Il portico di Ottavia

Ottavia Messori architetto a Manhattan

Circa cinque anni fa, quando frequentavo l’Università, c’è stato un momento in cui mi sono fermata a contare quanti miei ex compagni di classe, tra medie e superiori, erano ancora in Italia.

In quel momento di riflessione realizzai che tra Erasmus, università estere, scambi, periodi di lavoro oltreoceano, avevo più compagni di classe sparsi in giro per il mondo che a Correggio o zone limitrofe. Con il passare del tempo, alcuni sono tornati in Italia, mentre altri hanno trovato nuovi nidi e ora chiamano “casa” un posto a migliaia di chilometri dalla nostra città.

In particolare, la nuova casa di Ottavia Messori, correggese, classe 1989, è niente di meno che New York!

Non male passare da una corsetta nel nostro Parco Urbano ad una sgambata in Central Park, dal ritrovo il sabato pomeriggio sotto l’orologio di Corso Mazzini ad una puntatina a Times Square, dalla serena prospettiva di Corso Cavour alla luccicante teatralità di Broadway! Non è cosa da tutti riuscire a stabilirsi in una città-metropoli, americana e mondiale, che ti dà e ti chiede tanto. Oggi, io e la mia amica Ottavia siamo qui, sedute al tavolino di un bar di Correggio, sotto quei portici che lei ama tanto.

Cara Ottavia, ti lascio all’esame di maturità nel 2008 e ti ritrovo dopo 10 anni, cittadina americana di New York. Vuoi dirci come ci sei arrivata? Cos’hai fatto in questi anni?
«Dopo il diploma al Liceo Corso mi sono iscritta all’Accademia di Architettura di Mendrisio in Svizzera; nel 2010, dopo il secondo anno, ho svolto un periodo di stage a New York presso Umberto Squarcia Designs. Lì ho lavorato soprattutto alla ristrutturazione di townhouses di valore storico che sono, per capirci, quelle case a schiera a tre o quattro piani, spesso con le scale anti-incendio sulla facciata. Quindi il mio primo contatto con gli Stati Uniti è stato quasi casuale; dico quasi perché era in realtà una meta a cui ambivo già da bambina, ma senza l’anno di stage probabilmente non ci sarei mai arrivata».

Hai avuto altre esperienze negli Stati Uniti prima di stabilirti a New York?
«L’anno dopo lo stage ho frequentato, come studente in scambio, il Virginia Tech a Blacksburg perché ero davvero desiderosa di approfondire la mia conoscenza degli Stati Uniti! Sono poi rientrata a Mendrisio, e, dopo il Master, sono subito tornata a New York e sono entrata nello studio John Fotiadis Architect. Ci sono rimasta per quattro mesi, in cui ho lavorato a progetti tra New York e l’Est Europa, continuando però a guardarmi intorno in cerca di nuove prospettive e nuovi stimoli. Dopo pochissimi colloqui sono subito riuscita ad entrare nello studio Spivak Architects, dove tutt’ora lavoro».

Di che cosa ti occupi concretamente?
«In questi anni mi sono occupata di diversi ambiti: architettura di interni, esterni e interior design per progetti residenziali, commerciali e hotel. Ho lavorato a progetti di piccoli spazi creativi, uffici, palestre, studi di fisioterapia, ma anche progetti su grande scala, come condomini residenziali e un hotel di 600 stanze!»

 

“New York è fantastica, ma Correggio
rimane nel mio cuore”

 

New York è la città che vediamo nei film e che con la quale spesso identifichiamo la nostra idea di America: è davvero così? Com’è vivere la propria quotidianità in una delle più importanti città del mondo?
«New York in realtà è una “bolla” a sé rispetto agli Stati Uniti. È sì americana, ma molto europeggiante! È una città che mi ha offerto belle possibilità di lavoro, amici e un gran numero di cose da fare e da vedere nel tempo libero (mostre, eventi artistici e culturali, concorsi).
Le mie giornate-tipo cominciano con il viaggio in metropolitana verso l’ufficio, dove poi si svolge gran parte della mia giornata, intramezzata spesso da visite in cantiere. Ci sono serate tranquille, serate di eventi di lavoro o collegati a vari eventi artistici, spesso sperimentali e inaspettati, riguardanti musica, spettacolo, fotografia e tanto altro».

In una realtà così multiculturale come vivi e com’è visto dagli altri il tuo essere italiana?
«Qui le mie radici sono sempre apprezzate e valorizzate. Penso non solo al design italiano, ma anche a tecniche costruttive e a materiali, dai marmi di Carrara alle ceramiche emiliane, che posso inserire nei miei progetti. Anche questa accoglienza mi fa sentire a casa!»

Ti senti ancora legata a Correggio? Hai in progetto di tornarci in futuro?
«Correggio rimane nel mio cuore perché li ci abitano la mia famiglia e gli amici d’infanzia. Non ci torno spesso, ma quando lo faccio ho la sensazione di non essere mai andata via: tutto è famigliare e ne apprezzo le qualità senza nostalgia. Mi piacciono in particolare i colori e l’architettura del centro storico, con quei portici che all’estero sono assenti e che all’Università inserivo, rivisitati, in molti dei miei progetti. Sinceramente non so se un giorno tornerò in Italia, mai dire mai, ma per ora il mio futuro è qui!»

Non ci resta che augurarti il meglio per il tuo futuro, Ottavia, con la speranza di rincontrarci presto di persona qui a Correggio, sotto i nostri bei portici o, perché no, magari a New York!

Maria Chiara Oleari

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