La costanza di Costantino

Le imprese sportive di un centauro correggese

Per chi come me ha avuto a che fare col mondo motociclistico correggese, il “Costa” sa benissimo chi è.

Costantino Cavazzoni, classe 1953, sulla moto dal 1966. Tra tutti i bikers correggesi che papà mi ha sempre citato o che mi ha fatto conoscere o di cui con nostalgia mi ha sempre parlato, Costantino era uno dei più citati. Ed io me lo ricordavo ai raduni, alla Motobefana, alle cene sociali. Da piccola papà mi portava spesso da Onorio Moto, quando il negozio era ancora all’incrocio tra Viale Vittorio Veneto e Via Carlo V: mentre loro chiacchieravano, io con Enrica, moglie di Onorio, stavo alla sua scrivania fingendo di lavorare come lei! Erano un bel gruppo di amici con mestieri, storie ed età diverse, ma tutti accomunati dalla medesima passione: la motocicletta.

I ricordi dei raduni turistici, delle gare e delle tante motobefane sono ancora nella memoria di molti a Correggio. Tra queste gare ce n’è ancora solo una oggi per cuori davvero impavidi: il Motogiro d’Italia, unica gara su strada rimasta. I concorrenti per una settimana, con sole o acqua o neve o tempesta, si sfidano su prove di regolarità divisi per categoria. Ogni anno viene scelto dalla FMI (Federazione Motociclistica Italiana) un percorso a tappe con rilevazione dei tempi di percorrenza e dopo 100 anni dal primo passaggio, il Motogiro, quest’anno, è tornato a Correggio!

Questo è stato reso possibile grazie a Costantino che, giunto alla sua sesta partecipazione, ha convinto l’FMI a scegliere la nostra terra. Un grande onore, se consideriamo che il 70% dei partecipanti è straniero (americani, australiani, inglesi, tedeschi). Per giunta la medesima gara si svolge solo in altre due parti del mondo: Spagna e California! Ho quindi incontrato Costantino e gli ho rivolto alcune domande.

Come e quando hai iniziato a gareggiare nel Motogiro d’Italia?

«Dopo aver fatto per molti anni motorismo estremo (ho attraversato per due volte da solo il deserto del Sahara, giù in Mauritania, sono andato in Patagonia nella Terra del Fuoco, sono andato fino al ghiacciaio Perito Moreno, sono stato in Islanda), adesso che il fisico comincia a dirmi che non ho più vent’anni mi sono preso questa passione per il Motogiro: ho provato nel 2010 ad entrare, ma per due anni non sono riuscito; fino a che, nel 2012, a causa di un ritiro all’ultimo momento di un partecipante nella mia categoria, mi hanno dato la possibilità di prendere parte alla gara e da lì non ho più saltato un anno».

 

Hai gareggiato con qualunque tipo di moto?

«Sì, io non sono un sostenitore monomarca. Le moto mi piacciono tutte, anche di tipo diverso: sportive, da enduro, d’epoca. Io nel mio garage ho un po’ di tutto. Tuttavia ci sono marche a cui ti “affezioni” per le emozioni che ti trasmettono quando le cavalchi: ad esempio la mia KTM ha più di 100.000 km perché mi ha portato in Libia, nel Sahara, in Patagonia… Ho dei ricordi tali che non potrei venderla mai, bisogna che si autodistrugga prima che io me ne separi».

Oggi, nell’immaginario collettivo, le gare di moto sono per lo più quelle della MotoGP. In una gara, in percentuale, quanto fa il pilota e quanto la moto?

«La moto adesso fa molto grazie a tutta l’elettronica. Un pilota che riesce a preparare per bene la sua moto è un pilota che si può già considerare quasi vittorioso. L’elettronica ti da una gran mano. Vedi che all’uscita dalla curva non cadono più, cadono all’entrata perché frenano, quando inseriranno l’abs nelle moto (perché prima o poi lo inseriranno) non cadranno più neppure lì, perché i centauri freneranno ma la ruota continuerà a girare lentamente e la moto non gli andrà via. Io ho provato anche quei tipi di moto da corsa della Superbike su pista. Senti la potenza davvero solo nei rettilinei perché in curva con l’elettronica il motore viene “tagliato”, lo senti che borbotta, capisci che è controllato quando la moto perde aderenza. Con le moto vecchie invece ci voleva coraggio, ci voleva polso, ci voleva sensibilità. La moto vecchia non ti permette errori».

Come è cambiato il motociclismo da quando lo praticavi tu ad oggi?

«Completamente. Oggi ci sono moltissimi motociclisti che non appena hanno in mano la moto nuova si preoccupano della connessione col casco, del telefono, del navigatore satellitare, non si preoccupano più delle prestazioni della moto. È una cosa che difficilmente capisco. Io con una nuova moto a disposizione avrei fretta di provarla, non di verificare se funziona il Bluetooth. Eppure non parlo di giovani di vent’anni, quelli in moto non ci vanno proprio, parlo di persone di 40/50 anni. Tuttavia capisco che ogni cosa evolve, e così anche il motociclismo».

 

Puoi raccontarci qualche ricordo del Motoclub di Correggio?

«Ho dei ricordi bellissimi dei viaggi che facevamo come la Rosa d’Inverno a Milano con tuo papà e con gli altri del club, Ivan Carra, Giuliano Mazzali, Maino Cattini, Ivan Ferraguti (era il gruppo di miei coetanei, oggi “ragazzi” tra i 62 e i 65 anni) quando il motoclub era veramente unito. Ma di tutti questi miei amici, sono rimasto l’unico che ha continuato davvero ad andare in moto senza mai smettere».

 

Ed il giro più bello che hai fatto?

«Io dico a tutti che il giro più bello è quello che ancora devo fare!».

Costa mi ha raccontato molte delle sue avventure in giro per il mondo, come quella volta che è rimasto a piedi nel bel mezzo del deserto in Mauritania mentre stava andando verso Chinguetti, per visitare una delle biblioteche più antiche del mondo ed è stato salvato da un generale indigeno. Quando costui scoprì che lui non intendeva solo attraversare il paese ma conoscerlo e visitarlo, lo ospitò a casa sua a cena e lo scortò il giorno dopo. L’anno successivo, quando Costa tornò là, cercando il suo amico generale, quest’ultimo, gli corse incontro e lo riabbracciò come un fratello. Oppure sulle Ande dove i locali facevano a gara per ospitarlo e presso una di queste famiglia la padrona di casa sapendo che era italiano gli ha proposto per cena la cotoletta alla milanese! Non è dunque solo motociclismo, è un’esperienza di vita, sono ricordi, sono legami.

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