La messa da san quirino su youtube

La sofferenza della comunità cristiana nell’emergenza Covid

Come tutte le comunità cristiane, anche quella di Correggio sta vivendo con grande sofferenza l’emergenza Coronavirus. Le limitazioni agiscono su aspetti fondamentali della vita della comunità: l’essere convocati, insieme, alla celebrazione della Messa domenicale e il dover sospendere, o esercitare in misura molto ridotta, l’aiuto e la prossimità a chi è nel bisogno, in particolare i malati e gli anziani.

Papa Francesco ci ricorda che la celebrazione domenicale dell’Eucaristia è al centro della vita della Chiesa. «Il senso più profondo dell’andare a Messa è quello di rispondere a una chiamata d’amore. Noi cristiani abbiamo bisogno di partecipare alla Messa domenicale perché solo con la grazia di Gesù, con la sua presenza viva in noi e tra di noi, possiamo mettere in pratica il suo comandamento, e così essere suoi testimoni credibili».

Ecco perché il non poter partecipare alla Messa, il non poter condividere con gli altri questo momento, è una grande privazione.

Il parroco don Sergio, insieme agli altri sacerdoti e a don Carlo, costantemente si sta facendo sentire con un messaggio di speranza e ci dice che ogni giorno celebra l’Eucarestia in comunione con tutta la comunità. La domenica la Messa da lui concelebrata con gli altri sacerdoti viene trasmessa da un canale YouTube, facilmente accessibile dal sito della pastorale giovanile https://www.lhuboratorio.it/

In questo modo chi sta a casa può orientarsi verso Cristo, rivolgendosi a lui nella preghiera in comunione spirituale.

Aggiungo che questo “digiuno eucaristico” ci aiuta a riflettere sulle forme in cui viene vissuta la nostra fede, ci chiede di riprendere una preghiera in famiglia (la “Chiesa domestica”), tra coniugi e coi figli, spesso impedita dai nostri ritmi di vita caotici e frenetici, riscoprendo una preghiera e un rapporto con Dio fatto di ascolto e meditazione della sua Parola. I nostri sacerdoti quotidianamente ci offrono commenti al Vangelo del giorno (www.lhuboratorio.it ), ma anche tra le persone, via social, è costante il circolo di riflessioni per la preghiera personale e famigliare.

I sacerdoti stessi vivono con difficoltà il loro ministero. Hanno il desiderio di stare vicini alla gente, ma devono invece stare a distanza. Una distanza fisica ma non lontananza dalle loro gioie, speranze, tristezze e angosce. Penso che con questo spirito sia da guardare la scelta fatta dal nostro don Alberto, responsabile della pastorale giovanile, che dal 18 marzo ha ricominciato (temporaneamente) il suo “vecchio” mestiere di medico pneumologo presso l’ospedale di Sassuolo, nel reparto COVID-19. «Penso che in questo periodo difficile e di sofferenza sia anche questo un modo per “spezzarsi” e mettersi a disposizione con tutto quello che abbiamo. Era una parte di me ancora viva e mi spinge a donarmi. Ora il mio altare diventa il letto di un malato» sono state le sue parole.

Don Franco non può più esercitare il suo ministero di cappellano all’interno del nostro ospedale (è un’interdizione temporanea attuata in molti ospedali) e questo introduce un altro aspetto che la comunità cristiana vive con sofferenza: la riduzione, a volte completa, delle azioni e dei modi con cui, con tanti limiti, cerca di farsi accanto ai malati e ai sofferenti.

Anche tutta la rete di assistenza, distribuzione vestiti e generi alimentari è stata rivoluzionata e ha inevitabilmente sofferto un fortissimo ridimensionamento.

Tutto molto difficile. Del resto, come ha detto il Cardinale di Colonia Rainer M. Woelki “situazioni straordinarie richiedono soluzioni straordinarie e questo vale anche per la vita della Chiesa”. Certo non smetteremo di essere cristiani per il fatto che dobbiamo combattere il male. Continueremo a cercare!

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