La bonifica, un guardiano vitale del territorio

Il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale assicura la corretta gestione e distribuzione delle acque superficiali per la tutela e lo sviluppo del territorio. È un ente vitale per la nostra pianura così come per la montagna, sia in ambito agricolo che civile ed industriale. D’altro canto il servizio offerto, decisamente complesso, non è rivolto al solo mondo rurale (come erroneamente si potrebbe essere portati a pensare, limitandosi ad associarlo alla sola pratica irrigua), bensì a tutti i proprietari di beni immobili del territorio. Tutti siamo tenuti al pagamento dei cosiddetti “ruoli”, che di fatto sono un canone annuo fisso al quale si andranno a sommare eventuali servizi specifici su richiesta, quello irriguo ad esempio. In pianura le opere del Consorzio garantiscono il corretto deflusso delle acque meteoriche tramite la loro raccolta, allontanamento e smaltimento, ma servono anche a preservare il territorio dalle inondazioni che potrebbero essere provocate delle acque provenienti dai territori situati più a monte. In montagna invece opera interventi contro il dissesto idrogeologico, come il consolidamento dei movimenti franosi e la regimazione dei rii naturali. Intervenendo sulla viabilità minore, mantiene efficienti le infrastrutture pubbliche poste a servizio degli immobili. Nel periodo estivo, infine, la bonifica distribuisce acqua a fini irrigui ed ambientali ad un territorio di circa 120.000 ettari. In questi ultimi anni, nei quali si fanno particolarmente sentire gli effetti dei cambiamenti climatici, con periodi siccitosi lunghissimi ed eventi piovosi sempre più anomali ed imprevedibili, il ruolo della bonifica è stato sempre più determinante. Le scelte che questa dovrà intraprendere per il futuro dovranno necessariamente portare ad una sua trasformazione e riorganizzazione, al fine di adeguarsi al momento storico contingente. Decisioni che, per il prossimo quinquennio, spetteranno al nuovo Consiglio di amministrazione, eletto nei giorni scorsi: dovrebbe insediarsi ufficialmente entro l’anno, dopo la validazione dei risultati. Ovviamente stiamo parlando di scelte complesse ed importanti, molte delle quali richiedono investimenti colossali e tempi di realizzazione pluriennali, che inequivocabilmente impongono la necessità di individuare delle priorità. Priorità già annunciate, almeno in parte, in fase pre-elettorale e che, assieme ad una visione generale del ruolo della bonifica, hanno indirizzato il voto degli elettori del consiglio di amministrazione della bonifica, proprio come accade nella politica: schieramento di appartenenza, affluenza alle urne e schede bianche comprese.

L’esito delle votazioni conclusesi l’8 ottobre scorso ha decretato una netta vittoria della listaLa Bonifica del fare”, che ha prevalso sulle altre due liste “Diga e Acqua per il territorio” e “La Nuova Bonifica”.

Portavoce della lista che dovrà farsi carico di oneri ed onori è Lorenzo Catellani: reggiano di San Maurizio, cinquantacinque anni, sposato con due figli, è titolare di un’azienda viticola e Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Reggio Emilia dal 2023. Con buona probabilità sarà lui a presiedere l’ente, anche se l’elezione dovrà essere annunciata ufficialmente all’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione. Catellani conosce profondamente il mondo agricolo, anche in virtù delle esperienze maturate al servizio di questo comparto, come per esempio i dieci anni di presidenza del Consorzio Fitosanitario Provinciale. A lui abbiamo chiesto alcune riflessioni in merito al ruolo del Consorzio.

«La bonifica è un ente fondamentale. Crediamo che al governo debbano esserci persone che conoscono approfonditamente le esigenze del territorio e agiscono per il bene della comunità, assicurando i servizi fondamentali. È questo criterio che ci ha spinto a metterci in gioco in prima persona con la creazione di una lista, che ha ricevuto la ferma fiducia degli elettori. Il risultato ottenuto ci ha dato una soddisfazione immensa: i cittadini e gli imprenditori agricoli hanno creduto fortemente nel vasto programma presentato e nei piani previsti sull’intero territorio di competenza», sottolinea.

«Il progetto cardine è la realizzazione della diga in Val d’Enza. È una questione cruciale: se ne parla da decenni e per questo vogliamo lavorare con il nostro massimo impegno affinché questa sia la volta buona. La diga è una nostra priorità: come abbiamo ripetuto in ogni sede, dovrà essere ad usi plurimi, anche in relazione ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici, che alternano periodi di severa siccità a giorni di copiose piogge che possono causare disastri, com’è successo in Romagna. La diga servirebbe non solo a distribuire l’acqua ma avrebbe anche una funzione di laminazione (ovvero di allagamento controllato in caso di inondazione). Verrebbe utilizzata anche per produrre energia idroelettrica, oltre a favorire l’apertura di diverse attività legate all’ambiente e allo sport, diventando un interessante volano turistico per una vasta zona. La diga avrebbe una funzione vitale non solo per il presente, ma anche e soprattutto per le nuove generazioni, verso le quali non dobbiamo dimenticare di avere dei doveri».

Un progetto ambizioso?
«Ambizioso sì, ma a cui daremo seguito con serietà e determinazione, così come con pari concretezza andremo ad attuare progetti che riguardano l’intero territorio. Da subito vorremmo dar luogo ad una stretta collaborazione con i Sindaci per la prevenzione dei movimenti franosi in montagna, per le sistemazioni idrogeologiche e le opere di natura ambientale. Dal punto di vista prettamente irriguo, sarà molto importante mettere prontamente mano ad opere per la riduzione degli sprechi attraverso la modernizzazione della rete idrica, con un parallelo adattamento dei tempi di invaso dei canali, sia per rispondere alle moderne tecniche irrigue che per rendere possibile le irrigazioni a difesa dalle gelate primaverili».

E per il mondo non agricolo?
«Innanzitutto abbiamo il dovere di incrementare il livello di sicurezza idraulica del nostro territorio attraverso soluzioni efficaci e di valore ambientale, per esempio creando nuove casse d’espansione. Vogliamo dar corso a progetti efficaci e lungimiranti, peraltro confrontandoci con tutti gli utenti del Consorzio di Bonifica, che spero si sentano coinvolti e ci siano di supporto nell’individuare le priorità. L’obiettivo è quello di avere una bonifica sempre più vicina alle richieste del territorio, migliorando il livello di qualità dei servizi erogati attraverso la qualificazione e la crescita professionale del personale. Allo stesso modo lavoreremo nei confronti dell’utenza, attivando per esempio percorsi di formazione rivolti alle scuole, in agenda entro il 2030, volti a stimolare nei ragazzi comportamenti tendenti ad una sempre maggiore sostenibilità ambientale».

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