Il professore nella nebbia

Fu per questa sua postura, e ancor di più per lo sguardo perso, che gli rivolsi la parola, benché non lo conoscessi. Ero appena riemerso dal sottopasso, luogo di ombre e di graffiti, quando lo vidi avvolto dalla foschia. La bruma nascondeva la pista sconnessa dell’atletica e rabbrividiva sull’acqua. Una nebbia senza consistenza e senza sapore.

D – È una nebbia senza consistenza e senza sapore, non trova? Lei cosa aspetta?
R – Che tornino le anatre.
D – Ah sì? E dove vanno a svernare?
R – La coppia che conosco io passa l’inverno alle Canarie. Sa com’è: i figli sono cresciuti e si sono fatti la loro famiglia. Conservano solo qualche amico, giusto per farci delle chiacchiere. Non c’è molto a trattenerle a Correggio. Là la vita costa meno (quasi non si pagano tasse!) e il clima è dolce tutto l’anno.
Prendono un volo low cost e tornano in primavera. Ma c’è anche chi va sulla riviera ligure in una pensioncina con la proprietaria così simpatica e spilorcia.
Altre vanno in Tunisia, in un residence un po’ sporco ma dove con la pensione si vive da armatori greci.
D – Lei parla di migrazioni di un genere particolare, diciamo dotate di reddito.
R – Comunque sia, le anatre a Correggio tornano di malavoglia: sarà l’aria intossicata, sarà l’umidità padana… Infatti è ricomparsa la nebbia, anche se non è quella di una volta.
I pensionati migranti prima o poi ritorneranno a Correggio. Ma la “fumana”, quella densa di una volta, non tornerà più: il riscaldamento globale, le emissioni inquinanti, i condomini surriscaldati…

Il mio interlocutore aveva però sulla nebbia una idea precisa.

R – Sa cosa le dico? A me questa sembra una nebbia artificiale. Lei provi a guardare i telegiornali di Mediaset o i titoli di certi giornali: solo disgrazie capitate ad anziani, rapine da parte di extracomunitari e scandali pubblici italianissimi. Ed ogni volta colgono l’occasione per riproporre dettagliatamente la storia degli ultimi dieci anni di disgrazie, di rapine e di scandali. Una vera macchina della nebbia che suggerisce le sue ingannevoli statistiche: così anche le persone più miti vengono portate a credere di essere delle vittime, e sempre più in guerra, in guerra contro lo Stato, in guerra da sole contro tutti. Perdiamo la nozione del tempo e della realtà, proprio come nella nebbia.
La verità è che la nebbia nasconde la complessità del mondo, e lo fa apparire tutto uguale: piatto, ostile e irreale. Senza un passato, senza un futuro.
Così finisce che non ci interroghiamo mai sul valore delle cose
D – Il valore delle cose! Non ci avevo pensato
R – Si rende conto? Anche brave persone sono così arrabbiate in mezzo a questa caligine che oggi De Amicis non scriverebbe il libro “Cuore” ma “Fegato”; e Franti sarebbe un eroe del web con migliaia di followers. Socrate non terrebbe lezioni, ma farebbe il comico o l’imitatore.
D – Mi sta dicendo che la nebbia appiattisce…
R – No, dico che alla lunga rincoglionisce. Succede, purtroppo, quando si perde la memoria. Ad esempio, sempre più spesso qualcuno ci vuole convincere che sia venuto il momento di rivalutare i dittatori del recente passato: hanno fatto qualche milione di morti ma anche cose buone!
D – Lei dice: la banalità della nebbia…
Mi guardò sospettando che la battuta dotta fosse in realtà una cazzata. Il fatto è che io facevo fatica a seguirlo nel suo divagare. Poi cominciò a tossire, una tosse cavernosa che lo squassava tutto. Gli chiesi se potevo fare qualcosa, ma piano piano s’acquietò.

R – Mi scusi, sa, la bronchite! In famiglia siamo tutti malati. Con questa nebbia non passa più, durerà, se va bene, fino all’estate. Del resto a causa della nebbia riappaiono malattie che sembravano dimenticate. Lei sa che ci sono le elezioni, vero?
D – Lo so, lo so.
R – Ecco, tra i cittadini più responsabili è tornata l’epidemia di “apnea politica”: voterò turandomi il naso! Ma in questa società frammentata, la democrazia non è anche che il cittadino sceglie rispetto ad alcune questioni fondamentali, senza pretendere di trovare in un partito la realizzazione integrale di tutte le proprie convinzioni?
D – Lei pensa che qualcuno ha interesse al persistere della nebbia?
R – Certamente. Lo stadio terminale di questa patologia è la “sindrome dell’esofagite da reflusso politico”. Mio nipote, un ragazzo, mi creda, molto sveglio, ne è affetto. Si incazza per l’incompetenza del suo capufficio; inoltre passa ore a valutare le tariffe proposte dai gestori di cellulari. Invece, di fronte al voto, se la sbriga demandando la scelta ai suoi succhi gastrici: la politica fa schifo, Tizio mi sta sui coglioni, proviamo Caio e vediamo l’effetto che fa, ci ripenseremo tra qualche anno (e troveremo qualcuno a cui dare le colpe). Così sceglie la migliore tariffa telefonica ma non il proprio futuro: per esempio come utilizzare l’opportunità costituita dall’Europa; o come salvare posti di lavoro; o anche come salvare la nostra reputazione presso i nostri creditori. Diamine, lei si è accorto che molta gente pretende le risposte senza nemmeno farsi le domande?

Passò un gruppo di mature sciatrici senza sci e i loro ultimi, affannati respiri andavano a confondersi con la “fumana” che aveva invaso Correggio. Diamine? Chi dice più “diamine”, oggi?

D – Allora… lei è un professore?!
R – Sì, purtroppo. Però non lo dica in giro, non mi faccia fare una brutta figura. Comprende bene la fatica che fanno le nostre anatre ad orientarsi con questa nebbia…

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