La cooperativa l’ovile adotta k-lab

Un nuovo collettivo al servizio dei ragazzi più fragili

Gabriele Mariani, classe 1976, correggese doc, è il direttore generale della cooperativa sociale L’Ovile, un’eccellenza reggiana che si occupa di inserimento lavorativo di persone svantaggiate e di accoglienza di persone fragili. L’ente, che attualmente conta quattrocento dipendenti e diverse sedi tra Mancasale (la principale), Rubiera, Bagno e Casina, è stato ideato nel 1993 da don Daniele Simonazzi, all’epoca cappellano dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario del carcere.

Il religioso voleva dare un’opportunità ai reclusi di sperimentare periodi al di fuori dell’opg, per entrare in contatto con vere esperienze di vita quotidiana. Ciò passava in primis dal dare loro un’occasione lavorativa, che fu individuata nella raccolta di cartone e nel successivo assemblaggio, al fine di creare prodotti per le aziende. Da allora, la cooperativa Ovile ha continuamente incrementato i propri progetti e diversificato le varie attività al suo interno. «Ovile – esordisce Gabriele Mariani – punta sui valori della creatività, della bellezza, del lavoro e del riscatto.

I nostri progetti sono centrati sulla persona e sono finalizzati a proporre a chi ha sbagliato l’occasione di dimostrare a sé e agli altri che il cambiamento in positivo è possibile. Una scommessa di riparazione sociale e di rigenerazione umana». Infatti, tra i fiori all’occhiello della cooperativa, vi sono le attività definite “Semi Liberi, Made in Carcere”, ovvero tre iniziative che coinvolgono professionalmente i detenuti all’interno del carcere reggiano. Semi Liberi é laboratorio di falegnameria, coltivazione di terreni interni alla struttura penitenziaria, laboratorio di trasformazione alimentare e recentemente anche apicoltura. «All’interno del carcere – spiega Mariani – è stata allestita una falegnameria che impiega persone con pene medio lunghe.

Il laboratorio, realizzato in collaborazione con aziende del territorio reggiano, quale il Salumificio Veroni di Correggio, nasce con l’attività di ripristino di tavoli da esposizione per i supermercati ma si è sviluppato incontrando il design e producendo complementi di arredo e oggettistica.

La coltivazione dei terreni coinvolge invece i detenuti a fine pena. Frutta e verdura ottenuti vengono venduti dagli stessi detenuti il sabato mattina al mercato del contadino in Piazza Fontanesi e al lunedi mattina all’ex Polveriera in via Terracchini. Buona parte della produzione agricola è inoltre destinata alla trasformazione in conserve e marmellate all’interno del laboratorio alimentare». Negli anni Ovile si è anche prodigata per offrire un alloggio agli ex detenuti dell’opg, a persone svantaggiate con certificazione e a richiedenti asilo.

Gli appartamenti che la cooperativa ha preso in affitto sono una cinquantina, tra Reggio Emilia e zone limitrofe. Infine, in epoca più recente, nel 2017, la cooperativa ha adottato K Lab, un collettivo nato nel 2013 che sviluppa progetti di comunicazione, pensa e produce oggetti di design, eventi e performance grazie all’incontro tra persone del mondo creativo e del mondo legato alla fragilità.

K Lab coinvolge grafici, architetti, designers, scenografi che si mettono in gioco lavorando insieme alle capacità dei ragazzi fragili, canalizzando le loro risorse in modo produttivo e dando riconoscimento al loro talento. «K Lab – conclude Mariani – è oggi il marchio di molti oggetti prodotti dai vari centri e ateliers creativi di Ovile. Questi oggetti, che spaziano da quaderni a t-shirts, da piccoli complementi di arredo alla bigiotteria, si possono trovare nello store presso l’ex Polveriera, nell’Edicola dell’Arcispedale Santa Maria Nuova e nel negozio in centro città ubicato in via della Croce Bianca». E proprio grazie ai punti vendita i ragazzi fragili possono essere parte integrante del progetto K Lab, perché sono loro ad allestire i negozi, a confezionare i prodotti, a venderli al pubblico, facendo cosi un percorso di inserimento lavorativo. Insomma, un’eccellenza nell’eccellenza.

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