Il verde autoctono, prezioso antismog

L’autoctono è A di moda

Le piante autoctone sono piante tipiche di un territorio che in questo ambito si evolvono e si adattano anche ai mutamenti climatici a cui saranno soggette. Prima di veder scomparire alberi tipici della pianura padana sarà molto più facile veder passare di moda alberi che ciclicamente vengono introdotti, soprattutto in ambito  privato, più per moda che per razionalità. Così è accaduto con le conifere sempreverdi che per un decennio, a partire dalla metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono state introdotte con sesti eccessivamente fitti o troppo a ridosso dei fabbricati, pur essendo in certi casi ancora oggi vive, vegete e rigogliose. In tempi più recenti sono state adottate una miriade di siepi di Cupressacee, il Leylandii in particolare, che dopo gli esiti infelici di forte disseccamento del loro interno ha favorito la loro sostituzione con la più moderna Photinia. Molto probabilmente questo varrà anche per quegli esemplari di ulivo che sempre più diffusamente, con la scusa di una paventata rivoluzione climatica, rappresentano l’ultima moda vegetale, ma destinata al superamento ben più velocemente delle nostre alberature autoctone.

 

Il verde ornamentale identifica sempre un territorio. Inevitabilmente le piante che in un determinato luogo si sviluppano al meglio, grazie alle condizioni di clima e terreno particolarmente favorevoli,  finiscono per caratterizzarlo. E’ per questo che la nostra pianura è nota per la tipica presenza di pioppi, querce, olmi ed una lunga serie di altre essenze cosiddette autoctone, che nel nostro ambiente crescono in modo sano, naturale e rigoglioso. Di fatto sono piante, siano esse arboree od arbustive, che meglio si adattano al nostro ambiente, in termini di temperature, dotazione idrica e caratteristiche dei suoli, e che per questo motivo il più delle volte presentano anche minori problematiche dal punto di vista delle cure e delle manutenzioni di cui necessitano. Il fatto che le piante ornamentali trovino un ambiente di sviluppo ideale è importante non solo per gli aspetti estetici paesaggistici ma anche, oggi più che mai, dal punto di vista ambientale. Non dimentichiamo infatti che le piante hanno un insostituibile ruolo nella produzione di ossigeno che, oltre a dipendere dalle caratteristiche dell’essenza, è in relazione al volume della loro chiome e della dimensione del loro fogliame.

Oltre a questo, gli alberi più imponenti sono in grado, con la loro ombra, di mitigare le calure estive anche di 8-9 gradi centigradi e di svolgere una preziosa funzione anti-smog: in una classifica stilata dall’Istituto di Biometeorologia del Cnr di Bologna, fra le specie più interessanti da questo punto di vista rientrano i Platani, i Tigli, i Frassini, gli Olmi, gli Ippocastani e gli Aceri. Tutte piante fortemente presenti e di pieno rigoglio nel nostro territorio, nel quale sono sempre state valorizzate al meglio e che negli ultimi anni, grazie ad una sempre più consapevole considerazione del verde ornamentale, sono in decisa fase di rivalutazione anche nel verde privato. L’unico limite di queste piante resta la caducità delle foglie, che, se da un lato regala ad ogni stagione un paesaggio che muta nei colori e nello spazio, in autunno costringe a cospicue e faticose raccolte che tuttavia, con la consapevolezza dei benefici, vale la pena di compiere.

L’ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA

Il Biancospino è una delle piante più tipiche ed autoctone del nostro territorio. Purtroppo a causa della malattia del Colpo di Fuoco Batterico, un’ordinanza del Servizio Fitosanitario Regionale ha vietato la messa a dimora di nuovi esemplari fin dal 2001. Una presa di posizione volta a ridurre il rischio di diffusione della pericolosa malattia che colpisce anche le piante da frutto diffuse nella nostra agricoltura, come il pero. Il divieto di nuovi impianti di Biancospino tuttavia non obbliga all’estirpo degli esemplari che erano già posti a dimora prima dell’emissione dell’ordinanza.

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