La crisi demografica c’è e si vede, anche a Correggio

Se ne parla poco, ma non è facile affrontarla

Gli studiosi di economia e società da tempo mettono in guardia dalla crisi demografica che interessa il nostro Paese. Lo stato di benessere economico e sociale infatti è strettamente legato alla consistenza quantitativa delle nuove generazioni ed al loro contributo ai processi di sviluppo. L’invecchiamento della popolazione italiana non è tanto dovuto alla maggior longevità, quanto all’effetto del calo della natalità. Nel giro di una generazione i giovani calano e, conseguentemente, questi giovani fanno meno figli; e così via, si innesca la spirale negativa. La Francia ha vissuto questa esperienza negli anni sessanta e settanta, ma è corsa ai ripari con potenti politiche di sostegno alla famiglia ed alla natalità, così che il tasso di natalità è risalito a due figli per coppia, mentre in Italia è crollato a 1,32; là i giovani fino ai venticinque anni sono il 30% della popolazione, qui il 24%.

Uno studio della Fondazione Di Vittorio “L’impatto della crisi demografica italiana sul mercato del lavoro”, del luglio 2022, ha messo in luce che anche l’apparente miglioramento del tasso di occupazione è in realtà un effetto ottico derivante dal calo della popolazione, secondo il rapporto tra il numero degli occupati e la popolazione dai 15 ai 64 anni. Al 2042 vi sarà un calo di popolazione attiva di 6,8 milioni di lavoratori, una diminuzione della fascia giovanile under 15 anni di 1,1 milioni ed un aumento della popolazione anziana di 4.9 milioni di unità. Complessivamente la popolazione attiva passerà dal 63.5% del 2022 al 54.8% del 2042. La crisi demografica dunque avrà un impatto sulla quantità e qualità dell’offerta di lavoro, sulla produttività, sull’assistenza e la previdenza sociale.

Anche il presidente dell’ISTAT ha lanciato l’allarme: “La crisi demografica mette a rischio i conti pubblici ed il sistema di welfare” dopo che nel 2021 le nascite sono calate sotto la soglia delle 400 mila unità (nel 2008 erano 576 mila).

Il saldo negativo della popolazione residente è poi anche influenzato, e non poco, dall’emigrazione dei giovani italiani. Sono circa 120 mila ogni anno i giovani formati in Italia che vanno a spendere il loro talento all’estero. Un dato da non sottovalutare.

E a Correggio? Nel nostro Comune le cose vanno un po’ meglio, grazie al forte sviluppo avuto dal 2005 al 2010, in conseguenza dell’espansione urbanistica. Nei decenni precedenti, mentre dalle altre parti la popolazione cresceva, a Correggio rimaneva inchiodata ai 20 mila abitanti (dal 1921 al 2001). Poi l’inversione di tendenza: nel 2011 si sono raggiunti i 25 mila abitanti. In quel periodo quindi ci siamo fatti un po’ di “scorta demografica”, per cui oggi i nostri indici sono leggermente migliori della media, anche se ultimamente tendono al ribasso.

Andamento popolazione residente a Correggio

Stando alle stime regionali tarate sui distretti, la popolazione in età scolare 0-14 anni, che era oltre il 15% nel 2020, sarà il 13% nel 2035. La popolazione in età lavorativa, sempre stimata come tendenza al 2035, da 15 a 39 anni crescerà per effetto dello scorrimento in avanti della scorta demografica della prima decade degli anni 2000. Ma crescerà anche l’indice di invecchiamento, passando da 142 a 189 anziani per 100 giovani sotto i quindici anni. In sostanza le cose vanno un pochino meglio da noi che nel resto dell’Italia, ma così non durerà molto. Perciò devono intervenire politiche adeguate. Sono tutti concordi che per incentivare le nascite è necessario un maggior sostegno alla famiglia. In primo luogo con l’occupazione. Maggiore è la stabilità economica famigliare maggiore è la propensione a mettere al mondo i figli. Occorre intervenire sul lato dell’occupazione femminile e sull’armonizzazione dei tempi famiglia-lavoro. Un contesto di buoni servizi sociali come a Correggio, sicuramente ha un beneficio in termini di natalità. Nei paesi sviluppati, ormai da diversi decenni, la natalità è più alta laddove anche il tasso di occupazione femminile è più alto e maggiore è l’uguaglianza di genere, sia nel lavoro sia nei compiti familiari, col riequilibrio delle responsabilità tra madri e padri. Poi c’è il contributo della scuola, che ha un ruolo fondamentale di educazione e di socializzazione. Qui il nostro Comune può vantare una positiva tradizione, soprattutto per l’infanzia. Implementare i servizi scolastici per l’infanzia, qualificare e dilatare il tempo scuola, prevenire l’abbandono scolastico dei giovani sostenendo le famiglie bisognose: tutto ciò ha ricadute positive sui progetti di vita, sulla riduzione delle diseguaglianze e quindi sul clima favorevole alla ripresa della natalità. Poi, senza addentrarmi in un capitolo economico fiscale complesso, ritengo sia urgente attivare politiche occupazionali volte a frenare l’emigrazione dei nostri giovani, diminuendo la tassazione sul lavoro. Da un recente rapporto dell’OCSE emerge che gli italiani, a parità di lavoro e gradi gerarchici, guadagnano molto meno dei colleghi spagnoli, francesi e tedeschi. Il che spiega il fenomeno crescente delle dimissioni volontarie dal posto fisso di molti giovani, che tentano nuove avventure perché demotivati da compensi che non consentono di fare alcun progetto di vita. Infine, ritengo che sia importante favorire con grande convinzione le relazioni sociali, i gruppi, le parrocchie, le associazioni, lo sport, le attività culturali e assistenziali. Un insieme di “agenzie” che creano e coltivano relazioni in cui le persone e le famiglie possono esprimere le proprie capacità di apertura alla vita ed alla solidarietà. È la formidabile risorsa del volontariato, un patrimonio che a Correggio ha un grande peso e un grande valore: la speranza per una nuova vita … e per nuove vite.

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