Il risparmio nel tempo dell’incertezza

Valerio Cerati, direttore BPER: diagnosi e consigli

Benjamin Franklin, scienziato di fama e padre fondatore degli Stati Uniti d’America, diceva che il cammino verso la ricchezza dipende da due parole: lavoro e risparmio. Soffermiamoci un attimo sulla seconda, per vedere a che punto del cammino siamo a Correggio.

Ci affidiamo, per farlo, all’amico Valerio Cerati, direttore della filiale correggese di BPER: BANCA. Tale istituto di credito, presente a Correggio fin dal 1967, con 21 addetti oltre a diversi consulenti è la più grande agenzia bancaria nel nostro Comune. Recentemente BPER ha acquisito UNIPOL Banca, anch’essa presente con una filiale a Correggio; in un prossimo futuro si procederà quasi certamente ad un accorpamento delle due sedi. Il dottor Cerati, 46 anni, vive a S. Vittoria di Gualtieri. Appena laureato in economia e commercio entra in BPER, dove vanta oggi un’esperienza ventennale; ha diretto diverse filiali in territorio reggiano e, ormai da tre anni, è direttore a Correggio.

 

Caro Valerio, più di un terzo della ricchezza finanziaria degli italiani, circa 1.400 miliardi di euro, è detenuta in liquidità a rendimenti praticamente nulli. Come si spiega tenendo anche conto che l’inflazione erode anno dopo anno le somme tenute così parcheggiate?
«È la mancanza di fiducia legata alle incertezze sulla visione del futuro che spinge il risparmiatore a mantenere elevate giacenze di liquidità. Nell’ultimo decennio, il massiccio intervento delle banche centrali per rilanciare l’economia ha spinto i tassi verso lo zero e questo ha praticamente azzerato i rendimenti anche sui conti correnti. L’assenza di alternative remunerative senza rischio spinge il cliente a tenere i soldi sul conto anche se la gestione costa. La diversificazione del portafoglio proposta dai consulenti viene percepita come un rischio da un risparmiatore che vive un clima di incertezza. Tale clima deriva da un insieme di fattori: il mercato immobiliare che non è ripartito, ove la maggior parte delle transazioni riguarda immobili venduti in aste giudiziarie o usati; il mercato azionario che soprattutto nel secondo semestre 2018 ha subito pesanti perdite ed ha trascinato al ribasso le quotazioni dei fondi comuni; i fallimenti di banche con relativi azzeramenti dei titoli collegati; i diamanti collocati da alcune banche a prezzi astronomici e rivelatisi veri e propri boomerang e… più in generale, l’economia italiana che non decolla».

 

Insomma la grande crisi del 2008 non è ancora stata spazzata via?
«Sì, è così. La percezione di rischio elevato grava pesantemente sulle intenzioni di investimento. Ma il mantenimento di un portafoglio ricco di liquidità a sua volta espone a rischi palesi, come le regole sul “bail-in” per chi ha più di 100.000 euro, e a rischi occulti, come l’inflazione. Anche se negli ultimi anni l’aumento del costo della vita è decisamente contenuto, ciò non impedisce che, in assenza di rendimenti, ogni anno venga bruciata una certa quota di ricchezza».

 

Quali opzioni vi sono oggi a disposizione dei risparmiatori in una prospettiva di investimenti prudenziali?
«È necessario valutare strategie alternative almeno per una parte della liquidità che non deve essere spesa a breve. L’obiettivo è quello di puntare su asset sicuri, a bassa volatilità, come, ad esempio, le Polizze Vita a capitale garantito, le cosiddette polizze a gestione separata, che rappresentano uno strumento finanziario tra i più sicuri. Un’altra possibilità è rappresentata dai vincoli di conto corrente (time deposit) che con vincoli di tre-sei mesi possono dare rendimenti intorno allo 0,15%. I fondi monetari tradizionali attualmente hanno rendimenti bassissimi perché investono su strumenti che per loro natura rendono poco e a volte non a sufficienza per coprire i costi di gestione. Una buona alternativa è rappresentata dai Piani di Accumulo di Capitale (PAC), che permettono di accedere a Fondi comuni e Sicav attraverso versamenti periodici di capitale anche di importo limitato. Una diversa strategia difensiva nel lungo periodo per diversificare gli investimenti può essere l’acquisto fisico di oro in lingotti da conservare in una cassetta di sicurezza; l’oro ha dimostrato una bassa correlazione con l’andamento di azioni e obbligazioni e spesso ha realizzato anche buone performance».

 

Quali invece le alternative d’investimento più “aggressive” per risparmiatori più propensi al rischio?
«Se il profilo di rischio del cliente è idoneo e se si è in presenza di un orizzonte temporale di medio/lungo periodo l’investimento in Fondi e Sicav azionarie è sicuramente da prendere in considerazione, abbinandolo possibilmente con un Piano di Accumulo che li alimenti ulteriormente: in questo modo si riesce a ridurre la volatilità puntando allo stesso tempo ad alti rendimenti. Sempre in ottica di ricerca del rendimento e di adeguata diversificazione stanno gli investimenti in fondi azionari internazionali in valuta».

 

Le monete virtuali, o criptovalute, quali Bitcoin e Libra, possono rappresentare forme di investimento alternative per i risparmiatori?
«Non credo, personalmente sono molto diffidente al riguardo. Non si capiscono le loro dinamiche e sono estremamente volatili e rischiose».

 

Il risparmiatore italiano è informato? Pare che dedichi più tempo alla scelta dell’ultimo modello di smartphone che ai propri investimenti finanziari.
«La cultura finanziaria dei risparmiatori è sensibilmente aumentata. Lo vedo anche qui a Correggio, dove ci sono alti livelli di risparmio e un’economia solida ed equilibrata. In passato il consulente finanziario riceveva spesso una delega totale dal cliente. Ora il questionario MiFID (Direttiva europea sul mercato degli strumenti finanziari) rappresenta una tutela per gli investitori a seconda del loro grado di esperienza finanziaria e vincola le banche ad assolvere a precisi obblighi informativi. La crisi ha indotto il cliente ad affinare le conoscenze in campo finanziario. Esige maggiori informazioni sulle tipologie degli investimenti che proponiamo e riflette in modo molto ponderato prima di prendere decisioni».

 

Le banche italiane soffrono di un deficit di reputazione dopo i recenti fallimenti e il collocamento di prodotti finanziari a volte non proprio trasparenti. Come possono recuperare?
«Le perdite su crediti causate dalla crisi, i bassi tassi di interesse hanno determinato una forte riduzione della redditività delle aziende bancarie e aumentato la competitività; la tecnologia informatica con l’home banking ha poi stravolto l’organizzazione e l’attività aziendale. La combinazione dei tre fattori citati e la ricerca di una più efficiente ed economica gestione hanno fatto emergere considerevoli esuberi di personale che le banche stanno gradualmente riducendo tramite prepensionamenti e utilizzo del Fondo di solidarietà. Per recuperare fiducia e redditività sul piano della gestione del risparmio credo che i consulenti debbano “ascoltare” il risparmiatore in modo sempre più attento, capirne le esigenze e gli obiettivi e gestire la “delega” che il cliente concede in modo prudente e responsabile oltre che redditizio».

Grazie della diagnosi e dei consigli, caro Valerio. E buon lavoro.

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