Il portalettere e cosa lo aspetta se nessuno scrive più lettere?

Se le cassette della posta languono e arrugginiscono, traboccando solo di inutile pubblicità infilata a mazzi da agenzie extracomunitarie?
Se il cane albino di Agello ha sempre meno la scusa per abbaiare furiosamente e per correre indemoniato lungo la cancellata dove il postino dovrebbe allungare la mano per infilare la posta?
Oppure se al citofono del condominio risponde sempre più spesso qualcuno aggressivo, sicuro di doversi difendere da ENEL, IREN, TIM e altre diaboliche sigle?

Lo fermo nel suo giro e gli dico: «Com’è cambiata, eh, la professione!»

Risponde: «Quale professione?» 

In realtà ho proprio davanti a me la risposta alla domanda: “cosa succede al portalettere se non ci sono da consegnare lettere, cartoline o documenti perché da tempo la comunicazione ha preso altre strade?” Ecco: sul portalettere forse avvengono mutamenti genetici. 

“Questo” portalettere è diverso da quello “storico”, che era un pedone (a volte declinato al femminile) dotato di borsa logora di cuoio a tracolla, berretto e divisa aziendali, pacato frequentatore di numeri civici, salutato da tutti con un cenno per lunga consuetudine, e quindi un’autorità in campo logistico. Oggi invece c’è questo giovane longilineo che, piegato in avanti a testa bassa, spinge a mano una bicicletta straripante di pacchi e pacchetti con la ruota posteriore sgonfia.

D – Lo sa, vero, che la ruota della sua bicicletta è a terra?

R (non rallenta per niente) – Certo che lo so. È così da mesi. Ma ormai non è più una bicicletta, la uso perché la trovo più comoda di un carretto

D – Tuttavia anche un carretto… l’attrito…

R – Non importa. Risparmio tempo e costi

Faccio fatica a tenergli dietro visto che spinge come se dovesse lanciare un bob. Passiamo davanti all’antica concessionaria “Cuccolini”, uno dei luoghi più desolati del centro di Correggio. Strada disselciata, un buco su quello che era un marciapiede (forse alla ricerca di petrolio), erbacce e una tettoia modernista che incombe pericolosamente. Dietro, lo stabile è stremato dall’incuria, abitato da fantasmi; e poi si apre un cortile che è terra di nessuno. La solita diatriba per le competenze è stata risolta da anni con transenne comunali, trasformando in una trincea l’attigua fermata delle corriere. Un correggese, in attesa appunto di corriera, nota la ruota sgonfia del postino e la osserva con aria clinica.

D2 – Si fermi! Ha la ruota a terra. Vede: qui, ha tagliato perfino il copertone

R – Risparmio tempo e costi

D2 – Se mi permette le dò una mano.
Sono un meccanico di biciclette in pensione e non sopporto di vedere una gomma soffrire così. Tutto gratis, ovviamente.
Mi diverte aggiustare bici, e poi mi fa sentire ancora utile 

R – E il tempo?

D2 – Cinque minuti. Se domani ripassa di qua alla stessa ora, io porto l’attrezzatura 

R – Dice davvero? Il bob riprende la rincorsa.
Ma cosa ci sarà nei pacchi e nei pacchetti trasportati?

R – Di tutto. Persino bollette e qualche busta di documenti.
Ma per lo più sono oggetti acquistati in rete, che per le ridotte dimensioni non possono scomodare un furgone

D – Quindi lei è stato tramutato da portalettere ad autotrasportatore al dettaglio per centri urbani

R – Sì, perché nelle frazioni ci arriva la Pandina postale. Ma questa è un’altra storia

D – Quando si dice la tecnologia. Io ero convinto che le Poste Italiane stessero progettando la consegna coi droni direttamente sui nostri davanzali, visto che Amazon e i suoi fratelli sono a buon punto con questa sperimentazione, o almeno così si dice

R – Anch’io lo pensavo quando ho partecipato al concorso. Sa, sono laureato in ingegneria aeronautica.
Ho pensato: le Poste Italiane mi assumono per lavorare al nuovo sistema logistico coi droni e per recuperare il ritardo tecnologico nei confronti dei grandi network. E invece… 

D – E invece?

R – E invece le ingegnose Poste Italiane mi hanno spiegato che facevo parte di un progetto alternativo, tutto italiano.
Macché droni, al loro posto avrebbero messo direttamente l’ingegnere aeronautico, in una versione aggiornata del portalettere, perché nel nostro paese un laureato costa poco. La tecnologia era già disponibile: la vecchia bicicletta della ditta usata in modo innovativo.
E poi, per l’assistenza, avremmo fatto affidamento come sempre sulla sorte, sulla solidarietà e sul volontariato

D – Quindi la ruota a terra… 

R – Beh, può succedere che le Poste Italiane si ritrovino con le gomme sgonfie.

Condividi:

Rubriche

Torna in alto