La bella Rocchetta dalle tre vite: caserma, carcere e ostello gentile

L’attuale configurazione della Rocchetta risale al 1887, quando la realizzazione della Stazione ferroviaria portò alla demolizione della sezione dell’edificio originario che occupava Corso Cavour, impedendone il diretto accesso. Il preventivo di spesa per l’abbattimento fu di 1850,85 lire. La parte rimasta indenne subì una ristrutturazione che volle restituire all’edificio la dignità architettonica neoclassica e funzionale, sia rispettando la necessità di un collegamento del centro storico alla ferrovia, sia riprendendo lo stile dei palazzi adiacenti.

Inizialmente la Rocchetta divenne sede della Caserma dei Reali Carabinieri, successivamente si trasformò in Carcere mandamentale con alloggiamento della guardia carceraria e del custode, funzione svolta fino ai primi del Novecento.

Con la concomitanza dell’evento Giubilare del Duemila, è stato possibile approntare un intervento globale di recupero e consolidamento antisismico dell’edificio, occorso per l’aggravarsi delle condizioni statiche in conseguenza del terremoto del 1996. Oltre a recuperare una costruzione particolarmente significativa per la memoria storica correggese, si è potuto realizzare una struttura ricettiva a basso costo e conforme alle esigenze contemporanee, un Ostello, che nel rispetto della distribuzione architettonica-tipologica dell’edificio si è conformata agli usi di accoglienza assolti durante i secoli. Il bellissimo interrato, caratterizzato da ampi spazi con volte a botte, interamente lasciati con murature a vista, ospita oggi un suggestivo locale adibito alla ristorazione e alla cultura, chiamato “La Galera”.

Il plastico della Rocchetta

Un po’ di storia

L’originaria edificazione della Rocchetta risale all’anno 1372, ad opera di Guido VII da Correggio. Rientrava nel contesto di una radicale trasformazione della politica estera dei ‘da Correggio’, fino ad allora dimoranti principalmente in Parma e relativo contado, che determinò immediate e positive ripercussioni sul loro vecchio centro, segnando la dinamica crescita di un borgo bisognoso di una ri-fortificazione idonea alla sua difesa. La Rocchetta, anticamente detta “rocha parva o nova” per distinguerla dall’adiacente “rocha magna o antiqua” (cioè il Castello esistente fin dal 1009), era circondata da un fossato e chiudeva perpendicolarmente l’attuale Corso Cavour (detto allora “strada della montagna”), per salvaguardare il nucleo abitativo storico racchiuso nell’area del Castelvecchio, che rappresentava il centro pensante e politico della città. L’area racchiusa tra la Rocchetta e il Castello formava un’ampia piazza adibita a servizi vari, fra cui spiccava il campo impiegato per il “giuoco del ballone”, odierno stadio cittadino. Nell’Ottocento, fino al suo abbattimento, era principalmente adibita a uso di mercato. Fu occupata da un presidio spagnolo (chiamato nell’anno 1584 dal Conte Camillo I per dirimere controversie familiari) che fu cacciato dagli Estensi nel 1655, dopo oltre un settantennio di prepotenze e abusi.

Fabrizia Amaini

Leggi la nostra rivista direttamente online!

Condividi: