La protezione civile, una cosa seria

Pier Paolo Lugli, l’instancabile animatore

Fu in occasione del terremoto del Friuli, nel 1976, che Pier Paolo Lugli provò e condivise l’importanza del volontariato nella Protezione civile: «Ero ancora minorenne  racconta e mio zio mi chiese di accompagnarlo a Gemona per portare aiuti alle popolazioni terremotate. Fu un’esperienza che mi colpì profondamente. Vidi all’opera il sottocommissario Giuseppe Zamberletti e lo sentii parlare di prevenzione, di previsione, di ripensare i piani urbanistici. Era il preludio di quello che sarebbe cambiato con la normativa del 1991 sul volontariato e la legge quadro del 1992, che hanno regolamentato la possibilità di costituire le associazioni e la partecipazione dei volontari nel Servizio Nazionale della Protezione Civile».

Pier Paolo è volontario di Protezione civile da allora, anche se nei primi anni ’80 era già iscritto nell’elenco comunale di protezione civile del Comune di Correggio, istituito in base ad una Legge regionale del 1983. Dal 2000, a seguito dell’impegno profuso nella gestione della piena del Po, ha ricevuto l’incarico dal Comune di Reggio Emilia per la gestione delle emergenze e la successiva redazione del piano di protezione civile, passando da volontario a professionista.

Da quest’anno Pier Paolo è andato in pensione. Ha lasciato il suo incarico istituzionale, non certo il suo impegno nel volontariato perché … di essere volontari non si smette mai.

Dopo l’esperienza in Friuli cambia la normativa di riferimento sulla gestione delle emergenze e degli aiuti. «All’inizio continua Lugli erano i Vigili del Fuoco a coordinare tutte le operazioni di soccorso ed i volontari facevano riferimento a loro. Ciò vale anche oggi. Col tempo l’aggiornamento normativo su questo tipo di volontariato ha ottenuto l’effetto di un maggiore coordinamento delle forze. Però c’è stato anche un appesantimento burocratico per quel che riguarda l’acquisto di materiale: quando si è in emergenza, gli acquisti ed altri adempimenti dovrebbero essere gestiti nel minore tempo possibile, soprattutto da parte dei Sindaci, potendo sfruttare leggi straordinarie e non ordinarie».

L’emozione generata dalle emergenze, si sa, fa scattare il desiderio, da parte dei cittadini, di rendersi utili. «Tuttavia è sempre meglio fare riferimento alle associazioni di Protezione civile – spiega Lugli – piuttosto che muoversi in autonomia. A volte capita che la generosità dei cittadini ecceda o vada in una direzione non adatta alle necessità specifiche».

Nel 1993 è nata Icaro, l’associazione di volontariato di protezione civile di Correggio. «All’inizio racconta eravamo io, mia moglie, ed altri sette volontari. Oggi Icaro può contare su oltre sessanta volontari attivi ed è un punto di riferimento per la città». Allagamenti e terremoti sono gli eventi naturali che si sono susseguiti con maggiore frequenza, non solo a Correggio, e che hanno visto protagonista questi nostri volontari. Dopo la piena del Po del 1994, sono stati impegnati nell’emergenza causata dal sisma dell’ottobre del 1996. «Prestammo il nostro aiuto in coordinamento con la Provincia di Reggio e la Regione Emilia Romagna. In un solo giorno siamo riusciti a trasferire sedici famiglie dalle loro case rimaste danneggiate, per portarle al sicuro. Abbiamo, poi, allestito il ricovero di emergenza nel palazzetto dello sport. Ricevemmo l’apprezzamento di Walter Veltroni, vicepresidente del Consiglio, che accompagnai insieme al Sindaco Claudio Ferrari in un sopralluogo qui a Correggio».

Da allora sono stati tanti gli interventi di emergenza della protezione civile di Correggio: Umbria – 1997, Molise – 2002, L’Aquila – 2009, Emilia – 2012, Secchia – 2014, centro Italia – 2016, Lentigione – 2017. Gli operatori di Icaro, assicura Lugli, si sono sempre distinti per organizzazione ed efficienza.

Nel frattempo Pier Paolo riceveva dal Prefetto l’incarico di coordinare i volontari di Guastalla, poi dal Comune di Reggio la nomina a responsabile operativo dell’ufficio di protezione civile e collaborava, per quattro anni, con la Regione per la costituzione della Colonna mobile del volontariato.

La Protezione civile poi ha iniziato a svolgere, dalla fine degli anni ’90, anche attività di sorveglianza per garantire la sicurezza in occasione di grandi manifestazioni: il raduno degli alpini a Reggio e gli U2 nel 1997, i concerti di Luciano Ligabue, la visita di Gorbaciov nel 2002.

Nella sua lunga attività in migliaia di eventi e di emergenze, Pier Paolo ha ricevuto diversi riconoscimenti: diplomi al merito, il grazie di Napolitano, la nomina di Cavaliere al merito della Repubblica per l’emergenza del Po, l’onorificenza del Rotary club, l’attestato di benemerenza del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

Da questa ricchissima esperienza, cui si aggiunge anche la partecipazione, come formatore, in scuole ed Enti Pubblici, si possono trarre spunti di riflessione per quel che riguarda le emergenze legate ad eventi naturali.

«È fondamentale la prevenzione. Per le alluvioni è importante curare la vegetazione, in qualità e quantità, perché dia sostegno al terreno. Poi serve una costante manutenzione dei corsi d’acqua e degli argini, non solo da parte degli organi pubblici ma anche da parte dei privati cittadini. Sul fronte dei terremoti è importante, in fase di progettazione, tenere presente la micro-zonizzazione degli effetti sismici sul territorio. A Correggio, ad esempio, il terreno della frazione di Fazzano si comporta diversamente da quello di altre zone. Quando si redige un piano comunale di protezione civile è bene specificare chi, come, e quando deve fare cosa, in modo da non farsi cogliere impreparati nel momento dell’emergenza».

Pier Paolo assicura che i fenomeni meteorologici estremi sono aumentati negli ultimi anni. Le previsioni meteo, le allerte emesse ed il successivo monitoraggio possono essere d’aiuto per sapere con un certo margine di certezza quando un evento si verificherà e con quale entità sul territorio. In questo caso diventa obbligatoria, da parte dei Sindaci attraverso i loro servizi di protezione civile, l’informazione e la formazione della popolazione su come comportarsi in caso di allagamenti o alluvioni.

Terminati i vent’anni da professionista, Pier Paolo Lugli non rinuncia ad essere volontario di Protezione civile: «Un volontario è tale per tutta la vita. Chi si avvicina a questo mondo porta con sé un valore aggiunto di solidarietà ed attenzione per gli altri che resta sempre, armato di tanta buona volontà». Ma questo non basta. Oggi ogni volontario affronta un corso di formazione generale o uno più specifico prima di poter essere operativo. «Il principio è quello di portare aiuto a chiunque si trovi in difficoltà: ma nel rispetto della gerarchia, delle regole e della normativa. Perché le persone passano, ma le associazioni restano, per garantire la sicurezza ai cittadini» conclude Lugli.

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