Il prete, un ruolo alla dura prova dei tempi

Le differenze, ma non troppo, con un Sindaco

È più facile fare il Sindaco o il Parroco? Questa domanda viene di proposito nel momento in cui, come riferito qui a parte, il parroco di Correggio si è dimesso e bisogna trovarne un altro. Anche molti sindaci stanno per terminare i loro mandati e le cronache sono eloquenti: si fatica a trovare persone valide, disponibili per sostituirli. Si dice – ed è vero – che la carica comporta troppe responsabilità, col rischio di andare sotto processo e rimetterci di persona.

Ora, anche per trovare nuovi parroci si fa fatica. È ovvio che si tratta di cose diverse e tuttavia, anche qui, gioca il peso delle responsabilità personali, sempre più estese. Per attendere le undici parrocchie di Correggio, raggruppate in unità pastorali, ci sono due parroci aiutati da altri quattro preti (d. Walter, d. Franco, d. Alberto, d. Giancarlo) mentre Prato e Lemizzone vanno con san Martino in Rio. Obiettivamente non è una gran cuccagna. Anche chi dice che di preti ce n’è ancora troppi, deve convenire che il carico di lavoro è molto gravoso, poiché non si limita alle cose spirituali ma ha – come tutt’uno inscindibile – un vasto profilo umanitario e sociale.

Va poi aggiunto che chi esercita oggi in prima linea compiti istituzionali, sia in campo civile che spirituale, prova su di sé il venir meno di un tradizionale carisma di autorevolezza. I social con il “tutto permesso” per un like e quel fenomeno per cui ognuno sa di tutto e di più a prescindere da studio, competenze ed esperienze rendono l’esercizio della responsabilità di governo molto più difficile.

In tempi non lontanissimi, i preti a Correggio invece di sei erano quindici. Oggi i preti sono molti di meno e sono tipi tosti: il guaio è che rischiano di essere schiacciati dal peso delle tante incombenze. A Correggio il parroco deve farsi carico non solo del culto ma anche di diverse opere di educazione ed assistenza: oratorio, campeggi, circoli ricreativi, società sportive, campi estivi, scuole cattoliche, dopo scuola, Caritas, gruppo missionario, casa Divina Provvidenza. In tutte queste opere c’è l’impegno dei laici, ma la responsabilità ultima è del parroco; anche civile e penale.

In effetti ciò è un limite evidente dell’attuale legislazione canonica, che non consente al parroco di trasferire le responsabilità amministrative a laici competenti. Per cui qualsiasi cosa succeda (tipo il pulmino che va in panne, un gioco difettoso, un gradino scivoloso) la colpa è del parroco. Come succede, del resto, per i Sindaci. Vedete bene che ci vuole una grande fede nella propria missione, così del parroco come, mutatis mutandis, del sindaco.

Con la differenza, non trascurabile, che il sindaco è sorretto dal consenso degli elettori che lo votano direttamente, il parroco… dal Cielo; e come dice don Camillo “non c’è neanche bisogno di telefonare”.

 

DON SERGIO, STACCI BENE!

Don Sergio Pellati, dal 2015 parroco titolare delle parrocchie di san Quirino, san Prospero, Fatima, Fazzano-san Pietro, san Biagio costituenti l’unità pastorale Beata Vergine delle Grazie in Correggio si è dimesso volontariamente e sarà sostituito da un nuovo parroco di prossima nomina; nel frattempo fungerà da amministratore parrocchiale don Carlo Fantini, titolare di Canolo, Fosdondo, Budrio, Mandrio, Mandriolo, san Martino. Don Sergio è stato apprezzato, tra l’altro, per le sue doti di simpatia, umanità, disponibilità specialmente per i poveri, anche da laici non praticanti o non credenti.

Cinque anni fa fu intervistato per Primo Piano da Marcello Fantuzzi. Diede questa definizione sé stesso: «Direi che l’aggettivo che più mi connota è “coccolone”, perché sono uno che fa facilmente amicizia con tutti (…) So decisamente ridere di me stesso. Per me il Vangelo passa da questo: fare stare bene le persone, condividere le loro ansie e preoccupazioni, e così mitigare quei pesi che possono essere d’ostacolo alla loro felicità».Ci auguriamo che si rimetta in forma rapidamente per assumere i nuovi incarichi che il vescovo gli assegnerà. Lo salutiamo con amicizia e cordialità: “Don Sergio, stacci bene”.

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