La nano-scienza ci apre grandi possibilità

Elena Ghidorsi, neolaureata in fisica della materia a Trieste

Lo scorso mese di maggio la nostra concittadina Elena Ghidorsi ha conseguito la Laurea Magistrale in Fisica della Materia presso l’Università degli studi di Trieste con una tesi sperimentale dal titolo “Crescita e caratterizzazione spettromicroscopica di materiali 2D: borofene e fosforene”. L’abbiamo incontrata per scoprire più da vicino di cosa si occupi questa disciplina e quali siano le prospettive rispetto all’attuale contesto scientifico-tecnologico.

Dopo aver frequentato il Liceo scientifico “Corso” a Correggio, Elena si è iscritta alla Facoltà di Fisica presso l’Università degli studi di Modena, dove ha conseguito la Laurea Triennale. Particolarmente interessata alle lezioni di Fisica della Materia, una disciplina molto attuale e strettamente connessa al progresso industriale, ha quindi deciso di trasferirsi a Trieste per il biennio magistrale.

«La maggior parte delle persone – mi dice Elena – avrà sicuramente sentito parlare del CERN di Ginevra, un ente scientifico riconosciuto a livello mondiale per la sua brillante e fiorente attività di ricerca in molteplici campi. Il CERN è anche dotato di un sofisticato ed ultramoderno acceleratore di particelle, strumento che permette lo studio della Fisica Nucleare, legata ai nuclei degli atomi e alle particelle elementari che li costituiscono. Forse però non tutti sanno che anche l’Italia ospita un ente simile, il Sincrotrone di Trieste, un acceleratore di particelle (di minori dimensioni rispetto all’analogo svizzero) che permette lo studio della Fisica della Materia, consentendo di caratterizzare la struttura e le proprietà dei materiali».

 

Non si tratta certo di argomenti di dominio comune, possono sembrare anche un po’ ostici…

«In realtà si tratta di cambiare prospettiva: basta infatti immaginare il materiale in 3D, come costituito da una sovrapposizione di strati 2D. Faccio un esempio: la grafite, il materiale che troviamo nella mina delle matite, è costituita da un reticolo 3D di atomi di carbonio e consente limitate applicazioni; se passiamo al materiale in 2D, il grafene, riusciamo invece a creare oggetti tecnologici molto interessanti, come ad esempio componenti per circuiti e chip. Lavorare sulla nano-scala offre quindi tante possibilità, tra cui l’implementazione di tecnologie a basso impatto ambientale, come accade nella “Hydrogen Evolution Reaction” (HER), reazione strategica nel campo dell’energia verde dell’idrogeno».

Si aprirebbero sviluppi molto interessanti per affrontare l’emergenza ecologica del nostro tempo, a quanto intuisco. Infatti, attraverso la creazione di materiali elettrocatalitici bidimensionali innovativi si possono promuovere processi che contemporaneamente sviluppino la produzione di idrogeno, il combustibile green per antonomasia, e consumino anidride carbonica, uno dei gas che più incidono sul riscaldamento globale. Aggiunge Elena: «Per restare in zona, in questo campo Modena costituisce un distretto importante, perché presso la Facoltà di Fisica si trova la sede secondaria dell’Istituto di Nanoscienze del CNR, che ha la sede principale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel distretto industriale di Modena e Reggio Emilia vi sono poi importanti aziende che portano avanti nel settore della Ricerca e Sviluppo le applicazioni degli studi sulle nanoscienze, un esempio per tutti la multinazionale Tetra Pak, oppure aziende di software».

Parlando con Elena mi colpisce l’attenzione che dimostra verso l’ambiente e la consapevolezza del fatto che solo un approccio corretto in campo industriale possa rappresentare la via di salvezza per il nostro pianeta. Oggi i giovani dimostrano grande impegno e sensibilità per le tematiche ecologiche; è bello vedere come una ragazza come lei abbia il desiderio di mettere a disposizione della collettività il frutto dei suoi studi.

Già, una ragazza. Chi tra i lettori ha partecipato, lo scorso 4 maggio, alla serata di Primo Piano al Teatro Asioli con la professoressa Ilaria Capua ricorderà quanto la nostra illustre ospite abbia caldeggiato la presenza delle donne nel mondo scientifico, da sempre pressoché esclusivamente appannaggio dell’universo maschile, spendendo parole ed energia per sfatare il mito che le donne non siano portate per le materie scientifiche, le cosiddette STEM (acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics, l’insieme delle discipline scientifico-tecnologiche ed i relativi campi di studio). Chiedo ad Elena se anche per lei l’esperienza sia stata quella dell’inferiorità numerica.

«Al corso di laurea triennale a Modena c’erano alcune ragazze oltre a me, invece a Trieste ero l’unica ragazza tra i dieci frequentanti il laboratorio di Fisica della Materia. Questo non mi ha sicuramente aiutata, perché almeno una compagna avrebbe potuto essermi da spalla, considerando anche il fatto che ero una fuori sede. A lezione, soprattutto durante i laboratori, ho dovuto spesso “sgomitare” per farmi valere. Non vi dico però che soddisfazione è stata per me l’essere riuscita a fare tutto da sola! Anche tra i docenti ho riscontrato una grande disparità di genere, perché tra tutti i professori che ho incontrato, era presente una sola donna come titolare di cattedra».

Quello della scarsa presenza della componente femminile nelle discipline scientifiche è un leit motiv che troppo spesso capita di sentire, frutto di un passato in cui il ruolo della donna nella società non era certo quello di trascorrere le giornate dentro ad un laboratorio o ad un centro di ricerca. Se le ragazze di oggi stanno pian piano riuscendo ad aprirsi una breccia nelle discipline STEM è solo grazie alle loro capacità; per questo è compito di tutti noi consentire che le quote rosa siano equamente rappresentate anche tra “i cervelli”!

 

Concludo la chiacchierata chiedendo ad Elena quali siano le sue aspirazioni per il futuro.

«La mia più grande aspirazione sarebbe riuscire ad essere ammessa al Dottorato di Ricerca, per portare avanti quegli studi cui mi sono appassionata durante il corso di Laurea Magistrale. Sto però anche facendo colloqui di lavoro presso aziende, perché voglio lasciare aperte tutte le porte».

Non ci resta che augurare a questa ragazza, e come a lei a tutte quelle impegnate in discipline scientifiche, di riuscire a perseguire i suoi obiettivi e a mantenere sempre lo stesso entusiasmo di oggi. Complimenti Elena, e in bocca al lupo per tutto!

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