Il Re dei formaggi ringrazia il lavoro degli immigrati

Il racconto di chi lavora nella filiera del Parmigiano Reggiano

È risaputo. Se non ci fossero loro, l’intera filiera del Parmigiano Reggiano sarebbe andata in crisi già a partire dai primi anni Novanta.
Nelle stalle, nei caseifici e nei magazzini di stagionatura l’incidenza dei lavoratori stranieri arriva al 60% del totale della forza lavoro.

Alla ricerca della prova di questa verità, abbiamo visitato una nota azienda zootecnica alle porte di Correggio: la ROSSI F.LLI s.r.l, guidata da Ubaldo Rossi, e abbiamo chiesto a tre lavoratori impegnati nella fabbrica del re dei formaggi di raccontarci il loro vissuto.

 Ghurinder sembra uno dei nostri ragazzi: «Sono di etnia sikh, sposato con due figli che frequentano le scuole di Rio Saliceto. Sono arrivato qui chiamato da miei conoscenti che lavoravano già in zona. Tengo la barba come impone la regola “khalsa “; ma la regola non è così rigida per cui non ho il turbante ma una più comoda berretta di lana per proteggermi dal freddo. Mi trovo bene in questa azienda, dove mi occupo delle vacche a partire dalle 3 del mattino.
Spero di rimanerci a lungo».

Muhammet, di origine turca, è il più giovane: «Sono sposato, ho un bimbo di pochi mesi e ho sostituito i miei genitori anziani nel lavoro.
Cosi loro sono potuti tornare in patria. Sono nato in Turchia ma sono cresciuto qui in Italia.
Francamente non so se quando avrò l’età dei miei genitori tornerò nei luoghi natii.
Mia figlia e altri figli, se arriveranno, cresceranno e studieranno qui, avranno amici italiani… quindi non so.
Per il momento mi trovo molto bene, mi occupo delle vacche al fianco di Ghurinder con gli stessi orari e spero che questo impegno duri a lungo».

Mihail, il più maturo come età dei tre, è moldavo. Da molti anni è in Italia (parla in dialetto alla grande con il titolare), lavora in azienda da tanto e dice: «Sono sposato, ho due figli che sono nati e cresciuti in Emilia e quindi italiani.
Della Moldavia sanno sì e no dove si trova… e forse un giorno potranno volerci andare come turisti per vedere i posti dove sono cresciuti i loro genitori.
Si sentono italiani fino in fondo e qui resteranno e vivranno.
Dunque penso e spero che la mia vita sia qui, in questa azienda in modo particolare, dove mi occupo del formaggio nel magazzino di stagionatura da dove parte per i mercati di tutto il mondo».

Ubaldo Rossi ci testimonia come siano bene integrati e come lavorino con coscienza e profitto.
Tutti e tre, con la sicurezza del posto di lavoro, hanno formato la loro famiglia, hanno dei figli nati qui, che parlano quasi esclusivamente italiano, che frequentano i loro coetanei aprendosi a una visione del mondo interculturale.

Non hanno avuto particolari difficoltà di ambientamento, né sul piano civile né su quello religioso. Sono nuovi correggesi, con il permesso di soggiorno, ancora in attesa di cittadinanza italiana, ma vedono il futuro delle loro famiglie indissolubilmente legato a quello di questo spicchio di Italia, che hanno eletto a loro residenza e a nuova patria.
Nei loro volti brilla l’orgoglio di sentirsi protagonisti essenziali dell’economia della nostra terra.
Non chiedono altro che di essere rispettati per quello che fanno, rispettando a loro volta le nostre leggi e le nostre regole.

Eccoli Ghurinder, Muhammet e Mihail: sono la prova vivente di quanto siano dannosi e insensati i pregiudizi che albergano ancora in alcuni di noi.
Lavorare insieme, dialogare, incontrarsi è l’unico modo per capire e farsi capire.

Ecco la prova: un’eccellenza mondiale come il nostro Parmigiano Reggiano è prodotta e curata con sapienza e professionalità dalle mani di tanti “nuovi correggesi”, come loro.

Il re dei formaggi non può che ringraziare. E noi altrettanto»

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