La cultura ha una nuova casa

Ecco il progetto dell’ex Caserma donata al Comune

Grande interesse ed entusiasmo sta suscitando il progetto di recupero dell’ex Caserma dei Carabinieri posta in Viale Cottafavi a Correggio. Nei mesi scorsi i coniugi Artenice Rinaldi e Brenno Bertani hanno acquistato l’immobile e poi, con un atto di grande generosità, hanno deciso di donare alla comunità di Correggio l’edificio ristrutturato, da destinare ad una funzione di pubblica utilità. Nell’ambito di una ristrutturazione organizzativa dei servizi culturali l’Amministrazione ha pensato di destinare questo edificio a Casa della Cultura. Al Sindaco Ilenia Malavasi chiediamo informazioni sui contenuti e sui tempi.

 

A che punto siamo dell’iter procedurale?

«Nella seduta dello scorso 25 marzo il consiglio comunale ha approvato, in deroga all’attuale Piano Regolatore, il progetto per il recupero funzionale dell’immobile e dell’area cortiliva; nelle scorse settimane è stato rilasciato il “permesso di costruire”. È tutto pronto, dunque, per il via ai lavori».

 

Quali funzioni ospiterà la Casa della Cultura?

«L’attuale fondo contemporaneo della biblioteca comunale “Giulio Einaudi”, la narrativa e la saggistica, l’edicola, i materiali in lingua straniera e gli audiovisivi, oltre ad offrire libero accesso a più di due milioni di documenti digitali e a mettere a disposizione una sala per la didattica, un laboratorio per attività di formazione predisposto anche per la visione in streaming di film e documentari, più di cento postazioni di studio e consultazione in sede, una digital room per l’apprendimento e la realizzazione di contenuti digitali ed il prestito di dispositivi per la lettura di materiali digitali. Il rinnovato servizio bibliotecario si avvarrà di una varietà di risorse in grado di soddisfare le esigenze individuali e collettive di istruzione, di informazione e di sviluppo personale, compresi lo svago e l’impiego del tempo libero, facilitando l’accesso e aumentando, rispetto alla situazione attuale, l’inclusività».

 

Sarà destinata prevalentemente a particolari fasce di età o darà risposta a tutti?

«Darà ovviamente risposta a tutti i cittadini, ma è pensata, in modo particolare, per le fasce d’età giovanili: Brenno e Artenice, i benefattori, fin dall’inizio hanno mostrato una specifica attenzione e una grande sensibilità proprio rispetto ai giovani e alle loro necessità. Sono tre le parole chiave che ci hanno guidati nella definizione di questo progetto: innovazione, prossimità e comunità. Sappiamo che i servizi bibliotecari rappresentano un elemento centrale per i bisogni informativi e formativi, ma svolgono un ruolo molto importante anche per il mantenimento di una buona coesione sociale. Questi servizi stanno oggi attraversando profondissimi mutamenti: nell’ultimo decennio, con l’esplosione dell’utilizzo e delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, hanno visto una forte accelerazione. Abbiamo pensato, dunque, a una nuova biblioteca in cui far convivere le molteplici esigenze richieste, ma anche a un nuovo spazio verde pubblico, per fruire di eventi culturali e aggregativi».

 

Come saranno suddivisi i servizi fra Casa della Cultura e Palazzo dei Principi?

«A Palazzo dei Principi continueranno a essere ospitati gli Archivi storici e la biblioteca antica, oltre al Museo Il Correggio e alla Galleria Espositiva, tutti servizi che, attualmente, hanno spazi sacrificati. Insieme alla Casa nel Parco, sede della biblioteca ragazzi e spazio per le attività della fascia d’età preadolescenziale, che abbiamo completamente rinnovato lo scorso anno, la Casa della Cultura diventerà il terzo polo bibliotecario della nostra città. È un risultato davvero notevole per la nostra realtà, che qualifica sempre più Correggio come importante centro di promozione della lettura e della cultura».

 

 

All’architetto Mauro Severi chiediamo invece notizie sul progetto.

La struttura a cui si vuole dare vita deve ospitare in modo innovativo funzioni già esistenti e contemporaneamente rispondere a bisogni nuovi e emergenti. Come hai pensato di dare forma alle idee?

«L’impostazione architettonica del nuovo progetto prevede un asse centrale di distribuzione che, dal portone principale sul centro della palazzina a due piani, attraversa gli spazi e funge da piazza-strada, percorso che consente una distribuzione più organica ed adattabile delle varie funzioni. La palazzina (a sud) manterrà destinazione prevalentemente amministrative e di servizio, mentre il grande volume dei magazzini, movimentato da un soppalco e suddiviso tramite gli arredi, ospiterà le aree destinate allo studio, alla consultazione di libri, giornali e riviste, alla fruizione degli strumenti informatici. L’idea è di mantenere la visione unitaria di questo spazio così particolare, senza rinunciare alle specializzazioni necessarie».

 

Quali ritieni che siano gli elementi di forza del progetto?

«Il recupero di un ambito cittadino trascurato, tanto vasto e centrale, è un’operazione ad alto valore aggiunto per la collettività. Il progetto tende a creare un luogo vivo, di studio e di avventure, da frequentare per incontrare persone, leggere o partecipare ad un incontro pubblico… La biblioteca può costituire il luogo di incontro, di verifica e confronto sulla formazione e sullo sviluppo culturale della città. Uno spazio dialettico, che guarda oltre ai tradizionali servizi di prestito e consultazione.  Correggio è una piccola città con una storia di grande interesse, conserva un patrimonio unico di arte e documentazione, sviluppa servizi ed istituzioni scolastiche di prestigio oltre a promuovere grandi eccellenze produttive. La nuova biblioteca deve essere un organismo flessibile e modificabile, che ospiti laboratori di ricerca e promozione culturale, spazi per l’approfondimento delle competenze digitali, sezioni specializzate con testi in lingua, eventi musicali, artistici, testimonianze dell’opera dell’uomo. Un luogo vivo, attrattivo, di studio e nutrimento culturale, quindi un luogo di crescita sociale».

 

Il luogo è particolarmente affascinante: sono previste strutture all’aperto? Potrà ospitare iniziative particolari?

 «Grazie al parco che circonda l’edificio a sud e ad est, sarà possibile sviluppare eventi legati ad attività musicali e allo spettacolo, grazie ad una piattaforma con gradinate utilizzabile per spettacoli ed altre attività. L’area del parco sarà attrezzata per luoghi di svago e studio all’aperto. Nella zona sud potrà in futuro essere realizzato un edificio contemporaneo, un padiglione a destinazione ricreativa e di ristorazione».

Ascoltando quel che si dice in città si rilevano due riflessioni.

La prima è sul nome. Si propongono alternative a Casa della Cultura. Qualcuno azzarda un nome che descriva l’innovazione: Contemporaneo. Altri un nome ispirato dal luogo che dia il senso della elaborazione culturale e non solo della conservazione: Officine culturali. L’amico Walter, pur rimanendo nel classico, con argomentazioni storiche consiglierebbe Biblioteca della Comunità.

La seconda è sul percorso che si sta attuando. Vi è una grande curiosità sui contenuti concreti del progetto. Se uno dei riferimenti è la parola comunità, sarebbe opportuno accompagnarla da un altro concetto chiave: condivisione.

Nei giorni scorsi ho avuto occasione di incontrare i donatori della Casa della Cultura e di scambiare con loro alcune considerazioni sul progetto e sui tempi di realizzazione. Durante la conversazione mi hanno trasmesso l’emozione con la quale vivono questa esperienza e la carica umana e ideale che li ha motivati a questa decisione. La loro serena felicità mi ha portato alla memoria le parole di Rabirio, poeta latino citato da Seneca nel libro VI De beneficiis: “Hoc habeo quadcumque dedi, Io ho quello che ho donato.

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