Io, medico e scrittore

Alberto Bagnulo ha pubblicato il suo primo romanzo

É in pensione da un mese, ma non abbandona la sua professione che ama profondamente. Il dottor Alberto Bagnulo ha maturato un’esperienza medica di 43 anni.
É stato dipendente del Servizio Sanitario Nazionale per 34 anni, la maggior parte dei quali trascorsi negli ambulatori e nelle corsie del nostro Ospedale, il San Sebastiano.

Molti correggesi hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo. Lo abbiamo incontrato per parlare con lui della sua esperienza professionale e della pandemia. Iniziamo da questo argomento che tocca tutti noi.

Il dottor Bagnulo è molto franco: «Non possiamo nasconderci che eravamo impreparati, il piano pandemico non era aggiornato e all’inizio soltanto una parte degli operatori sanitari erano all’altezza.

Non ho mai invece avuto dubbi che la scienza e la ricerca scientifica identificassero in tempi brevissimi l’agente patogeno e, soprattutto, iniziassero la sperimentazione di terapie e vaccini con metodologie così moderne quanto rapide.

Personalmente ho vissuto da vicino, nell’ambiente familiare, il dramma del contagio, con tutto lo sconvolgimento e il senso di solitudine che comporta. L’essere medico mi ha aiutato a reggere meglio il lockdown non sospendendo mai il lavoro, che si è concentrato nel mio ultimo ruolo di ricercatore».

L’argomento ci aiuta anche a capire come il dottor Bagnulo intenda la professione medica. «Secondo me oggi la Medicina deve essere centrata sulla relazione tra operatore sanitario,  persona malata e la sua famiglia. Il medico deve saper scegliere sulla base delle linee guida ma anche delle risorse e del vissuto dei malati, quindi deve saper individuare una cura per quella particolare persona».

Questa idea della medicina si è rafforzata con la lunga esperienza accanto ai malati di cancro. Secondo il dottor Bagnulo gli enormi progressi nella cura dei tumori non eliminano la necessità di stabilire una relazione forte tra medico e paziente.

Una conferma arrivata dagli anni trascorsi alla Direzione del Day Hospital Oncologico del S. Sebastiano di Correggio, uno degli incarichi di cui il dottor Bagnulo va maggiormente fiero. Dal 2010 e sino a pochi mesi fa è stato Direttore dell’Unità Internistica multi-disciplinare. «In un decennio –  ricorda  Bagnulo – siamo riusciti a formare un personale competente, sia dal punto di vista tecnico-gestionale che comunicativo-relazionale.

Di tutto ciò sono estremamente fiero, così come sono fiero di aver dimostrato quanto il moderno modello di network ospedaliero non si traduca nell’accentrare cultura e attività prestazionali, ma significhi lavorare in rete identificando specificità, competenze ed eccellenze, anche periferiche, coinvolgendo tutto il network nell’assistenza e nella ricerca per motivare gli operatori e soprattutto migliorare i percorsi di cura dei cittadini».

Se la medicina è il perno della propria vita, per Alberto Bagnulo è sempre stato importante coltivare altre passioni, come la scrittura. Nei mesi scorsi è uscito il suo primo romanzo “Le spiagge che cambiano gli uomini”.
Il protagonista è, manco a dirlo, un medico, con un passato segnato da un terribile trauma e un presente influenzato da misteri.

Il filo conduttore del romanzo è il fatto che nulla sia come appare e che una persona, se messa in determinate situazioni, possa fare qualsiasi cosa, sia in negativo che in positivo. «Si tratta – spiega Bagnulo – di un thriller psicologico, ma ovviamente il lavoro di medico del protagonista fa sì che si parli molto di cura  ospedaliera e di malati. In questo libro c’è quindi anche molto del mio modo di intendere la professione medica».

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