Innovare i mestieri della tradizione

Tre negozi correggesi che coniugano l’antico col moderno

C’è qualcosa di nuovo oggi nel centro storico, anzi di antico? Pare di sì: sono i negozi innovativi.

In via Borgovecchio, fino agli anni ‘60, c’era una stalla con un cavallo, per meglio dire un vecchio ronzino già allora, e il suo proprietario, “Camèl”; in Via Bernieri è rimasto, fino a non tantissimo tempo fa, un maniscalco. Se è un esercizio inutile rimpiangere mestieri soppiantati dall’avvento del progresso e della tecnologia, come il carrettiere o colui che ferrava i cavalli, sarebbe invece utile, oltre che intrinsecamente bello, recuperare le arti e i mestieri del passato legati alla riparazione e alla creazione di oggetti unici. Le conoscenze dei maestri di bottega stanno perdendosi: nel recente passato molti giovani non si sono adattati a una vita di sacrificio per imparare un mestiere per anni scarsamente retribuito; inoltre, sono mancate politiche efficaci sull’apprendistato. In centro, ma anche in periferia, si contano sulle dita di una mano i falegnami, i tappezzieri, i materassai sopravvissuti, così come le sartorie e gli orafi. Queste arti raffinate si sono trasferite in parte nell’industria: alcune nostre aziende cittadine si sono spesso avvalse delle conoscenze e delle abilità dei maestri artigiani per creare prototipi, matrici di stampi o altro, ma “la bottega”, quella che risale al modello medievale, pare sia morta.

Come sappiamo tutti però, la vita è imprevedibile e la Fenice risorge dalle sue ceneri. In centro a Bologna, Double Trouble Bologna è un laboratorio di pelletteria, dove tre ragazze con la passione per l’artigianato creano borse su richiesta del cliente: conTortellino il portachiavi”, hanno avuto quell’idea semplice e rivoluzionaria che cambia la vita. «Da bolognesi fiere delle proprie origini proponiamo la nostra versione di questo celebre piatto, in pelle e con ripieno segreto».

Inutile dire che stanno andando alla grandissima. É un esempio di come un centro storico possa essere riqualificato, accogliendo laboratori artigianali che diano ciò che nelle pure rivendite manca: idee, creatività e capacità di realizzare pezzi unici.

 

Qualcosa di nuovo anzi di antico allora c’è: nel centro storico e sotto i portici di Correggio, abbiamo almeno tre negozi innovativi.

In Piazza Antonio Allegri o San Quirino, dove fino all’anno scorso era la merceria “Aderita”, ora si trova il laboratorio “La Stanza del Cucito” di Antonella e Monica. Svolgono vari tipi di attività: riparazioni, rimessa a modello, creazione di capi su misura. Forti dell’esperienza di trent’anni di lavoro nel settore della confezione, hanno deciso di mettersi in proprio dopo che l’azienda per la quale lavoravano insieme fino a due anni fa ha chiuso i battenti. Separatamente hanno ricoperto ruoli importanti in aziende rinomate (Max Mara, Marina Rinaldi), insieme curavano la linea di produzione di Tua Nua. Perso il lavoro, non si sono scoraggiate. Consapevoli delle loro competenze e della sintonia consolidata lavorando come colleghe, hanno deciso di scegliere Correggio per aprire un laboratorio di sartoria. Nella nostra cittadina dicono di aver trovato una grande accoglienza e i giusti incitamenti per cominciare una nuova parte della loro vita. A quasi un anno dalla scelta fatta, sono molto soddisfatte del lavoro e della qualità della loro nuova vita. Ricordano con piacere l’entusiasmo di una giovane ragazza nel provare il suo primo abito su misura; sono contente perché le clienti e i clienti entrano anche solo per salutarle.

In via del Correggio si trova lo “Studio Tlove” di Alessia e Samantha, due giovani donne con le idee molto chiare. Nel negozio-laboratorio hanno appeso un tazebao, un vero e proprio manifesto con la loro filosofia: “Brand di abbigliamento a chilometro zero: crea il tuo stile, irripetibile ed immediatamente riconoscibile”. Si rivolgono a un target vario, fatto soprattutto di genitori coi loro bambini, mostrando una collezione di abbigliamento per donna e bambini, oltre che t-shirt e borse create da loro.

Tutto è personalizzabile, sono cioè disponibili a modificare il campione scelto dal cliente cambiandone il colore, il tessuto o dei particolari. Puoi avere la “tua” t-shirt unica, solo per te. Ci tengono a specificare che il capo scelto verrà realizzato da loro, senza appoggiarsi a laboratori esterni. L’obiettivo è quello di offrire pezzi unici e personalizzati, per ridare spazio alla manualità e per contrastare l’omologazione e massificazione tipiche delle “catene” che imperversano nelle città o online, come Zara o H&M. I prezzi sono convenienti, tenendo conto dell’alta qualità dovuta alla scelta di materie prime solo italiane e all’unicità dei manufatti. Per questo il Brand viene definito a chilometro zero, dall’ideazione alla realizzazione. Si stanno attrezzando per farsi conoscere con un profilo Facebook e la prossima creazione di un sito.

Alessandro Bellini Calzoleria è un’altra bella sorpresa, che scopro di fianco al Team 41: questo giovane calzolaio soddisfa il piacere raro di avere scarpe su misura, create partendo dal piede del cliente, per passare alla “modelleria”, e infine alla scelta del pellame. In parallelo, esegue l’attività di riparazione.

Continua a imparare quest’arte, recandosi a “bottega” a Reggio: ringrazia i suoi maestri William Bellelli e Rossano Chiari, che hanno fatto di Reggio Emilia un faro dell’arte calzaturiera.

Ha scelto Correggio per farne un centro strategico, di attrazione per tutti i comuni limitrofi. I suoi clienti provengono da tutte le fasce sociali: sono amanti della scarpa, disposti a pagare (per la verità somme non eccessive) per un’opera d’arte che richiede più di un mese di lavorazione.

Fa le scarpe per passione e le correda con prodotti di qualità per la loro cura (lucidi, creme e altri accessori). Tiene d’occhio anche l’ecologia con un packaging eco e raffinato per scarpe, cinture e idee regalo, come spazzole o kit da viaggio per la pulizia e la manutenzione delle pelli.

Anche Alessandro Bellini Calzoleria ha una pagina Facebook e numerose foto su Instagram: un sito web è in via di ultimazione.

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