Il paese non rinunci alle grandi opere

Sergio Bandieri, dietro le quinte delle infrastrutture

Non è facile per noi immaginare chi stia dietro alle piccole e grandi opere che fanno parte delle nostra vita: chi pensa e costruisce autostrade, ponti e tutte quelle infrastrutture che ci consentono di spostarci e di godere appieno delle bellezze del nostro Paese rimane spesso un’entità più o meno evanescente e misteriosa.
In realtà, molti più lavori di quanto potremmo immaginare sono legati proprio ad un nostro concittadino! Sergio Bandieri, classe ’55, da 36 anni svolge l’attività di Direttore Tecnico e Generale per grandi imprese italiane di costruzioni, per le quali ha curato la costruzione di grandi infrastrutture.

Sergio, tra tutte le opere che hai diretto in questi anni a quali sei più “affezionato”?
«Sicuramente ricordo gli interventi post-terremoto in Basilicata e Campania, l’Alta Velocità fra Milano e Bologna, autostrade, ponti, installazioni militari della NATO e molto altro. Tra tutte, vorrei citare più nello specifico due opere di cui vado particolarmente orgoglioso: la Cassa di espansione sul fiume Parma e le gallerie della Variante di Valico fra Bologna e Firenze. La prima è una grande diga che intercetta il fiume che attraversa Parma, creando all’occorrenza un lago di 12 milioni di metri cubi che ha risolto, per la prima volta nella storia della Città, un problema di esondazioni che durava da millenni, causando danni e vittime anche in epoche recenti. La più famosa Variante di Valico consiste in una serie di gallerie eseguite, per la prima volta al mondo, con una gigantesca talpa meccanica, che ha consentito di operare in piena sicurezza senza infortuni: nella stessa zona, in passato, si verificarono decine di incidenti fatali fra i minatori, a causa dei gas esplosivi contenuti nelle viscere delle montagne. Anche per questo, nel 2009 mi è stata concessa dal Presidente della Repubblica l’onorificenza della Stella al Merito del Lavoro e il relativo titolo di “Maestro del Lavoro”, cosa di cui vado molto fiero!.»

Nella tua carriera hai girato in lungo e in largo l’Italia; cosa ne pensi dello stato delle infrastrutture nel nostro paese?
«Purtroppo, lo stato di incuria delle infrastrutture in Italia è abbastanza generalizzato (un po’ meno al Nord e molto di più al Centro-Sud) ed è sintomatico di una distorta mentalità, sia dei cittadini che degli amministratori. Si privilegia l’opera nuova, sicuramente anche per tutta la notorietà e il consenso politico che genera, a danno della ordinaria manutenzione che invece è poco appariscente ma spesso molto più importante. Il Ponte Morandi, ad esempio, non è un’eccezione perché anche in un recente passato sono accaduti disastri, anche se con meno impatto mediatico e numero di vittime inferiore.»
È ancora possibile investire nelle grandi opere? Penso ad esempio alla TAV: molte persone si oppongono per motivi economici ed ambientali senza considerare i vantaggi che può portare. Tu cosa ne pensi?
«Un Paese non può fare a meno delle Grandi Opere: questo insegna la Storia politica, sociale ed economica delle Nazioni! Ovviamente devono far riferimento ad esigenze precise e reali. Riprendendo il tuo esempio, la TAV risponde alla necessità dell’Italia di avere collegamenti veloci e sicuri sia per la rete nazionale, sia per i paesi del Centro Europa. La tratta Torino-Lione, anche per il trasporto merci, è stata concepita proprio per rompere questo isolamento quasi anacronistico: le attuali gallerie risalgono ai primi del 1900 e sono ormai inadatte a sopportare le caratteristiche di traffico attuale. L’esperienza della TAV è già enormemente positiva, come si può vedere anche alla stazione Mediopadana: si viaggia facilmente, con puntualità e sicurezza, senza più la schiavitù dei voli cancellati per i motivi più disparati.
Come ho avuto modo di constatare, le obiezioni di carattere ambientale sono a volte aprioristiche, faziose e portatrici di altri interessi; altra cosa è invece l’instaurarsi di un sano dibattito dove tutte le parti collaborano al fine di apportare utili suggerimenti. Ricordo infine che l’inquinamento di un passeggero trasportato in treno è cinque volte inferiore in confronto al trasporto in aereo e che le moderne infrastrutture sono pensate nel massimo rispetto e minimo impatto ambientale.»

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una serie di “disgrazie” dovute ad un clima che sembra come impazzito, ma che in realtà sta cambiando per opera dell’uomo. Dobbiamo iniziare a ripensare alla nostra presenza e alle nostre infrastrutture sul territorio?
«Possiamo dire che ormai il clima sia già cambiato! Alle nostre latitudini i fenomeni meteorologici si stavano intensificando e tutte le abitudini in tema di costruzioni, regolamenti edilizi, zone di salvaguardia da fiumi o versanti devono essere riviste ma soprattutto applicate con rigore per prevenire danni gravissimi. Naturalmente il rispetto del territorio e la sostenibilità della nostra presenza richiedono anche la limitazione dell’utilizzo di nuovo suolo, nonché una migliore educazione in tema alimentare, in tema di imballaggi, in tema di ricondizionamento e smaltimento dei rifiuti…in altre parole un cambiamento di abitudini.
Speriamo che i mutamenti climatici e la loro inattesa violenza ci diano il tempo di adeguarci!»

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