Il paese dei campanelli

Interviste improbabili a Correggio

Fine marzo. É un avvio di primavera freddo, l’aria si infila per le orecchie e ti spettina i pensieri. É il solo modo che ha per penetrare la mascherina FFP2, la cuffia e la giacca a vento. Davanti al bar un paio di persone sono in attesa di asportare il caffè, che sa di plastica. Più in là, a venti metri, davanti a GB, c’è un folto capannello che occupa un’oasi di sole. La gente sembra in attesa che arrivi il tram. Cosa improbabile, direte voi Se Siete Di Correggio.

D – Mi sembri nervoso (mi rivolgo a uno che si guarda intorno con circospezione)

R – Qui loro sono già passati tre volte. Bisogna stare in campana

D – Chi è passato?

R – La Vigilanza. Questo posto la domenica è un porto franco, tra bar e giornalaio. Come quello tra farmacia e tabaccheria. Qui è facile dare una giustificazione da autocertificare. Anche se c’è da dire che i regolamenti un po’ di cattiva coscienza la provocano

Tra la gente s’alza un brusio d’allarme. Da corso Mazzini viene con lentezza esasperante non il tram, ma un’auto della Vigilanza. La gente assembrata smette di chiacchierare, non si guarda più nemmeno in faccia; anzi, ognuno si volta da un’altra parte, colto da un qualche intimo pensiero. Scendono due Vigili, molto comprensivi, che allargano le braccia sconsolati, senza bisogno di fare grandi prediche. «Lo sapete, vero, che sono proibiti i campanelli?» chiede il più alto in grado. Nessuno si sogna di correggerlo. I gruppetti sembrano sul punto di sciogliersi, in diversi mostrano di allontanarsi, fanno due passi indietro e tre di lato.

Intanto noi prendiamo per i portici: io, il freddo e l’uomo circospetto che si aggrega.

D – Non trovi che sia infantile tutto questo?

R – Siamo un Paese fatto così: o poco o troppo. Fino a qualche settimana fa i giovanotti s’ammassavano spudoratamente intorno ai tavolini dei bar, e i vigili passavano oltre. Ora ci vergogniamo per qualche chiacchiera a due metri di distanza. Il fatto è che siamo diventati tutti dei raffinati interpreti di regolamenti, fino ad esserne schiavi

Vedo che tira giù il passamontagna e accelera il passo. «Siamo osservati» bisbiglia.

D – Tu hai delle ossessioni!

RAh sì? Guarda quella sessantenne che fa finta di consultare il cellulare. C’era anche un’ora fa, sulla stessa lastra del portico. Te lo dico io, non è imbranata: fa finta. E quando nessuno la vede… zac! Un’istantanea agli assembrati

In effetti quando la sorpassiamo, nei pressi della diligente fila di un altro asporto di caffè alla plastica, lei, sempre smanettando col cellulare, sibila in modo che possiamo sentire bene: «Questi vecchi dovrebbero stare a casa, a bere il caffè d’orzo!»

 D – Lasciala perdere, ci sono persone strane al mondo. Comunque, con quello che succede, le regole ci vogliono, e chi le ha fatte conta sulla responsabilità dei cittadini

R – Non lo nego, ma io veramente mi riferivo ad un’altra questione. Hai presente le battute di caccia in botte? Nascosti ad aspettare il passaggio delle anatre? L’altro giorno, dopo aver bevuto il caffè, mi è capitato di fermarmi un momento con tre amici, a distanza di sicurezza tra noi e dal Minibar ovviamente. Dall’altra parte di via Mazzini, al primo piano, vedo una tenda scostarsi ed apparire il “cannone” di una macchina fotografica, puntato dritto su di noi. Giusto il tempo di scorgere un volto femminile. Frau Ghertrud, immagino.

D – Chi?

R – Vedi come siamo ridotti? Mi sembrano tornati i tempi della guerra fredda e della Germania dell’Est. Hai presente?

D – Cosa c’entra la RDT con Correggio?

R – Il regime aveva convinto ogni cittadino che per il bene della Patria doveva spiare tutti gli altri e informare la Stasi dei comportamenti difformi. C’erano gli appositi moduli ed anche una precisa gerarchia: i capi – scala, i capi – condominio, i capi – quartiere e via di seguito. Ad ognuno spettava il controllo e il coordinamento della sterminata schiera di informatori che, intendiamoci, erano ben orgogliosi di svolgere un così importante ruolo sociale

D – Non esageri? A Correggio?

R – Intanto mi sono accorto che il mio capo condominio sta dietro la porta a controllare chi entra, chi esce e con chi. Non avrà avuto un incarico pubblico, però…

D – Tutto ciò è ridicolo

R – Beh, senti questa. Ti dicevo dell’altro giorno. Per toglierci dal mirino dell’Inquisizione ci siamo spostati sul lato opposto della piazza. E chi compare sul balcone di fronte?

D – Lasciami indovinare. Fraulein Heidi con una Zeiss a ottica fissa?

R – Bravo. Proprio lei. E, subito dopo, non arriva l’auto dei Vigili? Quasi si scusavano: «Sapete, quando ci telefonano noi dobbiamo intervenire»

D – Tu cosa pensi che se ne faranno di queste fotografie? E’ una psicosi collettiva, o un concorso indetto dal municipio? Forse ci sarà una mostra al Palazzo dei Principi

R – Non so. Potremmo finire su “Se Sei Di Correggio”, tra una foto artistica della nostrabellissimacorreggio, una micina smarrita e una spietata nutria avvistata al Parco delle Badanti…

Ci salutiamo. Mentre raggiungo il parcheggio dell’ex-Coop sento avvicinarsi un rumore di ferraglia, un trambusto… sembra incredibile, ma quella che mi passa davanti è proprio una gloriosa Trabant che procede a fatica, sussultando tutta come fosse di gelatina. Effetti collaterali del virus.

Mauro Degola

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