La Duna-Corradini: da Soliera nel mondo

La Duna-Corradini: da Soliera nel mondo

La Duna-Corradini: da Soliera nel mondo

Storia e realtà di un’azienda con solide radici correggesi

Pochi chilometri dopo Carpi, in quel di Soliera, trovi la DUNA. Non quel sedimento generato dal vento nei deserti sabbiosi. No. DUNA, qui, è un brand a lettere giganti che campeggia sul fronte di un imponente edificio industriale.
È la DUNA-Corradini SpA, numero uno al mondo nel mercato delle schiume poliuretaniche espanse rigide.
Nel quartier generale dell’azienda, siamo in amabile compagnia di Marta Brozzi, suo padre Mirio e Claudio Verzelloni, componenti del CDA dell’azienda.
Cognomi correggesi i loro, come gran parte di quel che si respira in DUNA, sedimento ben saldo di correggesità nelle terre d’argine modenesi. La sua forza generatrice non fu il vento, ma il fiuto di «uomini che vedevano lontano», come dice Mirio Brozzi quando ricorda la figura di Gustavo Corradini, il fondatore della “Corradini Poliuretani” di Correggio, origine di tutto.
«La sua carica umana e la sua vocazione imprenditoriale erano straordinarie. Con il socio Lucio Verzelloni, nel 1957, in Via Fermi, Gustavo si avventurò nel campo dei polimeri, incuriosito da quanto trapelava dalla letteratura d’oltralpe su questi nuovi materiali plastici. E diventò in pochi anni protagonista di quel miracolo economico correggese che ha retto le grandi sfide del tempo». Poi nel 1963 si trasferirono in Via Carpi nel villaggio industriale con il nuovo stabilimento e nel 1970 aprirono una filiale produttiva in Spagna.
Mirio e Claudio ricordano gli altri protagonisti del successo: Silla Corradini, Fernando Culzoni, Franco Pecorari, Vittorio Mioni, Bruno Ghiaroni insieme con Lucio Verzelloni per la ricerca, i prodotti, le tecnologie.
«Nei primi anni ottanta sorge il dilemma del che fare» racconta Claudio Verzelloni, figlio di Lucio: «mercato in espansione, concorrenti esteri con numeri enormi, dimensioni aziendali ormai critiche per approvvigionarsi di materie prime a costi compatibili e per essere protagonisti nel mercato globale delle commodity».
Da oltreoceano arriva la soluzione. Il colosso “Dow chemical” è interessato a completare la sua filiera con una tecnologia in dote a Correggio, invidiabile per gamma, qualità e reputazione sui mercati. Nel 1982 nasce una joint venture tra la creatura di Gustavo e la multinazionale del Michigan. Che poi, nel 1984 ingloba, acquisendola, la Corradini Poliuretani.
«Ma la fervida attitudine imprenditoriale di Lucio e Gustavo non si placa» racconta Mirio. «Agevolati dalla detassazione degli utili reinvestiti in attività imprenditoriali, si riparte con una nuova avventura: questa di Soliera con la produzione delle schiume. Gustavo mi propone di guidarla.
Il mercato della schiuma poliuretanica rigida è forte e il nostro storico know how merita di tornare a girare.
E così torniamo ad occuparci di altri segmenti del mercato; oltre alla tradizionale coibentazione termica per la catena del freddo, produciamo resine
epossidiche, poliuretano e tecnologie d’ausilio per gli utilizzatori, creando un bel nucleo dedito alla ricerca ed alla ecocompatibilità dei nostri prodotti».
È in tale ambito che è giusto sottolineare l’importanza per DUNA della figura di Silla Corradini che si dedicò allo sviluppo tecnologico trasferendo ai tanti collaboratori una parte della sua vasta conoscenza sulla chimica e sulle tecniche applicative del poliuretano.

 La Duna-Corradini: da Soliera nel mondo

Duna-Corradini

Marta Brozzi, presidente e CEO del Gruppo dal 2012, laurea in ingegneria gestionale, è arrivata in DUNA a fine 2008, dopo una decennale esperienza di lavoro all’estero. «Il 2009 fu un anno critico» ci dice: «entrai per seguire la società di consulenza incaricata di fare un check up di DUNA. Il crollo del fatturato in quell’anno con l’avvento della crisi dei mercati fu pesante. La presenza all’estero rappresentava un vantaggio competitivo e si investì su quello e su una forte innovazione di prodotti e processi. Già dal 2001 c’era la nostra filiale americana, DUNA-USA, con due stabilimenti produttivi in Texas e in Michigan. E dal 2012 diventa operativa DUNA-Emirates, negli emirati arabi, per produrre materiali isolanti per il trasporto e lo stoccaggio del gas naturale e coprire così Medio e Lontano Oriente.».
Oggi il gruppo DUNA conta 155 dipendenti e 75 milioni di fatturato e vanta una posizione solida. La testa dell’azienda resta saldamente qui, a Soliera, nel quartier generale.
Marta viaggia spesso. «Faticoso, ma avvincente – confessa – ho la possibilità di occuparmi di sfide sempre diverse. La squadra che ho al mio fianco è unica. Insieme condividiamo una forte identità ed un obiettivo chiaro: dare un contributo concreto al benessere della nostra terra».
Che si vede in volo, da lassù, ingegnere? Chiediamo. «Un mondo in confusione. Programmare investimenti sui mercati internazionali con questo disordine nelle relazioni tra Paesi ed economie è quantomeno “avventuroso” – sorride – anche se a volte arrivano sorprese positive, come la forte riduzione della “corporate tax” dal 2018 decisa da Trump, un bel beneficio per la DUNA americana. Ma anche quelle negative come l’improvviso embargo verso il Qatar dal 2017 da parte degli emirati, un problema per DUNA-Emirates. Poi vedo un’eccessiva invadenza della finanza nell’industria. La finanza è un nobile mezzo per, appunto, “finanziare” operazioni straordinarie imprenditoriali, non è e non deve diventare il fine del fare impresa. L’abbaglio del denaro facile e veloce in un mondo pieno di liquidità va spesso a discapito della manifattura e dell’innovazione, che richiedono competenze, tempo, investimenti a lungo termine, assunzione di rischio e tanta passione.
Qui a casa nostra la vita di un’impresa è resa poi inutilmente complessa e costosa. In altri Paesi europei, per non parlare d’oltreoceano, c’è un clima decisamente più propizio poiché si è capito da tempo che le aziende generano valore e posti di lavoro, indotto, competenze e, dunque, ricchezza economica e sociale, obiettivi comuni da perseguire con determinazione. Le tasse sul lavoro vanno tagliate e così tanti costi e sprechi. Poi vedo la necessità di un salto della scuola, per preparare i giovani, investendo nelle scienze e tecnologie applicate. A mio avviso, l’Italia è il paese col più alto potenziale in Europa. In tanti l’hanno capito. Non a caso, le nostre “imprese gioiello” sono oggetto di un crescente shopping e la nostra regione è in vetta alla classifica nazionale di acquisizioni da parte di grandi gruppi stranieri».
Davvero un quadretto efficace di come va il mondo.
Nei volti di Claudio e Mirio traspare la soddisfazione del lavoro svolto negli anni dalla generazione dei fondatori della Corradini, l’orgoglio di quel cognome affiancato a quello più smart di DUNA, garanzia di continuità, di valori che restano. Nel CdA aziendale siedono le nuove generazioni delle famiglie protagoniste: Andrea e Paola Pecorari, nipoti di nonno Gustavo, lo stesso Claudio Verzelloni e i Brozzi con Mirio, Marta e il fratello Alberto.
«Pensate – ci dicono entrambi – Lucio Verzelloni era un fabbro impiantista, Gustavo Corradini era un casaro».
Che dire? Un miracolo irripetibile? Nel dubbio esaltiamo quel DNA di Correggio che ha prodotto tutto ciò. E, non a caso, alla fine della nostra bella conversazione si torna tutti, noi e loro, a Correggio.

Lorenzo Sicomori
Giulio Fantuzzi

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