JULES, quel ragazzo di Rio, non ha rimpianti

Albino Pirondini ha festeggiato i suoi primi cent’anni

“Non ho rimpianti” scriveva Rita Levi Montalcini arrivata al traguardo dei cent’anni. Anche Jules Pirondini (Albino per l’anagrafe) la pensa così. Lo ha ripetuto spesso a noi della famiglia. Cento anche per lui, tondi tondi. E una vita bella piena: eventi che lasciano il segno a una generazione, forti emozioni, una miniera di ricordi.
Nato a Rio Saliceto il 14 aprile del 1922, ha vissuto lì la sua giovinezza fino al momento del servizio militare, che lo ha portato in giro per l’Italia. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale andò a combattere in Grecia per la Campagna dei Balcani promossa da Mussolini. Dopo l’8 settembre del 1943, con l’esercito italiano allo sbando, la Germania nazista intervenne in forze in queste regioni, costringendole alla capitolazione. I militari italiani che non erano disposti ad aderire al nazismo e a continuare a combattere al fianco di Hitler, furono disarmati e considerati prigionieri di guerra. E così, dopo il gran rifiuto, il nostro Jules, assieme a tanti altri soldati, fu trasferito nei lager tedeschi di Essen e Dortmund. Un viaggio di quelli tristemente noti, disumano, come la conseguente reclusione.
Il 20 settembre del 1943 lo status di prigioniero di guerra fu cambiato in quello di Internati Militari Italiani (IMI) e i detenuti furono utilizzati come manodopera coatta nell’industria e nell’agricoltura, con un carico di lavoro che arrivava alle sessantacinque ore settimanali. Nei campi di lavoro la vita non differiva da quella dei lager veri e propri. Una carota, una buccia di patata erano un fortunato sollievo per allentare i morsi della fame.
Jules è riuscito a sopravvivere a quelle costrizioni brutali, a quella disumanità. Al momento della Liberazione, alla fine di aprile del 1945, è partito dalla Germania, a piedi, e ad agosto è arrivato, pelle e ossa, nella sua casa a Rio Saliceto. Dei campi di lavoro in tanti anni non ha mai parlato volentieri: evidente ritegno di una grande sofferenza, tenuta molto per sé. A casa lo aspettava la Dina: Alda Magnani, poi diventata sua moglie. Con lei ha festeggiato quest’anno il 74° anniversario di matrimonio.
Jules ha lavorato tutta la vita a Fabbrico, alla Landini, non senza sacrifici. Tutte le mattine da Rio in bicicletta, anche alle quattro del mattino, per via dei turni. La pensione gli ha consentito di dedicarsi a noi della famiglia, tanto ai nipotini. Senza nulla togliere ai colombi viaggiatori, la sua passione più grande. In casa brillano coppe e medaglie, i tanti premi alla carriera di valente colombofilo.
Auguri Jules. Questi primi cent’anni sono per te e siano per noi che ti vogliamo bene il suggello di una vita vissuta in tutta pienezza. Tutto quello per cui hai lottato e in cui hai creduto, sia ricompensato dall’affetto di tutta la tua famiglia: la moglie Dina, i figli James e Ianni, le nuore Rita ed Enrica e i nipoti Andrea, Nicola e Wiana. Davvero fortunati ad averti compagno di vita.

Mentre andiamo in stampa, apprendiamo che Jules ci ha lasciati. Le nostre condoglianze alla famiglia.

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