La Cianciulli va in scena all’Asioli

Venerdì 18 ottobre all’Asioli di Correggio andrà in scena una delle vicende più note e oscure della nostra storia locale: “Leonarda, il canto della saponificatrice”, uno spettacolo sulla Cianciulli, in forma di musical. Come si possa dare vita a un’opera d’evasione su temi tanto macabri ce lo ha spiegato Simone Oliva, di Novellara, che insieme a Cristian Cattini ha composto musica e parole, mentre le coreografie sono di Allegra Bergonzi e Lucrezia Greco.

«Tradizionalmente il musical viene associato ad argomenti leggeri, ma esiste anche un altro modo di intenderlo. Anche se non siamo professionisti, nella nostra carriera abbiamo già realizzato diversi lavori: sulla fine della dinastia dei Gonzaga, sulla guerra di Liberazione, sulla figura di Don Milani e sulle colonie estive CCR. Ci interessano argomenti legati al nostro territorio e su cui riteniamo che sia importante ancora oggi riflettere».

Il percorso scelto da questi due quarantenni entusiasti e prolifici è sicuramente interessante, anche se si fa fatica a cogliere un messaggio edificante nella vicenda della “saponificatrice”. «Quella della Cianciulli è una storia che ci ha incuriositi e spaventati fin da bambini. Negli anni Ottanta un gruppo di Correggio, gli En Manque D’Autre, dedicò una canzone e un disco a questa figura, facendola conoscere anche ai ragazzi della nostra età. In anni recenti si sono moltiplicate le pubblicazioni sull’argomento, a dimostrazione dell’interesse che ancora suscita. Il nostro obiettivo non era ricostruire gli avvenimenti, già ampiamente noti, ma indurre gli spettatori a porsi delle domande su come e perché tutto ciò possa essere accaduto.

Ci siamo attenuti quasi interamente al Memoriale, un faldone di oltre settecento pagine steso dalla stessa Cianciulli, su invito dello psichiatra che la seguiva. Su questo memoriale è stato impostato il processo e dal esso sono scaturiti tutti i racconti, più o meno veritieri, che noi conosciamo. La versione della Cianciulli, il suo “canto”, era quello di una madre disperata, che dopo 13 aborti era disposta a tutto pur di salvare la vita ai suoi quattro figli, gli unici di cui era riuscita a portare a buon fine la gravidanza.

Una cartomante – così pare – le aveva predetto che per non far morire il primogenito Giuseppe, chiamato alle armi, avrebbe dovuto compiere dei riti propiziatori. E quei riti consistettero proprio nelle macabre esecuzioni delle tre signore correggesi, tutte senza marito e frequentatrici abituali della sua abitazione nel centro storico di Correggio, a pochi passi dal teatro».
Quindi avallate la tesi, poi confermata dalla sentenza del giudice, che la Cianciulli non avesse ucciso per denaro, ma per “troppo amore” verso i figli, mossa da una mente criminale e suggestionata da superstizioni e credenze magiche? «È così, ci atteniamo a ciò che è stato confermato dalla tesi processuale, anche se lasciamo aperto qualche spiraglio su verità differenti».

Il tema, ancora controverso, desta sicuramente interesse e curiosità, anche morbosi. Vedremo se i nostri autori e le loro interpreti (cinque cantanti e quattro ballerine, tutte donne) siano davvero riusciti a rivitalizzare una vicenda che da oltre settant’anni popola gli incubi di tanti correggesi. Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza all’associazione “Sostegno e zucchero”.

 

LA VICENDA

Leonarda Cianciulli nacque a Montella, in provincia di Avellino, nel 1894. Dopo il terremoto del Vulture del 1930 si trasferì a Correggio. Il marito, Raffaele Pansardi, era impiegato presso l’Ufficio del Registro. Fu accusata di aver ucciso, distruggendone i cadaveri, tre donne fra il 1939 e il 1940: Faustina Setti, Clementina Soavi e Virginia Cacioppo. Durante la fase istruttoria del 1941 parvero implicati anche il figlio maggiore, un casaro e un parroco del luogo. Solo la Cianciulli e il figlio furono rinviati a giudizio. La sentenza definitiva del 1946 dichiarò la Cianciulli unica responsabile dei delitti e per questo fu condannata a trent’anni di detenzione, scontati prima nel manicomio criminale di Aversa, poi a Pozzuoli, dove morì nel 1970.

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