In quel capannone si cova musica per tutti

Muzik Station, bel mixage di strumenti, scuola e service

La tradizione musicale correggese non ha certo bisogno di presentazioni. Da Luciano Ligabue ai faraonici concerti degli anni ’80 e ’90, la nostra cittadina si è distinta da sempre per il suo fermento in questo ambito; fiumi di inchiostro sono già stati scritti sull’argomento, perciò non mi dilungherò oltre. Vi invito però a riflettere sull’importanza di un aspetto forse un po’ più oscuro di questo mondo: ogni volta che vi godete un concerto, potete farlo perché qualcuno ha fornito la strumentazione necessaria, ha collegato chilometri di cavi e cavetti nei giusti connettori, ha regolato con precisione i potenziometri del mixer per farvi udire un suono di chitarra cristallino o una grancassa potente.

Da oltre vent’anni a Correggio c’è un luogo che forma e rifornisce i musicisti di oggi e di domani: è il Muzik Station di Gianni Campovecchi e Federico “Chicco” Righi. Li incontro in negozio e, come sempre, trovo un’atmosfera cordiale e genuina. Gianni mi racconta la genesi dell’attività. «L’idea è nata alla fine degli anni ’90. Chicco aveva chiuso l’impresa edile in cui lavorava e voleva riconvertire il capannone per creare qualcosa di diverso. C’erano due progetti sul tavolo: un locale da concerti o un negozio di strumenti con sala prove annessa. Ha vinto la seconda! Dopo un paio d’anni di preparativi abbiamo finalmente aperto nel luglio del 2001».

Visti i tanti appassionati di musica sul territorio, il riscontro è subito evidente. Ed è così che nasce un’altra intuizione vincente, quella di creare la scuola di musica. «Tanti clienti ci chiedevano se fosse possibile ricevere anche delle lezioni individuali, così abbiamo imbastito il nucleo della scuola: i primi ad entrare come insegnanti sono stati i componenti dei Mamamicarburo, Johnny Gasparini per la chitarra, Lele Borghi per la batteria e Cristiano “Medusa” Incerti per il basso. La risposta è stata subito molto buona, quindi ci siamo rivolti ad Antonella Piccagliani, direttrice della scuola Erato, per unire le forze ed allargare l’offerta ad altri strumenti. Antonella poi smise di dirigere la scuola e noi decidemmo di unirci al Cepam di Reggio, una collaborazione che dura da ormai dieci anni».

Fatti il negozio, la scuola e le sale prove, mancava solo un ultimo tassello per completare il pacchetto a disposizione dei musicisti locali: il service audio, ovvero il supporto tecnico per gli eventi dal vivo. «Il service è nato per gioco. Alcuni amici ci hanno chiesto di andare a “fare i suoni” nei loro locali. Abbiamo fatto esperienze importanti sul campo e il nostro lavoro è stato apprezzato. Il grosso impulso ad andare in questa direzione però è arrivato quando Chicco ha cominciato a fare il backliner (il tecnico della strumentazione) per i Modena City Ramblers. Con quest’esperienza ha imparato tanti trucchetti del mestiere, ha ricevuto consigli importanti e così ha deciso di investire in questo servizio. Oggi abbiamo un capannone dedicato per lo stoccaggio dell’attrezzatura: Chicco segue a tempo pieno il service, io invece il negozio e la scuola, coadiuvato da Cristian, per tutti “Bunny”, ed Elisa, che cura la contabilità».

L’avvento della pandemia porta poi i ragazzi del Muzik ad allargare il raggio d’azione del negozio anche all’online. «Già prima del Covid avevamo dei negozi virtuali su alcune piattaforme dedicate, ma in quel momento, un po’ per voglia e un po’ per necessità, ci siamo convinti a investirci di più, creando una sezione dedicata sul nostro sito. Cerchiamo però di evitare la fredda dinamica dei marketplace digitali: prediligiamo sempre il contatto umano, fornendo informazioni e consigli sui prodotti direttamente, così da creare un ambiente più familiare. Non proponiamo l’intero catalogo, ma solo certi strumenti che si rivolgono ad un pubblico più appassionato e consapevole. Vendiamo moltissimo all’estero, soprattutto in Francia e in Germania».

Chiedo a Gianni come vede crescere le nuove leve dalla sua posizione di osservatore. «L’interesse dei giovani va molto a ondate: quando sono usciti Giovanni Allevi e Ludovico Einaudi c’è stato un grande interesse per il pianoforte, mentre il canto regge sempre grazie alla proposta continua dei talent. Negli ultimi anni, il contributo maggiore alla causa degli strumenti rock è venuto sicuramente dal successo dei Måneskin: tante ragazze vengono per imparare a suonare il basso, uno strumento che a volte fa fatica ad attrarre interesse, e mi fa molto piacere. Non può che aiutare anche un rinnovato fermento nel creare eventi musicali dal vivo a Correggio, un segnale che mancava da un po’ di tempo. In generale però riscontro in loro la stessa passione che avevo io quando ho cominciato a strimpellare, che è stata anche il motore per avviare e mantenere l’attività: certo, venivo da due esperienze commerciali importanti in aziende del territorio, ma buttarmi professionalmente in questo campo è stato un salto nel vuoto. Se ha funzionato, il merito è stato al 99.9% del nostro amore per gli strumenti e la musica».

Federico “Chicco” Righi e Gianni Campovecchi

 

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