La crisi Sicam toglie il fiato a cento famiglie

Davide Franco, FIOM-CGIL, vede il rischio di una bomba sociale

La crisi della SICAM, anzi dell’intero Gruppo italiano controllato dalla Stargate Capital, è esplosa il 24 maggio 2022, con la richiesta di concordato preventivo avanzato dalle aziende del Gruppo al tribunale di Reggio Emilia. La decisione nasce per l’impossibilità di rimborsare alla scadenza una rata di obbligazioni sottoscritte nel 2018. Il settore automobilistico, in cui le imprese di componentistica del nostro territorio costituiscono un polo di assoluta rilevanza internazionale, ha sofferto di troppi shock: prima la pandemia che ha bloccato attività e vendite; poi una ripresa che si è immediatamente tradotta in carenza di materie prime e quindi di componenti, oltre che in una inflazione da costi; infine l’invasione dell’Ucraina, che aggiunge altri elementi di incertezza alla ripresa dell’economia globale.

Davide Franco della Segreteria Provinciale della FIOM, di cui è coordinatore per la zona di Correggio, si occupa del settore reggiano dell’automotive. «Tuttavia la crisi aziendale che stiamo affrontando alla SICAM non è solo dovuta a questi fattori» mi dice. «Il settore continua per ora nella sua ripresa. In futuro per le nostre imprese di subfornitura si porrà il problema di una industria automobilistica in cui ormai l’Italia conta sempre meno. Ma oggi, ad esempio, il comparto delle attrezzature per gommisti presenta portafogli-ordini che arrivano almeno fino a settembre. La stessa Werther, che ha un grave problema di indebitamento, lavora con prodotti concorrenziali sul mercato. La SICAM, che invece fatica a spuntare margini che le consentano di mantenere in utile la gestione, ha prodotti di alta qualità e tecnologie d’avanguardia per gli investimenti realizzati all’epoca della proprietà Bosch. Entrambe hanno ridotto notevolmente il fatturato rispetto a cinque anni fa, infatti il Gruppo ha usufruito come tante imprese della Cassa-COVID nel 2020 e nel 2021. La SICAM ha sottoscritto coi sindacati e col Ministero un contratto di solidarietà dai contenuti piuttosto limitati e la Werther una cassa integrazione ordinaria, ammortizzatori sociali rinnovati all’inizio del 2022. La situazione si modifica a fine aprile quando, in data 24 aprile, Werther non è in grado di rientrare delle scadenze relative al bond sottoscritto ed apre alla crisi di tutto il gruppo. SICAM propone un nuovo contratto di solidarietà dai contenuti molto più duri, immediatamente prima di arrivare alla richiesta di concordato; Werther si uniforma».

Quindi non ci troviamo in una crisi di settore, né in presenza di evidenti manovre speculative. Apparentemente è una crisi finanziaria a cui la proprietà, che ha sede in Germania e che risulta difficile da individuare, non vuole o non è in grado di rispondere.

«Infatti», conferma Franco, «il piano d’impresa a suo tempo presentato ai sindacati dalla proprietà aveva dei punti di forza, per esempio nel perseguire la completezza di gamma. Ora però, nonostante le nostre ripetute richieste, non c’è un piano d’impresa della proprietà che consideri la nuova situazione. Il fatto che le due aziende, pur continuando a funzionare normalmente, debbano entro quattro mesi produrre un concordato accettato dai creditori, sotto il controllo di commissari nominati dal tribunale, apre scenari molto pericolosi: dal ritorno alla solvibilità grazie al sacrificio dei creditori, all’utilizzo di ammortizzatori sociali per una quantità da definire di esuberi, alla vendita di cespiti, di marchi, di aziende. Oltre alla possibilità che il concordato non abbia buon esito e si arrivi alla liquidazione. Sarebbe una vera bomba sociale anche in una realtà come quella di Correggio, dove le incertezze hanno cominciato ad incidere sui bilanci delle famiglie. Su questo c’è la solidarietà delle istituzioni e la vigilanza della FIOM – CGIL».

SICAM, una storia complicata

La “Società Italiana Costruzioni Attrezzature Meccaniche srl” viene costituita a Correggio nel 1975 da quattro tra tecnici e commerciali usciti dalla Corghi. Produce attrezzature per gommisti, collaborando con la G.S. (di Gobbi e Spaggiari) che aveva avuto analoga origine nel 1967. Nel 1979 G.S. cessa la collaborazione; verrà venduta vent’anni dopo alla multinazionale americana di utensileria meccanica Snap-On. Dalla SICAM nel 1989 esce il socio Cabassi, che fonda l’attuale Cormach srl. La SICAM nel 2007 viene incorporata dalla multinazionale Bosch, che l’affianca alla sua società di smontagomme Beissbarth. Nel 2017 la Bosch vende l’intero settore al fondo di investimento Stargate Capital con sede a Monaco di Baviera, che aveva già acquisito la Werther SpA di Reggio Emilia (specializzata nelle attrezzature per autofficine) costituendo il Gruppo Base. Il gruppo ha stabilimenti a Correggio, Carpineti, Calerno, Lonigo e Reggio Emilia.

Il Gruppo occupa circa duecento dipendenti, di cui la metà opera nel modernissimo stabilimento della SICAM in via Corradini, nel nostro villaggio industriale.

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