In quel tempo i furti eran campestri

E ora la Società di studi storici si rinnova

La Società di Studi Storici di Correggio ha presentato gli Atti della 15° giornata di Studi Storici il 19 novembre 2022, con cinque relazioni. Quello che segue è un estratto della prima parte della relazione di Giuliano Bagnoli, dal titolo “I furti campestri e la povertà in territorio reggiano dagli Estensi ai primi del ‘900”.

Nell’introduzione l’autore anticipa che i furti campestri ci sono sempre stati e che aumentano in modo direttamente proporzionale all’aumento del disagio della popolazione più povera, quando la miseria diventa fame insostenibile. Afferma che intende documentare questo fenomeno per il territorio reggiano, la città, i paesi e le campagne, in un preciso lasso di tempo: dagli ultimi decenni della dominazione estense ai primi del 900. I furti campestri sono una conseguenza di molte cause che andrà ad individuare; promette infine che svelerà in che cosa consistevano questi furti, cioè cosa si rubava, chi li commetteva e come.

Per arrivare a tutto questo, è necessario inserire il fenomeno nel contesto storico. Leggendo il testo, veniamo a sapere che ancora nella prima metà dell’800 i campi erano trascurati e improduttivi quasi come nel Medioevo, che l’economia agricola era abbandonata a sé stessa, che la fame era all’ordine del giorno, soprattutto in città. Un’improvvisa crisi climatica infierì sui raccolti, provocando una carestia, ancora sotto gli Estensi nel 1846: i contadini reggiani aggredirono i casolari padronali alla ricerca di grano stipato per speculazione; in città venne assaltato il ghetto ebraico, ritenuto ricco. A metà ‘800 sulla città si abbatté un’epidemia di colera in varie tornate, raggiungendo l’apice tra luglio e novembre del 1855, con tremiladuecento casi e duemila vittime, fermando l’economia.

Nell’agosto 1859 l’Assemblea Costituente dell’Emilia dichiarò decaduto il Duca Francesco V tra le manifestazioni di gioia della popolazione civile. Con la vittoria nella seconda guerra di indipendenza e la nascita del Regno d’Italia, i nuovi governi avevano tuttavia come priorità il recupero delle spese di guerra. La “Destra storica” al potere introdusse la famigerata tassa sul macinato il primo gennaio 1869: un’imposta diretta sulla macinazione del frumento e dei cereali in genere, che colpiva tutti, danneggiando i più poveri, per i quali il pane era l’unico alimento base e immancabile della loro già povera dieta.

Nell’inverno tra il 1879 e il 1880 (rimasto noto come “anno doloroso”) ci fu una nevicata talmente abbondante e prolungata da pregiudicare gran parte del raccolto cerealicolo; la viticultura fu quasi completamente rovinata. Il governo delle Sinistre prima ridusse l’odiosa tassa sul macinato, poi la abolì, ma non servì per fermare un consistente aumento del prezzo del pane che produsse grave malcontento nelle classi sociali più povere…

 

I furti campestri: definizione e tipologia del fenomeno.

Il furto campestre era un furto di materiale commestibile e combustibile presente nei campi, nei coltivi, sulla terra coltivata o su argini, rive, fossi, carraie ecc. Non avveniva mai dentro le case abitate da persone, al massimo raggiungeva il basso servizio (bâs servési), cioè piccole costruzioni in muratura, in prossimità della casa contadina, entro cui erano collocati il forno, la lavanderia, la legna da ardere, il chiusino per il maiale (al ciûs), eventuali gabbie per conigli e il pollaio (al pulêr, con una parte esterna e un rifugio interno), vero punto di attenzione per i ladri.

Luigi Tanari, nella relazione che servirà per la stesura dell’Inchiesta Jacini, promossa dal Parlamento del Regno d’Italia per esaminare le condizioni dell’agricoltura nel paese, distinse tra furti per bisogno e furti per vizio. I primi erano commessi dai lavoratori della terra (braccianti, avventizi, operai a ore); erano i più numerosi e i più difficili da debellare perché avevano chiara origine dalla povertà e dalla miseria. Il furto campestre per vizio era esercitato dalle “plebi di città” che si organizzavano in gruppi per rubare in campagna e spigolare abusivamente.

La Società di Studi Storici si rinnova

La Società di Studi Storici è un’associazione culturale fondata nel 2002 a Correggio, che ha l’intento di approfondire la conoscenza della storia locale, facendo ricerche su fatti, cronache, usanze, costumi e sugli uomini che hanno dato lustro a queste terre. Si occupa anche di argomenti storici di interesse generale e delle metodologie storiografiche. Promuove altresì studi sul patrimonio artistico in tutte le sue forme, in particolare nell’architettura, nelle arti figurative e nella musica. L’associazione, senza fini di lucro, unisce in questo intento i propri soci che, per passione ed interesse, si dedicano nel loro tempo libero alle ricerche.

Dal 2002 ad oggi sono state presentate relazioni di storici locali in quindici giornate di incontri; solo durante la pandemia, nel 2020 e 2021 non è stato possibile organizzare tali incontri. Le ricerche sono raccolte in volumetti: gli Atti. Sono stati pubblicati anche sei Quaderni: l’ultimo, pubblicato in occasione del centenario delle prime vittime del fascismo, è opera di Antonio Rangoni e si intitola “La gioventù socialista dalla nascita del Partito socialista alla uccisione di Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli (31 dicembre 1920)”; il tutto è disponibile presso la sede della Società.

Mercoledì 8 febbraio 2023, l’assemblea dei soci ha eletto il presidente e la direzione. Il nuovo presidente,  Gabriele Fabbrici, non poteva essere candidato più competente data la sua preparazione personale e per il ruolo che ha svolto in questi anni a Correggio come Direttore del Museo Civico e Archivistico. I numerosi presenti hanno calorosamente applaudito il nuovo presidente e ringraziato il presidente uscente Antonio Rangoni per l’impegno, la disponibilità e la passione con la quale ha guidato la Società per due mandati. Nella relazione finale, Rangoni ha ricordato i soci che in questi ultimi anni ci hanno lasciato: il Direttore Alberto Ghidini, James Amaini, Irmo Diacci, Antonio Vezzani e Giacomo Magnani, insostituibili per il loro paziente lavoro di ricerca e la solerte operatività. In chiusura, ha ringraziato il socio Claudio Verzelloni per aver donato un forte contributo, servito alla pubblicazione dell’ultimo volume. Si è augurato che la Società trovi nuova linfa, con nuove adesioni, soprattutto di giovani interessati alla storia locale e alla ricerca, ricordando la disponibilità della Biblioteca Comunale e la ricchezza dei nostri Archivi storici, “che costituiscono un complesso documentario di rilevantissimo valore, fonte insostituibile per ogni ricerca storiografica su Correggio, il suo territorio, i suoi personaggi, le sue istituzioni dal XV secolo in poi”. Già in quest’ultima assemblea, così partecipata, si è avvertita la stringente necessità di mantenere viva la ricerca storica come antidoto alla superficialità che caratterizza l’informazione effimera dilagante. Occorrono l’attenzione e la partecipazione dei cittadini e delle istituzioni, perché la cultura, che viene sempre esaltata e ritenuta fondamentale per la tenuta della società civile, non resti nei fatti un negletto fanalino di coda. Se si è interessati all’acquisto di una pubblicazione è possibile rivolgersi anche alla Libreria Ligabue.

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