La felicità è di questo mondo?

È il tema del prossimo Darwin Day, sabato 21 febbraio

L’homo sapiens ha certamente iniziato molti millenni fa a interrogarsi sui fenomeni della natura e sulla propria condizione di essere mortale.
Come sappiamo molte e varie sono state le letture spirituali a questi misteri e molte le fedi cui l’uomo si è affidato per avere conforto e certezze.

Nella storia del pensiero occidentale, ad iniziare dai pensatori dell’antica Grecia, vi sono state anche letture in chiave naturalistica, come quelle di Epicuro o Lucrezio.

L’interrogativo, da esseri mortali, era – e ancor oggi è – se, e come, sia possibile condurre questa nostra condizione di vita purtroppo mortale, con saggezza e, anche, potervi trovare occasioni e momenti di felicità.

È con Darwin, con la sua “Teoria della evoluzione”, che la creazione dell’universo e dell’uomo assumono una chiave di lettura “naturale” e l’ipotesi di un creatore si fa sempre più lontana nel tempo, nello spazio e nella causalità. Già Pierre-Simon De Laplace, in risposta ad una domanda di Napoleone Bonaparte, imperatore, ebbe ad affermare che, per interpretare il sistema del mondo “Dio è un’ipotesi non necessaria”.

Analogo concetto, alla luce delle moderne teorie della fisica, è stato recentemente espresso, tra gli altri, anche dal noto scienziato Stephen Hawking. In tal senso l’uomo assume coscienza di essere “solo”, nella natura, nell’universo.

 

Il Darwin Day correggese di quest’anno si propone questa impegnativa riflessione. Cosa significa per l’uomo sentirsi semplicemente una piccola parte della natura?

Questa consapevolezza di essere parte di una evoluzione bio-cosmica e di avere la possibilità, la libertà e la responsabilità, di condurre la propria esistenza a suo libero arbitrio, possono consentirgli di darsi un sistema di valori “naturali”, una propria etica?

Le sempre più potenti possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnica consentono oggi poteri prima inimmaginabili e conferiscono all’uomo la possibilità di interferire sia sull’equilibrio del pianeta Terra, sia sulla stessa evoluzione della vita umana.

Sono libertà e possibilità che necessitano di una profonda riflessione. Come agire con saggezza? Quale etica, quale senso dare alla propria vita? E, perché no, è possibile perseguire una felicità? E che senso possiamo attribuire al concetto di felicità, nella nostra condizione di esseri mortali?

A questi interrogativi cercherà di rispondere il prof. Orlando Franceschelli, filosofo, la cui riflessione da tempo si è concentrata su questi temi.

“Natura, saggezza e felicità, dopo Darwin” è il tema dell’incontro di sabato 21 febbraio, ore 17.00 a Palazzo Principi.

L’appuntamento è promosso dall’associazione culturale Al Simposio, con la Biblioteca Comunale, l’Auser di Correggio, il centro culturale “Lucio Lombardo Radice” e il Distretto soci media reggiana Coop Consumatori Nordest.

 

Il naturalismo filosofico

L’universo ha un creatore intelligente o ha una sua evoluzione naturale?

E l’uomo è il punto di arrivo di un progetto o uno degli innumerevoli prodotti emersi casualmente in una fase dell’evoluzione? E la morte costituisce il passaggio verso un’altra vita o chiude inesorabilmente la nostra finita esperienza? Gli uomini, per seguire regole morali e vivere felici, hanno bisogno di una dottrina di fede e di una speranza ultraterrena?

Secondo la filosofia naturalista la materia-energia basta a sé stessa, in quanto “fonte di tutto ciò che esiste”, e l’uomo è un prodotto contingente della smisurata fucina cosmica. Accettare questo stato di cose e la rinuncia a una dimensione sovrannaturale non implica il prevalere dell’egoismo o di una cupa mestizia.

Franceschelli in “Elogio della felicità possibile” (Donzelli) è pronto a dimostrare il contrario, cioè che l’Homo sapiens può raggiungere uno stato di relativa soddisfazione solo attraverso la consapevolezza di “essere frutto e parte della natura”, non certo una creatura privilegiata forgiata a immagine e somiglianza di Dio.

Il naturalismo filosofico di Franceschelli può essere letto come un ateismo evoluto: un ateismo che ha smesso di essere “militante”, che non considera più, cioè, come suo compito principale quello di negare Dio, di essere semplice negatore del teismo (a-teismo).

È un ateismo che non è più un avversario ideologico dell’esperienza religiosa e, guardando alla religione come a un “fenomeno naturale”, si concentra sul versante propositivo della propria visione del mondo, che per essere tale ha bisogno del conforto di evidenze empiriche, di argomenti validi, di condotte pratiche che sobriamente comunichino la plausibilità e la saggezza della propria idea dello stare al mondo senza Dio.

L´odierno naturalismo costituisce l’alternativa “più plausibile”, per lo meno sulla base di “quanto la comunità scientifica ci dice a proposito dell’evoluzione dell’universo e della vita che esso ospita, inclusa l´emergenza della complessa natura di Homo sapiens”.

La coerente visione naturalistica del mondo e dell’uomo non è certamente un’ipotesi scientificamente dimostrabile. Rispondere a queste domande è compito precipuo della libertà di pensiero e filosofica. Tuttavia, fatta salva l’irriducibile differenza tra scienza e argomentazione filosofica, è pur vero che una discussione filosofica su queste domande non può non interagire costantemente con i risultati scientifici man mano disponibili e non può non essere fondata su procedure argomentative razionali e condivisibili.

 

Il Darwin Day Correggese alla sua Decima Edizione

Poca cosa rispetto alle centinaia di Darwin Day che si tengono ogni anno nel mondo, ma un piccolo vanto per i promotori correggesi della giornata.

L’esordio è stato nel febbraio 2006, ospite il prof. Gianfranco Biondi sul tema della Evoluzione dell’uomo, ma la giornata si caratterizzò per l’animazione teatrale “Alla ricerca dei lontani parenti” che iniziando dal Supermercato Coop per raggiungere poi Corso Mazzini, e in via Roma a incontrare gli studenti dei Licei all’uscita da scuola, vide il performer “Cecio” degli “Spavaldi” interpretare, in costume, un uomo di Neanderthal, dialogare con tutti e proporre di scrivere una domanda per il prof. Biondi, dando in cambio, in omaggio, una candela. Candela come metafora, simbolo, della conoscenza umana, riprendendo una affermazione di John Locke: «La ragione (la scienza) è come una candela che, certamente non potrà illuminare tutti i misteri della vita e dell’universo, ma consente comunque di rischiarare il cammino dell’uomo».

Le successive edizioni ebbero il proposito di informare e sviluppare le principali scoperte e sfide della conoscenza.

Nella seconda edizione si parlò di futuro e immortalità.

Nella terza edizione la riflessione si orientò sui rischi e le potenzialità delle nuove tecnologie. La quarta edizione vide ospite il prof. Domenico Massaro affrontare il tema del pensiero razionale “logica e democrazia”.

Nella quinta si parlò di “bioetica, per decidere della nostra vita, del futuro dell’umanità e di tutta la biosfera”.

Con la sesta edizione riprende la divulgazione scientifica con un excursus storico da Galilei ai giorni nostri, tenuto dal prof. Giulio Peruzzi “Alla ricerca della realtà”.

Nella settima le assonanze tra il mondo dell’arte e le teorie scientifiche.

Nel 2013 l’ottava edizione ha visto protagonista l’astrofisico Giovanni Bignami sul tema “Cosa resta da scoprire” e soprattutto ha visto l’ampliamento del nostro pubblico, con due incontri il mattino con 500 studenti abilmente convolti dal prof. Bignami con “Il futuro spiegato ai ragazzi”. Analogo coinvolgimento di molte classi lo scorso anno con Stefano Mancuso per scoprire il meraviglioso mondo vegetale con “La vita geniale delle piante”.

Seguitissima l’edizione pomeridiana, come sempre un pubblico straordinariamente numeroso e partecipe.

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