“La notte” è splendida per noi: il capolavoro del Correggio

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”.

Da questo passo del Vangelo di Luca scaturì il capolavoro pittorico del nostro Antonio Allegri, detto “il Correggio”, che suscita meraviglia in ogni dove. S’intitolò “L’adorazione dei pastori”, ma divenne famoso come “La notte”: rappresenta uno degli esempi più affascinanti del genere notturno nell’arte italiana del Cinquecento. Lo storico dell’arte correggese Giuseppe Adani ritiene l’opera il più fenomenale notturno della storia”.

L’Adorazione dei pastori è ambientata, secondo la tradizione, in un ricovero di animali ricavato tra le rovine di un tempio romano, simbolo della fine dell’era romana, a cui succedeva quella nuova segnata dalla nascita di Gesù Cristo. Nella scena compaiono: al centro compare Gesù Bambino adagiato nudo in una mangiatoia. Dal suo corpo s’irradia una luce splendente, di purezza e potenza inaudite, che illumina ogni cosa. Maria Vergine custodisce in modo affettuoso e toccante, tra le sue braccia, il Bambino, e lo contempla in atteggiamento di tenera adorazione. Maria è la sola che può guardare senza temere l’alone di luce che si diffonde dal neonato, anzi, ne è lei stessa partecipe nella sua santità. L’intimo gaudio fiorisce nel più dolce ed indimenticabile sorriso di madre che mai si potrà vedere nell’arte. A destra san Giuseppe, dal nobile volto, che sta cercando di contrastare l’asino deciso ad affacciarsi sulla scena. Il bue e due fanciulli s’intravedono nell’›oscurità della notte. A sinistra astanti vivificati dalla luce che si espande dal Bambino. Una donna con il cesto dei due anatroccoli, che si scherma gli occhi, e un pastore giovane, che invita a inginocchiarsi con sé l’amico più anziano, appena giunto col suo bastone e il cane. In alto angeli in adorazione di Gesù Bambino.

Storia dell’opera

14 ottobre 1522: Alberto Pratonieri, nobile reggiano, firma una Convenzione con Antonio Allegri per la pittura di una pala d’altare della cappella gentilizia di sua proprietà, sita nella Basilica di san Prospero di Reggio Emilia. Per l’opera viene pattuita la somma di quarantasette e mezzo ducati d’oro, come riporta la seguente scritta della detta documentazione: “Per questa Notte (il dipinto), di man mia, io Alberto Pratonero faccio fede a ciascuno, come io prometto di dare a Maestro Antonio da Correggio, pittore, libre duecento otto di moneta vecchia reggiana e questo per pagamento d’una tavola che mi promette di fare in tutta excellentia, dove sia depinto la Natività del Signore Nostro, con le figure attinenti, secondo le misure e grandezza che cappeno nel disegno che mi ha puorto esso maestro Antonio, di man sua. In Reggio alii XIIII di ottobre MDXXII. Al predetto giorno gli contai per parte di pagamento libre quaranta di moneta vecchia”. L’Allegri sottoscrive in proposito: “Et io Antonio Lieto da Correggia mi chiamo haver receputo al dì et millesimo soprascritto, quanto è sopra scritto, et in segno di ciò questo ho scritto di mia mano”.

1530: in occasione dell’inaugurazione della cappella Pratonieri, il dipinto dell’Allegri spicca nella sua magnificenza: tanti artisti, anche dall’estero, si recano a Reggio per contemplarlo. Parte, fra i potenti, la caccia all’acquisto, primo fra tutti, fin dal 1587, il duca Alfonso d’Este, seguito dal Re di Spagna che usa, come tramite, il suo pittore di corte Diego Velazquez. La famiglia Pratonieri, tuttavia, decide di non venderlo e il dipinto rimane al suo posto fino al 1640, quando il duca Francesco I d’Este lo trasferisce a Modena per impreziosire la sua quadreria. Nella cappella rimane la cornice originale come contorno della buona copia del Boulanger, tuttora in sede. La preziosa tela rimane a Modena per oltre un secolo, fin quando il duca Francesco III d’Este, nel 1746, per far cassa la cede ad Augusto III di Sassonia che la porta a Dresda, priva, però, della sua bellissima cornice originale. Oggi noi italiani, per ammirare la famosa “Notte” del Correggio, dobbiamo recarci alla Gemäldegalerie di Dresda.

 

Condividi:

Rubriche

Torna in alto