La difesa della didattica, sfida comune

L'insegnamento a distanza sotto lo stress dell'emergenza

Dal 24 febbraio scorso le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse per decreto della Presidenza del Consiglio. A due mesi dal provvedimento d’urgenza abbiamo chiesto alle professoresse Maria Cristina Santini e Viviana Cattaneo, dirigenti scolastiche dell’Istituto Tecnico “Luigi Einaudi” e del Liceo “Rinaldo Corso”, di fare una riflessione sul periodo ed una previsione sul possibile svolgimento dell’esame di maturità.

 

Con che animo avete affrontato i primi momenti di sospensione della consueta attività didattica frontale e della sua sostituzione con la modalità a distanza?

Maria Cristina Santini: «Non eravamo pronti, ma la reazione è stata sorprendente da parte di molti docenti. Già il 27 febbraio avevo ragazzi che seguivano video lezioni. Il disorientamento iniziale è stato superato grazie alla collaborazione degli insegnanti più esperti di informatica, che si sono messi a disposizione per aggiornare i colleghi: in pochissimo tempo la quasi totalità dei docenti era in grado di sostenere la didattica a distanza. Importante è stato anche il supporto vicendevole attraverso i consigli di classe e i collegi».

Viviana Cattaneo: «Diciamo che i primi momenti sono stati interpretati come un semplice intervallo, che sarebbe poi stato ricondotto alla normalità. Diverso è stato poi rendersi conto progressivamente che la nuova modalità sarebbe diventata l’unico modo di far scuola per un tempo difficile da quantificare».

 

Quali sono state le maggiori difficoltà con cui vi siete dovuti confrontare?

Santini: «La cosa che ci ha messo più in difficoltà è stata il non aver potuto pianificare il da farsi: è stata una corsa contro il tempo per me, per il mio staff e per ogni singolo docente nel riuscire ad offrire quanto prima le opportunità formative ai ragazzi. Le carenze informatiche sono state sanate da corsi di aggiornamento che hanno avuto un livello di partecipazione elevatissimo: la risposta dei docenti è stata esemplare e molto professionale. Ciascuno ha cercato di fare del proprio meglio fin da subito».

Cattaneo: «Per tentare di rendere attivo e coinvolgente l’insegnamento a distanza, i docenti hanno dovuto apprendere e sperimentare soluzioni nuove. I ragazzi soffrono per l’isolamento sociale e non dobbiamo trascurare il fatto che alcune famiglie sono state coinvolte direttamente dalla malattia. Mai come in questo momento ci si è resi conto che gli adolescenti, checché se ne dica, sono abituati a un contatto reale e non puramente virtuale. Si aggiungano poi le difficoltà tecniche: le problematiche maggiori sono quelle generate dall’instabilità della linea, e ciò rende a volte le lezioni piuttosto faticose. Infine, l’eccessiva permanenza davanti al video genera stanchezza e stress, e quindi è stato necessario fare adeguati aggiustamenti sulla durata massima delle lezioni».

 

Quali energie hanno attivato queste difficoltà?

Santini: «Questa emergenza ha fatto fare un salto enorme per quanto riguarda l’apprendimento dei mediatori didattici multimediali. Anche la riflessione pedagogica su apprendimento a distanza e valutazione formativa è stata oggetto di studio e approfondimento da parte di tutto il collegio docenti: in questi giorni, durante il collegio e le riunioni di materia, avremo modo di approfondire le questioni didattico/docimologiche».

Cattaneo: «Quasi tutti i docenti si sono attivati rapidamente per adattarsi alle nuove esigenze: molti hanno riportato di essere stati spinti verso apprendimenti nell’ambito delle nuove tecnologie che mai avrebbero pensato di acquisire in tempi normali e che potrebbero portare sollecitazioni ed energie spendibili nel contesto usuale».

Come è cambiato il rapporto tra insegnanti e studenti? Su cosa si può costruire il senso di appartenenza ad una comunità in un tale contesto?

Santini: «Attraverso un questionario rivolto a tutti i genitori abbiamo cercato di mettere a fuoco il cambiamento della relazione insegnamento/apprendimento in atto. Dai riscontri delle famiglie, abbiamo potuto constatare un alto gradimento e apprezzamento per gli sforzi che ogni singolo consiglio di classe ha fatto. Gli insegnanti hanno constatato la difficoltà emotiva a cui sono andati incontro molti ragazzi: li hanno trovati abulici, apatici. Alcuni di loro devono anche convivere con la malattia di qualcuno a loro caro e sono stati da sostenere e incoraggiare. Ancora una volta si è avuta la certezza dell’importanza del ruolo che i docenti hanno nella vita dei ragazzi».

Cattaneo: «Il rapporto docente/discente in questa situazione diventa più complesso, ma nello stesso tempo la mancanza del controllo usuale che l’insegnante ha sull’allievo apre nuove prospettive, perché diventa fondamentale la fiducia reciproca e l’assunzione di responsabilità.

Cerchiamo di far diventare i ragazzi più consapevoli del fatto che lavorano per loro stessi e per i loro compagni, non solo perché qualcuno controlla ciò che fanno e come lo fanno.

Lottare contro la perdita di senso di appartenenza è forse la sfida più grande che stiamo affrontando. I docenti hanno realizzato il blog del liceo chiamandolo “Sconfinata-mente”, per dare agli studenti un luogo virtuale dove esprimersi in modo creativo con linguaggi diversi e mantenere l’identità della scuola come comunità: da una situazione di costrizione possono svilupparsi energie creative e può nascere qualcosa di positivo e duraturo».

 

Come si può conciliare l’insegnamento a distanza con la necessità della valutazione della preparazione dei ragazzi?
Santini: «Qualche furbetto c’è: ho richiamato i ragazzi a dare una prova di senso di responsabilità e a comportarsi correttamente. Puntiamo ad una valutazione più formativa che sommativa, con indicatori che tengano conto anche degli aspetti legati al comportamento corretto a distanza, promuovendo anche l’autovalutazione. Si premierà non solo l’apprendimento disciplinare, ma anche la puntualità alle video lezioni e alla consegna degli elaborati, il livello di partecipazione, l’ingaggio, il contributo personale e il corretto uso della strumentazione e delle piattaforme. Abbiamo raggiunto le famiglie più in difficoltà distribuendo devices in comodato d’uso gratuito anche prima delle provvidenze ministeriali in proposito: abbiamo cercato, attraverso la sensibilità dei coordinatori di classe, di offrire ai meno “tecnologici” quanto potesse loro servire».

Cattaneo: «Valutare rimane necessario. Ora più che mai il peso si sposta sul senso di responsabilità, sull’impegno e sull’onestà di ciascuno. Devo dire che la spinta verso l’innovazione si sta facendo strada anche in questo campo, rivelando inaspettate possibilità».

 

Tra poco meno di due mesi gli studenti dell’ultimo anno dovranno affrontare la prova dell’esame di maturità. A che punto è il dibattito a riguardo?
Santini: «Sull’esame di Stato c’è ancora l’incognita del 18 maggio: il Ministro ha posto questa data come cesura tra un’indicazione di esame e l’altra. Credo che sia troppo ottimistico pensare al rientro a scuola. Perciò, è probabile che l’esame si svolgerà attraverso un colloquio onnicomprensivo, ma sui dettagli è presto per esprimersi».

Cattaneo: «Siamo in attesa di indicazioni. Ad oggi sappiamo già che Invalsi e PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) non sono più requisiti di accesso all’esame, ma il resto rimane tutto da costruire. Ovviamente si dovrà conto del percorso atipico degli ultimi mesi; mi auguro tuttavia che si riesca a trovare una soluzione adeguata, che non privi gli studenti della degna conclusione del loro percorso liceale».

 

La didattica a distanza è diventata l’unico modo di comunicare e continuare ad insegnare anche alla scuola primaria, pur nella diversità di contenuti. Con i bambini più piccoli è fondamentale il coinvolgimento dei genitori: ne abbiamo parlato con Margherita Borghi, che insegna alle scuole elementari: «nella prima settimana ci siamo organizzate inviando ai bambini alcuni video simpatici in cui cercavamo di farli sorridere e trasmettere loro l’idea che la scuola era chiusa, ma le maestre c’erano. Quando l’epidemia si è mostrata in tutta la sua gravità, abbiamo attivato una chat con i rappresentanti dei genitori, per dare maggiore fluidità alle comunicazioni, e una mail interna per le nostre famiglie, dove i bambini potessero inviarci disegni, video e pensieri. Col tempo, i nostri video anno assunto un aspetto più didattico, e grazie a Google Meet riusciamo a mantenere contatto anche video con i nostri alunni».

 

Quali difficoltà e quali energie ha suscitato questo repentino cambio di programmi?
«Il primo obiettivo deve essere quello dell’inclusione: le informazioni devono circolare velocemente, devono essere chiare e fruibili; la mancanza di un pc, un tablet o anche solo uno smartphone non deve escludere nessuno. Occorre poi mettersi nei panni dei genitori che, di punto in bianco, sono diventati coloro che affiancano quotidianamente i figli con le attività didattiche, per giunta in un momento in cui i pensieri possono essere quelli della mancanza di lavoro, mancanza di prospettive e paura del futuro».

 

Come hanno reagito le famiglie? Ed i ragazzi?
«Le famiglie sono consapevoli che stiamo facendo il possibile per mantenere vivi i rapporti con i bambini e per procedere con l’attività didattica. Settimanalmente assegniamo i compiti tramite il registro elettronico e inviamo video didattici, racconti di storie e poesie; chiediamo loro di scriverci, tramite mail, e i loro sorrisi, i loro disegni, i loro pensieri scaldano davvero il cuore.

Per i più giovani, che siano bambini di 6/7 anni o ragazzini di 12/13 anni, come mia figlia, manca principalmente il contatto: la relazione, gli scherzi, le risate, le litigate e gli sguardi che sono aspetti insostituibili della nostra vita».

Come è possibile mantenere vivo il senso d’appartenenza ad una comunità?

«Sono un’ottimista di natura, quindi sono convinta che questo tempo difficile ci regalerà la consapevolezza del senso di appartenenza. Sembra scontato, ma insieme è la parola che stiamo riscoprendo. Quando tutto questo sarà finito, troveremo la forza per ricominciare da dove ci siamo fermati, ma con uno spirito meno individualistico. Lo dobbiamo a chi ha lavorato nella sanità, a chi, purtroppo, non c’è più e ai nostri bambini, alunni e figli, che stanno pazientemente vivendo questo periodo restando in casa e accettando di dare un senso a qualcosa più grande di loro.

La scuola non esaurirà il suo compito con la didattica a distanza; si dovrà ripartire dallo stesso punto al quale saremo arrivati, chi con più fatica, chi con meno, ma tutti con le stesse possibilità di raggiungere insieme un unico meraviglioso obiettivo: crescere insieme».

Condividi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Leggi anche

Newsletter

Torna su