Il talento inventivo di un instancabile IMPRENDITORE

In pensione a quota novanta, si fermerà Rino Spaggiari?

Ad agosto Rino Spaggiari compirà novant’anni. L’ho incontrato i primi di aprile quando stava per andare in pensione: facendo un po’ di conti, a oggi, ha lavorato per ottant’anni.
Anche un suo vecchio amico, Tom Kassouf, Presidente della Snap-on Tools, la ditta nella quale il signor Rino Spaggiari ha lavorato fino al 2022, gli scrive un’affettuosa lettera di ringraziamento: “I risultati del tuo curriculum vitae potrebbero facilmente rappresentare quelli di una carriera di successo di tre ingegneri o imprenditori. La banca dati mondiale delle invenzioni ha identificato trentasette brevetti a tuo nome e sono certo che ce ne siano molti altri, poiché la banca dati non risale agli albori della tua carriera. Hai inventato il modello mondiale dello smontagomme che ha costruito un business di successo…”. Davanti a questi riconoscimenti, Rino sorride e minimizza, si schermisce: le parole non lo interessano più di tanto.
La sua vita sono le “visioni” che diventano soluzioni di problemi. È una persona sobria e semplice, nell’accezione più nobile del termine. Gli chiedo che cosa stia facendo adesso e risponde che sta mettendo a punto un sollevatore per imballare le attrezzature per l’assetto delle ruote dei veicoli, pronti per la spedizione; questo sollevatore opera contemporaneamente anche il controllo di qualità di ogni singolo prodotto. E lo dice così, come se fosse niente. Si occupa quindi di miglioramento della produttività e di ergonomia, pare, a sua insaputa.
Nasce a Gazzata, nel 1932. I genitori erano affittuari in un podere delle Opere Pie e, come tutti i bambini, li aiutava nel lavoro dei campi o nell’accudimento degli animali; va a scuola e poi scoppia la guerra. In campagna non si soffre la fame e, a guerra finita, i campi sono pieni di residuati bellici che, per lui e per tanti altri, sono “pezzi”, sono opportunità. A diciotto anni assembla un trattore per lo zio Guido, il padre di Terzino Spaggiari.
Comincia a lavorare da Paride Foroni, un meccanico che eseguiva riparazioni; in seguito, va a lavorare a Fazzano da Gasparini, un fabbro di campagna, che dai residuati di guerra ricavava dei piccoli trattori, andando così incontro alle esigenze della ricostruzione post-bellica, che erano quelle di riprendere il lavoro dei campi. Poi aggiunge: «Non c’era più niente!».
Contemporaneamente, a Reggio Emilia, le Reggiane, per le note vicende, licenziano molti operai con tanta esperienza. Rino, allora, va da un “battilastra” che aveva lavorato proprio in quella importante officina; anche qui apprende molte cose.
Le visioni gli vengono di notte – chiarisce – ripensando a quello che di giorno non andava bene, e “stròlga” il rimedio; ma, più spesso, la soluzione è semplice e immediata.
Lavorava insieme al cugino Terzino, fin da ragazzino, nella stalla adattata a officina-laboratorio: lì avevano assemblato vari dispositivi, ma anche inventato un dipanatore con doppio movimento, brevettato nel 1954.
Il passaggio successivo è alla ditta Corghi, nella quale il cugino lavorava già e tanti altri che in seguito, come lui, usciranno dalla Corghi per fondare imprese “in proprio”.
Erminio Corghi sapeva valorizzare i suoi collaboratori, lasciando loro la libertà di sperimentare nuove soluzioni o nuovi prodotti. Un giorno, vedendo che Rino aveva modificato un dipanatore applicando un ulteriore, impensabile movimento, gli dice stupito: “Ma come ti vengono certe idee!”; oppure, quella volta in cui una macchina per la maglieria aveva gli aghi che non scorrevano bene e la molla che si torceva e si usurava in fretta, risolse inserendo una molla quadrata: «Chi ha detto che una molla deve essere per forza rotonda!». Tante idee nuove e tante linee produttive per andare incontro alle esigenze del mercato e dell’economia negli anni cinquanta e sessanta.
Con la crisi della maglieria e il boom dell’automobile, Corghi pensa alle gomme: vengono creati un’equilibratrice e, poco dopo, lo “smontagomme”. Nasce anche l’interesse per la plastica e i suoi infiniti utilizzi, con lo stampaggio delle materie plastiche, da sole o abbinate alla meccanica.
Tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta diversi dipendenti di Corghi se ne vanno a lavorare in proprio e continuano i diversi rami produttivi dell’azienda. È così che nasce la GS nel 1967, fondata da Rino Spaggiari e Renzo Gobbi.
Si inizia nel garage di casa con una pressa da stampaggio e qualche macchina utensile usata: fanno lavorazioni per conto terzi – anche per Corghi – e stampaggio di resine termoplastiche. L’azienda si sviluppa in fretta e si trasferisce in via Enrico Fermi, negli ex capannoni della Corradini.
Gli affari vanno bene, i dipendenti sono già una trentina e nel 1972 viene costruita la prima parte dello stabilimento di Via Carpi (attuale sede della Snap-on). «Nel 1974 c’era crisi ed era rimasta invenduta molta roba in magazzino», così Rino Spaggiari decide di iniziare a produrre quello che sapeva ben fare: gli smontagomme.
C’era da scegliere il nome: «Se Corghi lo ha chiamato Artiglio, noi lo chiameremo Falco».
Non avendo però esperienza di una rete commerciale, Spaggiari e Gobbi decidono di fondare, assieme ad altri quattro soci, la Sicam, che doveva commercializzare gli smontagomme prodotti dalla GS in Italia e nel mondo. La relazione con Sicam si interrompe nel 1980.
Nel 1981, la GS inizia a produrre e commercializzare direttamente la propria gamma di smontagomme, conosciuti con il nome di “Boxer”. I prodotti di GS si inseriscono nello stesso mercato della Corghi, della Sice e di Sicam, ma il mercato mondiale è in forte crescita e c’è spazio per tutti.
Sempre nello stesso anno, ad una fiera ad Amsterdam, a Rino viene l’idea del suo primo smontagomme da camion: il “Boxer King” è ancora in produzione dopo quasi quarant’anni. Rino si reca sui luoghi dove gli chiedono di migliorare le prestazioni degli smontagomme in loro possesso; così, ad esempio, a Ventimiglia ne modifica uno per adattarlo alle macchine da cava.
Gira il mondo per presentare i suoi prodotti con dimostrazioni nelle grandi fiere mondiali del settore, a Francoforte, Amsterdam, Las Vegas, e ne approfitta per vedere le novità, con la curiosità di un bambino.
Nel 1983, il figlio Giuliano lo affianca come venditore: laureato in ingegneria, parla alcune lingue straniere, soprattutto stima profondamente il padre e il suo lavoro. In quegli anni, gli smontagomme della GS si fanno valere a livello mondiale, entrano anche nel mondo delle corse, venendo scelti dalla Pirelli per il rally, poi per la formula 2 e la formula 1.
Nel 1998, Rino Spaggiari e il socio decidono di vendere l’azienda: quando la GS viene ceduta alla Snap-on aveva duecento dipendenti ed esportava in più di cinquanta paesi nel mondo.
Quando ci congediamo dice: «Insomma, una vita di lavoro!». Con questo sottintende: una vita di passione per il lavoro, di soddisfazioni e, infine, di riconoscimenti a livello mondiale.
Forse la riservatezza e la sobrietà, connaturate nel carattere, non lo hanno fatto emergere tra i suoi stessi concittadini quanto merita.

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