Il sogno di un paramecio

Xy@2b ricorda quando era un giovane unicellulare, precisamente un Paramecio d’acqua dolce (Tetrahymena thermophila) che agitava pigramente le innumerevoli ciglia, e nessuno sembrava prenderlo in considerazione. Allora, circa sessanta milioni d’anni fa, correva l’era geologica chiamata Paleocene. Il pelago padano era solcato da grandi animali acquatici. Nuotavano sopra Milano, sopra Bologna e anche un centinaio di metri sopra Correggio, sopra le città e i paesi che sarebbero state le dimore degli uomini una volta che l’uomo avesse inventato il tempo. Una notte il Paramecio fece uno strano sogno: «Quando si abolirà il tempo, o almeno lo si sospenderà in modo che non ci sia un prima e un dopo, potrai attraversare piazza della Scala, alzare gli occhi e vedere nuotare nel cielo una balena. Potrai stare sugli scalini di San Petronio a giocare coi delfini. Potrai portare il cane a fare pipì nel parco urbano di Correggio accompagnato dai grugniti degli ippopotami. E potrai salutare tuo padre che esce con la battana per andare a pescare nel mare al piano di sopra».

Molto più tardi Xy@2b, divenuto adulto, mutò in un delizioso Pesciolino d’Argento (Lepisma Saccharina) che amava passeggiare nei bagni delle case. Nel frattempo aveva assistito allo spettacolo dell’Oligocene, circa 25 milioni d’anni prima. «I continenti continuavano a spintonarsi tra loro (sono sempre stati dei vecchi irascibili) creando terremoti e spaccature vulcaniche. Così la crosta terreste dalle nostre parti si corrugò e il pelago padano cominciò a defluire. Quando quarantamila anni fa arrivarono in Europa i bipedi sapienti trovarono una pianura dove ristagnavano lagune e paludi. Non lo sapeva nessuno ma stava per cominciare l’Antropocene: cioè l’epoca degli uomini che hanno sostituito, nelle grandi trasformazioni della Terra, i terremoti e i vulcani con altrettanta forza distruttiva. All’inizio sembravano pochi esemplari, ma l’idea di progresso li ha spinti a prosciugare le paludi, a disboscare per coltivare e allevare, a costruire per abitare, a scavare per trovare. E poi a sostituire la natura con i propri rifiuti, a bruciare per muoversi e per fare… per fare sempre più in fretta. Fino a che qualcuno si accorse che l’atmosfera si era ammalata, le stagioni stravolte, sciolti i ghiacci rimasti dall’antica glaciazione. E la terra cominciò a bollire. E i mari, tutti i mari, si alzarono».

«Così» racconta oggi Xy@2b, che ora è un vecchio e bisbetico Acaro della polvere (Dermatophagoides pteronyssinus) «sono ritornati balene e delfini nel nuovo pelago padano. A Correggio stormi di acciughe hanno sostituito le rondini. Sotto i portici lo struscio è diventato affare di saraghi nella loro livrea argentata e di triglie dall’occhio languido. In Municipio si è installato un polpo tentacolare. Nelle chiese colonie di cozze filtrano le impurità. In via Cavour vengono a posteggiare gli sgombri».

Dunque si è realizzato il sogno del Paramecio. E i Correggesi? «Eh, si son dovuti adeguare, come sempre, ai costumi dei nuovi arrivati. Era avvenuto coi sudisti, coi patajòn, con le polacche. È successo anche con la fauna ittica. Per esempio, la nostra edicolante di piazza Garibaldi…» La nostra edicolante? «Sì, anche lei: muta come un pesce».

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