Ivan, il contadino ibrido imprenditore del futuro

Nell’ultimo rapporto Censis sull’Italia si parla di un paese “immerso in un letargo esistenziale collettivo” e di una “società a bassa propulsione”.

Un paese che fatica a ripartire, non ha fiducia nel futuro e non ha più l’entusiasmo per sviluppare nuove attività ed imprese. Il rapporto fornisce anche delle indicazioni sugli “ingredienti” necessari per ripartire. 

Una delle parole chiave per il futuro è: ibridazione, ovvero la capacità di mettere insieme saperi diversi, antichi e moderni, per dare vita a nuove soluzioni e a nuovi prodotti.

Facile a dirsi… ma poi… difficile a farsi.

Cercando esempi concreti di questi concetti, mi sono reso conto di averlo di fianco… un amico che ne era la sintesi perfetta: un contadino ibrido.

Per comodità chiamerò questo contadino Ivan, perché tutti i genitori che ci “credevano” negli anni ‘50-‘60 sceglievano un nome vagamente rivoluzionario; sua moglie Maurizia, un nome che non esiste più, come le donne di un tempo piene di virtù.

Premessa.

L’immagine che abbiamo del contadino del passato è quella di un sempliciotto, con le braghe di canapa, che vive fuori dalla città e dal mondo, poco informato e vessato da padroni e preti. 

Una vecchia filastrocca lo invitava a ribellarsi e a riscattarsi.

Cuntadein lavora ed not / Contadino lavora di notte

magna pan e sigulot / mangia pane e cipollotti

porta al breghi ed rigadoun / porta le braghe di canapa

per mantgnir al to padroun. / per mantenere il tuo padrone.

Cuntadein ciape giudesi / Contadini prendete giudizio

an lasev mia cmander / non lasciatevi comandare

cuntintev di voster vesi / soddisfate i vostri desideri

e i padroun lasei ander. / e i padroni lasciateli andare.

Oh, canaia papaleina / Oh, canaglia papalina

a n’alser mia tant la vos / non alzare tanto la voce

ch’l’è in dla  storia malandreina / è nella storia malandrina

rasa ed porc ed vergugnos. / razza di porci e vergognosi.

S’al pres turner al mond / Se potesse tornare al mondo

Gesu Crest a predicher / Gesù Cristo a predicare

a s’fares d’insema in fond / si farebbe da cima in fondo

a incumincerev a stafiler. / a cominciarvi a bastonare.

È trascorso molto tempo e sono avvenute grandi trasformazioni.

Ci sono contadini che con l’avanzare dell’età si chiudono in sé stessi e perpetuano all’infinito le abitudini di un tempo; ogni novità per loro è un problema e piano piano sono destinati a cessare l’attività. Per questi si usa un efficace modo di dire:

J’in magnen mia l’uva bianca / Non mangiano l’uva bianca

perché j’an paura ch’la sia aserba. / perché hanno paura che sia acerba.

Hanno paura delle cose nuove e insolite perché le leggono secondo la loro mentalità ristretta e per questo si precludono esperienze e piaceri.

Ci sono industriali che avendo grandi risorse economiche vogliono differenziare gli investimenti.

Dedicarsi alla campagna fa tendenza. Produrre un proprio vino fa molto chic. Acquistano terreni come investimento, facendo lievitare i prezzi, e poi li fanno lavorare. Adesso tutti piantano vigna, sembra il mestiere più facile del mondo.

Fino a quando il mercato regge tutto bene… ma poi?

Quand l’an tira più / Quando s’incontrano le difficoltà

bisogna cureregh adre. / è necessario profondere maggiore impegno.

I contadini lo sanno.

Un po’ la va, e un po’ la vin. / Un po’ va e un po’ viene.

L’è mia semper festa. / Non è sempre festa.

S’la s’volta a gh’in vin na gamba. / Se calano i prezzi molti andranno in difficoltà.

Poi esistono contadini che, come nella migliore tradizione emiliana, sanno innovarsi, guardare al futuro e cogliere le opportunità.

Tra questi ve ne sono alcuni geniali che sanno coniugare saperi antichi tramandati da una generazione all’altra e conoscenze approfondite delle tecnologie del futuro. Dalla tradizione hanno avuto in dote il mestiere, l’esperienza, i riti, le magie, la passione…

Nei confronti del futuro hanno l’apertura mentale, la curiosità, la voglia di sperimentare, il desiderio di migliorare e di saperne di più.

Ecco, a questo genere di contadini appartiene il nostro Ivan.

Sui suoi campi intrattiene relazioni con tutti gli animali.

Non parlo banalmente di cani e di gatti ma di animali selvatici.

È amico di un fagiano (Fausto) che lo aspetta ogni mattina per accompagnarlo nei lavori in campagna. Se ritarda, Fausto, lo chiama a gran voce fino a quando non apre la finestra della camera.

Ha ammaestrato una gazza che lo aspetta quando esce da casa e gli vola su una spalla. È un po’ fastidiosa perché è gelosa degli altri famigliari e vorrebbe un rapporto esclusivo. Se Ivan cammina in compagnia di un parente o di un amico, la gazza tenta di beccare il malcapitato. Da anni accoglie nella pianta di fianco a casa una colonia di barbagianni che probabilmente hanno trovato accogliente e tranquillo il luogo. Dalla finestra della mansarda si vedono costantemente grandi occhioni disseminati tra le frasche.

È un contadino consapevole, rispetta l’ambiente e sa valorizzare i migliori prodotti e le tipicità.

L’energia elettrica la produce con pannelli fotovoltaici e il riscaldamento, in buona parte, con energie rinnovabili. Con intelligenza e raziocinio gl’investimenti li effettua insieme a Sergio, un amico anche lui contadino, con il quale condivide filosofia, passioni e in parte il tempo libero.

Ammazza il maiale per la sua famiglia e per gli amici….

E vi assicuro che agli amici vuole veramente bene. Te ne accorgi quando con la dovuta ritualità ti offre il salame fatto in casa (era un genio l’inventore del salame) o una fetta di cotechino…

Sapori antichi che ti rimandano alle origini della civiltà… del maiale, la civiltà padana.

Beve il Lambrusco della sua cantina ma anche quello degli altri produttori perché vuole conoscere i pregi e i difetti dei vini prodotti nel nostro territorio. Provando si impara.

Compra l’olio in Puglia da un contadino che lo produce con cura e passione. Lo ha conosciuto in uno dei suoi viaggi ed è diventato un amico.

Il prosecco lo va ad acquistare a Valdobbiadene, il pignoletto sulle colline bolognesi.

Ma soprattutto l’è un strulgador.

Al peinsa ed not / Pensa di notte

col ch’al gh’a da fer da de. / a quello che deve fare di giorno.

Non si accontenta mai, cerca continuamente di perfezionare il suo lavoro e i suoi attrezzi.

Prima di acquistare un nuovo macchinario studia tutti i prodotti esistenti sul mercato e ne valuta pregi e difetti: prova e riprova, verifica e approfondisce, poi compra.

Dopo tre giorni che usa l’attrezzo è in grado di rilevarne i difetti e le imperfezioni e potrebbe consigliare al produttore come migliorare la macchina e le prestazioni.

A volte l’ha fatto. Era più forte di lui, non poteva accettare certi evidenti errori.

È abbonato ad Altro Consumo e acquista abitualmente su internet ogni tipo di prodotto, come dei buffissimi abiti con i quali si traveste nel periodo natalizio per stupire e divertire gli amici.

E così vi ho detto anche che non è serioso e pedante come uno avrebbe potuto pensare. È appassionato, competente e anche scherzoso.

Lavora molte ore al giorno con piacere. Mescola interessi, curiosità, piacere, amici…

In poche parole, Ivan, è l’imprenditore ibrido del futuro a cui molti dovrebbero ispirarsi.

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