Il tatuaggio, la tua personalità a pelle

Il laboratorio di Antonella compie venticinque anni

Ci sono persone che trasmettono empatia già al primo incontro, tanto che ti sembra di conoscerle da sempre; è un dono di natura che se messo a frutto può portare a grandi cose. Ho avuto il piacere di incontrare una di queste persone proprio a Correggio, in Galleria Politeama, all’interno del laboratorio Tattoodrome, di cui è proprietaria: si tratta di Antonella Tambakiotis, tatuatrice di professione, energia e talento da vendere. Modenese di nascita e correggese di adozione, formazione liceale e una laurea in lingue e letterature straniere in tasca, Antonella ha intrapreso un percorso professionale decisamente non convenzionale.

 

Cosa ti ha portata a svolgere questa professione?

«Da ragazzina a Modena frequentavo i centri sociali, uno per tutti La Scintilla, dove si respirava un’aria alternativa e si faceva tanta musica rock, punk e hardcore. Qui ho iniziato a cantare in vari gruppi e contemporaneamente, dato che mi è sempre piaciuto disegnare, ad occuparmi della parte grafica curando le locandine, i manifesti dei concerti e le fanzine. All’inizio degli anni Novanta il tatuaggio non era un fenomeno di massa com’è oggi, era ancora quasi esclusivamente riservato alle sottoculture ed alle persone che si dedicavano ad un certo tipo di musica, come appunto quella dei gruppi presso i centri sociali. Durante l’Università ho iniziato ad andare ad apprendere la tecnica del tatuaggio a Bologna, presso il laboratorio Apelles Tattoo di Stefano Marchesini, grande professionista, dal quale ho imparato tanto, sia nel tatuaggio che nel body piercing».

 

Cosa ti ha portata dalla città a Correggio?

«All’epoca a Correggio si poteva trovare un ambiente musicale interessante, c’era un gran fermento di gruppi alternativi, così ho iniziato a venire qui spesso. Ho sempre amato la Galleria per la sua atmosfera particolare, così dopo la laurea, avendo nel frattempo maturato la decisione di intraprendere la professione di tatuatrice, nel 1997 ho deciso di aprire la mia attività e trasferirmi qui. Ed eccoci ai giorni nostri, festeggiando venticinque anni di Tattoodrome: sono orgogliosa di aver raggiunto questo traguardo perché ho fatto tutto da sola! Quando mi si è presentata l’occasione di prendere in affitto un locale ho fatto il passo partendo da zero, soprattutto sotto l’aspetto burocratico perché il mestiere non era ancora regolamentato. Dopo un lungo percorso ad ostacoli ho aperto la partita Iva come tatuatrice; nel 1997 in tutta Italia eravamo solo in tre! Sono stata tanto in affitto, poi da dodici anni fa sono riuscita ad acquistare il locale… e anche di questo sono molto orgogliosa».

 

In sala di attesa ho notato i tanti book a disposizione dei clienti, dai soggetti più svariati: personaggi, animali, tribali e celtici, fiori, giapponesi, simboli, ideogrammi, fate, folletti, angeli, fantasy, Old America solo per dirne alcuni.

Come si fa ad avere un repertorio di soggetti così vasto?

«Principalmente con l’esercizio: più ti mantieni allenato, più rimani aggiornato. Io ho la fortuna di svolgere l’attività continuativamente, ho clienti tutti i giorni, dall’Italia e anche dall’estero. Personalmente prediligo l’Old America, ma mi piace tutto, soprattutto quando guardo il risultato».

 

Qual è il processo che porta dall’idea di un cliente alla realizzazione di un tatuaggio?

«Ci sono clienti che arrivano da me senza un’idea precisa ma solo con il desiderio di farsi un tatuaggio: per questi cerco di capire la loro personalità, per proporre un soggetto in linea con la persona che mi trovo davanti. Altri invece sanno già cosa vogliono, quindi ragioniamo insieme sulla tecnica e su quanta pelle vogliono coprire. Ultimamente noto che le nuove generazioni sono molto decise, i ragazzi oggi sanno cosa vogliono e mi propongono un soggetto: quasi sempre in stile minimal, disegno lineare con poco colore, magari acquerellato. Invece la fascia di età 30-50, che poi è quella più rappresentata, predilige i tatuaggi di più grande superficie e viene da me con un progetto che, per essere realizzato, impiega spesso più sedute. Il corpo va sempre rispettato e i lavori più impegnativi devono essere eseguiti con attenzione; la pelle viene sollecitata e può irritarsi, non voglio che il cliente non si trovi a suo agio con il proprio corpo perché abbiamo esagerato con il tattoo».

 

Capita di leggere sui giornali di persone che hanno subito danni gravi a causa di un tatuaggio o di un piercing male eseguito, cosa ne pensi?

«Me ne dispiace. La qualità dei prodotti che si utilizzano è importantissima: da sempre io uso pigmenti che faccio arrivare dall’America, hanno un’ottima resa nel tempo e rispettano la pelle. Posso dirlo con certezza perché lavoro anche su me stessa! Poi c’è chi è più sensibile e chi meno, però la base è di alta qualità e questo è già di per sé una garanzia, per il cliente ma anche per me».

 

I soggetti più strani che ti sono stati chiesti?

«Ricordo un cliente a Bologna che mi chiese una lavatrice! Poi c’è chi si è fatto tatuare un coltello da cucina a grandezza naturale sull’avambraccio, chi l’Albero della vita di Klimt, chi il Leviatano, chi una locomotiva su tutta la parte alta della schiena… tutte cose che fanno sorridere ma che hanno una motivazione per chi le richiede».

Starei ore a parlare con Antonella della sua arte – perché è di questo che si tratta – ma voglio approfondire anche la carriera parallela di musicista: insieme al marito Wainer Rimondini, da cinque anni prezioso collaboratore in negozio e ottimo contrabbassista, Antonella è cantante e fondatrice del gruppo PoisonIvies and the Steady, che suona dal Rock’n’roll al Rockabilly, fino allo Ska. Il tutto accompagnato da un look stile anni cinquanta, curatissimo e molto gradevole. Quando parla di musica Antonella si illumina, lasciando trasparire una grande passione, tipica di chi si è costruito tutto da solo; la passione di una ragazzina è riuscita a trasformarsi in un mestiere e a portare anche al contratto con una casa discografica tedesca.

 

Progetti per il futuro?

«Proseguire nella ricerca dell’evoluzione artistica e nella musica; attualmente stiamo lavorando all’organizzazione, per il prossimo Capodanno, del nostro primo evento live con vari gruppi musicali. Finchè mi diverto, sono certa che tutto funzionerà!».

 

Auguriamo ad Antonella di mantenere sempre l’ottimismo ed il sorriso che ci ha mostrato e le facciamo le congratulazioni per il traguardo raggiunto … che non sarà certo l’ultimo, conoscendola!

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