La natura è la nostra ricchezza

La natura è la nostra ricchezza

Intervista alla vicepresidente nazionale CAI, la correggese Lorella Franceschini

Il CAI (Club Alpino Italiano) è una associazione nazionale di appassionati dell’ambiente montano. Fondata nel 1863 a Torino dallo statista biellese e ministro delle finanze del Regno Quintino Sella, ora ha sede a Milano ed è attualmente presieduta da Vincenzo Torti.
L’elezione della correggese Lorella Franceschini a vicepresidente rappresenta un fatto nuovo negli organi centrali di governo, da sempre retti da maschi.

La natura è la nostra ricchezza
Lorella Franceschini

Parlaci di te e di com’è nata la passione per la montagna

«Sono nata nel 1962 da una famiglia correggese da sempre; ho studiato qua poi mi sono occupata dell’azienda che ha fondato mio padre. I miei genitori hanno una casa sull’appennino reggiano, a Ligonchio: sono andata in montagna fin da bambina».

Come sei entrata nel CAI?
«Sono diventata socia del CAI nel 1986, per poter fare il corso di roccia. L’appartenenza al Club dà diritto all’assicurazione contro gli infortuni e al soccorso alpino gratuito. Poi però, conoscendo la persone associate, mi sono appassionata ed ho cominciato a collaborare sempre di più. Ho iniziato dapprima a fare l’aiuto istruttore, dopo un percorso di formazione naturalmente; ora sono istruttore a Bologna».

Qual è la tua esperienza come istruttore?
«La mia esperienza è bellissima, soprattutto quando vedo la soddisfazione degli allievi per gli obiettivi raggiunti. Compito del CAI è di trasmettere questa passione ad altri, insegnare ad andare in montagna in autonomia; è una scuola di vita nella natura che è la nostra ricchezza e ci aiuta a maturare in senso spirituale e fisico».

Poi c’è Milano…
«Sì, a Milano ci sono le attività che vengono gestite a livello nazionale, le varie commissioni: alpinismo, escursionismo, scialpinismo, speleologia, torrentismo. È miracoloso se si pensa che tutto si regge su base volontaria. Come ente pubblico abbiamo un finanziamento statale che ci riconosce un ruolo educativo nei confronti delle scuole, che incontriamo soprattutto per realizzare percorsi sulla tutela ambientale e le attività motorie. Ci occupiamo di
editoria, della salvaguardia dei parchi nazionali, della tutela del territorio in generale, del soccorso alpino».

Mi sembra un grande impegno il vostro. Quanti anni durano le cariche?
«Durano tre anni e possono essere rinnovate per altri tre. Sono cariche molto impegnative. Basti pensare che i soci sono quasi 317 mila, le sezioni più di cinquecento. L’impegno è talmente grande che per fortuna c’è condivisione in famiglia. Nei prossimi giorni sarò a Modena, poi a Milano, poi a Roma ad incontrare la federazione italiana scoutismo, poi al Miur (Ministero della Pubblica Istruzione)».

La natura è la nostra ricchezza
Lorella Franceschini

ANDARE IN MONTAGNA È UNA SCUOLA DI VITA

Il CAI sembra in salute.
«La nostra associazione è cresciuta di seimila unità anche quest’anno. Forse è vista dai giovani come un’associazione di anziani, con idee un po’ antiche, ma i nostri valori sono sempre attuali: andare in un ambiente naturale, in sicurezza, sapendolo rispettare. Occorre lavorare molto sui giovani perché le nuove tecnologie potrebbero dar loro la presunzione di saper già tutto su orientamento, meteo, equipaggiamento…Dobbiamo far capire che l’andare in montagna non può diventare un’attività di massa senza controllo».

E a Correggio potrebbe esserci spazio per una sezione del CAI?
«Ci sono sottosezioni a Novellara, Guastalla, Rubiera, Cavriago. Per creare una sezione bisognerebbe raccogliere cinquecento firme, per una sottosezione sono sufficienti un centinaio; il secondo passo potrebbe essere chiedere la collaborazione del Comune perché dia una sede. Una cittadina di ventimila abitanti come Correggio meriterebbe una sezione del CAI. Qui di gente che va in montagna ce n’è: San Quirino ha una casa in Val di Fassa, Fatima è sempre andata in montagna. È strano che non ci si sia mai pensato…
Ci sono già diversi istruttori di Correggio che sono attivi a Reggio e a Carpi.
Si potrebbero promuovere alcune serate a teatro con personaggi dell’alpinismo e aprire una sottoscrizione».

Chi hai in mente in particolare?
«Abbiamo alcuni alpinisti validi che possono condurre serate molto belle: Nives Meroi, la prima donna che con il marito ha scalato i quattordici ottomila, Enrico Brizzi escursionista e autore, oppure Simone Moro, medaglia d’oro al valor civile. Ho in mente anche uno spettacolo teatrale organizzato da alcuni alpinisti accademici di Brescia che si chiama Scagliamoci, che propone un confronto tra le difficoltà dell’andare in montagna e le montagne da superare nella disabilità; persone che affrontano la vita con lo stesso spirito col quale gli alpinisti affrontano la montagna. Se si parte io ci sto e spero che la mia esperienza possa essere utile».

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