Là dove c’era la porta bella ora c’è la città

Se la distruzione di Porta Reggio (se n’è parlato nel numero precedente) poteva lontanamente giustificarsi nel suo diroccato aspetto che non poteva competere col novecentesco modernismo incalzante, la medesima attenuante non si può invocare per Porta Modena. In questa foto di Gildaldo Bassi si coglie l’impulso del fotografo nel voler perpetuare ai correggesi la memoria di questo monumento, che torreggia con un’imponenza quasi regale. E quelle persone che, ai suoi piedi, posano con l’occhio all’obiettivo, paiono voler lanciare ai posteri questo messaggio: “Guardatelo, questo monumento, perché fra poco non lo vedrete più”. E così fu.

Era il 1879: dopo pochi mesi la Porta di Modena, nell’antichità denominata Porta San Giovanni e ancor prima Porta di sotto, fu abbattuta. La ragione addotta fu la solita: la miseria serpeggiante fra le classi disagiate indusse la comunità a procurare loro lavoro tramite lo smantellamento delle vetuste architetture che stridevano con l’idea della città moderna. E seguì la demolizione della Rocchetta (1887), che portava la colpa di non permettere la visuale della nuova stazione ferroviaria in fondo al corso Cavour.

 

Un po’ di storia

Eretta intorno al XV secolo, si affacciava sul lato est del borgo, dove si dipartiva la strada (verso Carpi) che portava alla duecentesca chiesa di san Giovanni Battista (con hospitale), abbattuta per ragioni militari nel 1557 e rimpiazzata, ai primi del Seicento, dal Convento dei Cappuccini (soppresso nel 1775), al cui luogo rimane tutt’oggi la denominazione. Per meglio capire, si propone un particolare del plastico rappresentante la città di Correggio nell’anno 1685 di Tienno Tagliavini, che efficacemente rappresenta l’architettura dell’antica Porta di Modena.

 

Fuori da Porta san Giovanni si presentava un via a curva fatta a foggia di semicerchio, con parapetti laterali di mattoni in cotto che servivano da sedili per i cittadini. La strada metteva, a destra, al nord delle circondanti fosse e passava sul ponte che su esse esisteva. Indi volgendo il cammino si passava rasente ad un piccolo antico fabbricato, intitolato “la Gabellina”, e poi essa via conduceva fin dove si trovava una cappelletta con dentro un’immagine della Beata Vergine delle Grazie. Proseguendo il cammino, s’imboccava un ampio stradale, selciato con ciottoli a martello, che conduceva all’antico Convento dei Cappuccini.

 

Nel 1658 la Porta di Modena, usurata dal tempo, subì un rifacimento, poi il 13 marzo 1832 un vigoroso terremoto ne danneggiò gravemente la struttura. Per la ristrutturazione il Duca di Modena incaricò l’architetto pittore correggese Francesco Cipriano Forti, al quale si deve l’imponente ed elegante edificio che vediamo nella foto Bassi, al centro del quale si nota, un po’ sfocato, l’emblema della Comunità di Correggio. Nell’Ottocento il concetto di sistema difensivo delle Porte cittadine perse di valore: i portoni furono trascurati al punto da non venir più chiusi di notte. In verità l’idea di abbattere la porta non era fine a sé stessa, ma legittimata da una sua sostituzione con barriera più aggiornata e fruibile tramite progetti presentati da ingegneri architetti. Nel 1850 ci provò l’Ingegner Giuseppe Aimi, nel 1854 l’Ingegner Francesco Forti e nel 1880 l’Architetto Pio Casoli. 
I progetti non andarono mai in porto, cosicché Porta Modena rimase uno spazio libero e aperto.

Per curiosità si propone un disegno di progetto risalente al 1887.

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