.
«Un’attività alla quale sto lavorando prevede l‘utilizzo della realtà virtuale (quindi, un visore che permette di riprodurre un ambiente simulato, in 3D) per svolgere esperimenti di interazione uomo-macchina con sistemi robotici composti da decine di robot, senza la necessità di avere spazi illimitati, senza generare pericoli, e con un budget limitato. Stiamo testando sistemi di interazione naturale (dove viene riconosciuto il movimento della mia mano, che rappresenta naturalmente la mia intenzione, la quale viene trasmessa in modo intuitivo al robot): ne stiamo valutando l’efficacia e il livello di stress indotto sull’utente».

Quali consigli daresti ad un giovane che vorrebbe entrare nel campo della robotica?
«Studiare ingegneria! Servono competenze di programmazione, di progettazione meccatronica e di controllo di sistemi. Le imprese del nostro territorio ne hanno bisogno.
Si parla tanto di industria 4.0. Fino a pochi anni fa, i robot erano confinati in “gabbie”, e il loro spazio di lavoro era totalmente separato dall’utente. Ora il paradigma sta cambiando, il robot sta diventando un collaboratore per l’utente. Da un punto di vista della sicurezza, ormai le tecnologie sono estremamente mature ed affidabili (ad es. il robot regge un pezzo, io faccio un assemblaggio su questo pezzo). E si sta lavorando tanto per permettere a chiunque di approcciare questi sistemi, in modo da utilizzarli sempre più nelle piccole imprese, dove la flessibilità della produzione (e, quindi, la necessità di una rapida riprogrammazione delle macchine) è fondamentale».

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